l’indagine della procura di roma

Tim, carpiti oltre 1 milione di dati dei clienti: venti arresti dopo la denuncia del gruppo

È la prima indagine in cui viene applicata una fattispecie introdotta nel nostro ordinamento nel 2018, l'articolo 167 bis del testo unico della Privacy e che colpisce chi diffonde archivi personali procurando un danno

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(IMAGOECONOMICA)

È la prima indagine in cui viene applicata una fattispecie introdotta nel nostro ordinamento nel 2018, l'articolo 167 bis del testo unico della Privacy e che colpisce chi diffonde archivi personali procurando un danno


2' di lettura

Sono venti le misure cautelari (13 ai domiciliari e 7 obbligo) emesse dal gip di Roma nei confronti anche di dipendenti infedeli di Tim che carpivano illecitamente dati sensibili di clienti. Si tratta di circa un milione e 200 mila dati carpiti all'anno. L'indagine è partita da una denuncia della Tim. Coinvolti anche “intermediari” che si occupavano di gestire il commercio illecito delle informazioni estratte dalle banche date e i titolari di call center telefonici che sfruttavano informazioni per contattare i potenziali clienti e lucrare le previste commissioni per ogni portabilità del numero che arrivano fino a 400 euro per ogni contratto stipulato.

«È la prima indagine in cui viene applicata una fattispecie introdotta nel nostro ordinamento nel 2018, l'articolo 167 bis del testo unico della Privacy e che colpisce chi diffonde archivi personali procurando un danno. Le banche dati sono diventate un obiettivo molto appetibile per mettere in atto attività illecita», hanno affermato il procuratore di Roma, Michele Prestipino e l'aggiunto Angelo Antonio Racanelli commentando l'operazione. Gli inquirenti hanno ringraziato «Tim, che è parte offesa, che non solo ha denunciato ma ha supportato il lavoro della Polizia Postale con le sue strutture tecniche».

L'indagine è partita nello scorso mese di febbraio. Dagli accertamenti è emerso uno «scenario inquietante» e che ha confermato come «i dati personali di migliaia di ignari cittadini sono diventati merce preziosa».

A seguito dei provvedimenti decisi dalla magistratura, Tim «ha subito proceduto con misure disciplinari nei confronti del personale coinvolto e si costituirà parte civile nel processo in quanto parte lesa», si legge in un comunicato della società. «I fatti oggetto dell'indagine rappresentano da tempo un fenomeno grave che arreca danni significativi non solo al gruppo ma all'intero settore delle telecomunicazioni, alterando le regole della libera concorrenza».

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