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Tim, cessioni e maxi debito: i due nodi sul tavolo della rete unica

Rush finale per capire se il dossier Tim arriverà a una definizione entro fine anno: domani nuovo tavolo tecnico

di Andrea Biondi

(ANSA)

3' di lettura

Parte il rush finale per capire se il dossier Telecom Italia arriverà a una definizione di qualche tipo, se non ci arriverà mai, o se – evenienza più probabile – ci siano le condizioni per arrivare a chiudere il cerchio, anche se non subito.

L’incontro di domani

Si dovrebbe capire con maggiore dettaglio dopo la riunione “tecnica” prevista per domani nel pomeriggio e che – questa volta in video – vedrà impegnati i tecnici della presidenza del Consiglio, del Mimit e del Mef oltre che i rappresentanti dei due principali azionisti Vivendi (socia al 23,75%) – con Daniele Ruvinetti, esperto in Tlc con esperienza anche in Telecom – e Cdp (9,8%) con l’ad di Cdp Equity Francesco Mele, oltre agli advisor Rothschild e Credit Suisse.

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Certo, ci si avvia con uno spirito particolare alla volata di fine anno prima di quel 31 dicembre indicato come deadline per trovare una soluzione (anche se probabilmente si arriverà solo a una formula indicativa della traccia di lavoro da continuare a seguire sulla rete Tim per arrivare al “The End”). Sul tavolo è piombato venerdì scorso l’endorsement al Governo dal ceoI dossi Vivendi, Arnaud de Puyfontaine. Che ha diffuso una nota tanto più significativa perché a stretto giro dopo i rumors su divergenze relative al dossier della rete Tim – che dovrà diventare rete “nazionale” a controllo pubblico secondo le dichiarazioni dell’Esecutivo – fra il Mef di Giancarlo Giorgetti e il Mimit di Adolfo Urso.

Le aperture di Vivendi

Che nelle file del Governo non si sia avanzato nell’ultimo periodo “come un sol uomo” è apparso abbastanza evidente. Ma da qui a fare passi avanti, sembra dire de Puyfontaine, si incorre in errore. Anzi, ha chiarito l’ad Vivendi, il clima positivo che si è creato intorno al tavolo potrebbe accelerare il risultato ed è «propedeutico per considerare altri investimenti in Italia che possano suggellare la partnership tra Italia e Francia».

Un “da cosa nasce cosa” curioso, che chissà quanto possa rappresentare la chiave di volta, ma che sicuramente ha incuriosito i mercati che hanno portato il titolo Telecom a chiudere venerdì con la migliore performance nel paniere principale: +2,39% a 22 centesimi. Nessun bis però ieri (-0,18%), a testimonianza di una posizione di attesa. Comunque dal venerdì pre-natalizio è rimbalzato il racconto di un clima costruttivo, con l’idea che si punti davvero a una soluzione anche perché, riferiscono fonti qualificate, «nessuno vorrebbe intestarsi il fallimento della trattativa».

Le quesitoni tecniche

Restano i nodi della tecnicalità e dei valori. Il titolo è ben lontano dai 65 centesimi che rappresentano il prezzo di carico di Vivendi che per la sua quota aveva sborsato 3,9 miliardi avendole comprate a 1,07 euro. Anche gli 86 centesimi di Cdp , poi rettificati a 65, sono lontani.

Le opzioni rimangono sempre due: demerger oppure acquisto della rete da Tim. La scissione proporzionale porta con sé un tema di valutazioni delle parti, oltre che il nodo delle azioni di risparmio. Il tema è anche quello del debito. A quanto ricostruito nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore, nel corso dell’ultimo tavolo sarebbero state fatte simulazioni operative sul punto, volte a individuare la quota da caricare nella futura Rete e nei Servizi (questi ultimi fanno gola a Vivendi). Sostenibilità vorrebbe dire, stando alle simulazioni che sarebbero state fatte, un debito fino a 10 miliardi sulla NetCo e attorno ai 4 miliardi per la parte servizi. Ma il debito lordo di Tim pesa per 25 miliardi sui conti del gruppo, cifra che scende a 20,1 miliardi se si guarda il valore netto. L’equazione reggerebbe, insomma, con un deleverage conseguente a vendita di asset. E per questo la valorizzazione di Sparkle (da cedere a Cassa o comunque a un soggetto pubblico) sembra essere la principale opzione sul tavolo, pur non essendo una passeggiata. Si vedrà. Intanto sul versante aziendale la prima riunione del Cda Tim al completo, dopo le cooptazioni di Giulio Gallazzi e Massimo Sarmi, sarebbe prevista per il 18 gennaio.

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