GLI EQUILIBRI NEL BOARD

Tim, Conti pronto al passo indietro per favorire la pace tra i soci

Il presidente di Telecom Italia: «Sto valutando l'opzione di fare un passo indietro laddove questo possa contribuire a un ulteriore miglioramento dell'equilibrio all'interno del Board e dei rapporti tra gli azionisti». Il riassetto passa dalla conversione delle «risparmio»

di Antonella Olivieri


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Fulvio Conti, presidente di Telecom Italia dal 7 maggio 2018

2' di lettura

Le pressioni sulla presidenza Telecom Italia, impersonata da Fulvio Conti eletto come consigliere indipendente dalla lista Elliott, erano forti dal momento in cui erano deflagrate le tensioni che avevano portato a rimuovere dalla carica di ad Amos Genish, portato dal primo azionista Vivendi.

Finora Conti aveva resistito. Cosa sia cambiato per convincere l'ex presidente Enel a fare un passo indietro pubblicamente rispetto alla compagnia telefonica di bandiera - per ora solo un'intenzione affidata a una nota - non è chiaro. Se non che la sua eventuale rinuncia alla carica di presidente non potrebbe essere accompagnata da un riassetto definitivo della governance che tenga conto anche del ruolo assunto da Cdp prima che sia stato sminato il terreno dal rischio di un “concerto” che farebbe scattare l'Opa a carico dei partecipanti, presumibilmente Vivendi e Cdp che, secondo scenari accreditati, dovrebbero mettersi d'accordo sulla composizione del board e le cariche di vertice.

Elliott è un player finanziario e il suo scopo, nel promuovere un cambiamento, è quello di ottenere la rivalutazione del titolo. In questo senso il suo ruolo nella governance di Telecom non può che essere a termine. Ma perchè sia possibile in trasparenza un accordo tra azionisti stabili la condizione è che la somma delle quote non superi la soglia dell'Opa, che per Telecom è del 25%. L'unico modo per farlo - condizione necessaria ancorchè non sufficiente - è che venga attuata la conversione delle azioni di risparmio che il mercato aspetta dai tempi della conversione e che non si è realizzata qualche anno fa quando la Telecom guidata da Giuseppe Recchi e Marco Patuano aveva portato finalmente la proposta in assemblea proprio per la posizione ambigua di Vivendi che alla fine si è astenuta, facendo minoranza di blocco.

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