ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùtlc

Tim, dall’Antitrust multa di 116 milioni: «Ostacoli allo sviluppo della fibra»

Tim, dall’Antitrust multa di 116 milioni: «Ostacoli sulla rete in fibra». La compagnia telefonica annuncia ricorso

di Andrea Biondi

default onloading pic
(Imagoeconomica)

Tim, dall’Antitrust multa di 116 milioni: «Ostacoli sulla rete in fibra». La compagnia telefonica annuncia ricorso


4' di lettura

Telecom «ha posto in essere una strategia anticoncorrenziale» per «ostacolare lo sviluppo degli investimenti in infrastrutture di rete a banda ultralarga». Con questa motivazione di fondo l’Antitrust va giù dura contro la società guidata dall’ad Luigi Gubitosi: multa da 116 milioni di euro.

Attesa da tempo e anticipata da rumors, è ufficialmente arrivata la bacchettata dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato con una sanzione che, si legge nel comunicato, potrà essere pagata entro l’1 ottobre « in considerazione delle gravi difficoltà che sta affrontando il sistema produttivo del nostro paese, derivanti dalla straordinaria emergenza epidemiologica da COVID-19, nonchè dell’importo elevato».

La multa arriva in un inizio d’anno che per Telecom - che nel frattempo ha annunciato che presenterà ricorso – è stato pesante sul fronte regolatorio, con la sanzione da 114,4 milioni da parte dell’Antitrust - legata all’accusa di cartello con Wind Tre, Fastweb e Vodafone nella fase di ritorno alle bollette mensili dalla fatturazione a 28 giorni – e quella da 27.8 milioni per telemarketing selvaggio arrivata dal Garante della Privacy, oltre ai 4,8 milioni, comminati sempre dall’Antitrust, per pratiche commerciali scorrette nella promozione di offerte winback.

Il procedimento che ha portato alla multa odierna (A514 ) aveva avuto avvio il 28 giugno 2017 in seguito al varo del progetto Cassiopea (il piano, poi sospeso, di investimenti in fibra nelle aree a fallimento di mercato), ma era stato successivamente esteso per accertare la strategia di pricing di Tim nel mercato wholesale e l’utilizzo delle informazioni privilegiate sui clienti degli operatori alternativi sul mercato retail.

Quest’ultimo punto, alla fine, è caduto. Non i primi due però, all’interno di un procedimento che tra i ricorrenti contro Telecom – accusata di comportamenti anticoncorrenziali – ha Infratel, Enel, Vodafone e Wind Tre, ma soprattutto quella Open Fiber periodicamente data in sposa a Tim.

In estrema sintesi per l’Antitrust la decisione di Tim di realizzare una rete Fttc nelle aree bianche (come da progetto Cassiopea) sarebbe stata presa solo per ostacolare i piani di Open Fiber con un investimento comunque ritenuto dall’Authority non remunerativo. Nello stesso periodo Antitrust imputa a Tim di aver adottato una serie di comportamenti per fare “pre-emption”: limitare la capacità dei suoi concorrenti di conquistare fette di mercato giocando sul mix di più offerte con l'abbassamento dei prezzi dei servizi wholesale fibra nelle aree contendibili per abbassare anche il prezzo dell'offerta retail adottando allo stesso tempo un meccanismo per costringere i clienti a rimanere per periodi molto lunghi.

Il comunicato dell’Autorità presieduta da Roberto Rustichelli con cui si dà notizia della sanzione è molto duro.

«L’Autorità - si legge - ha ritenuto di dover sanzionare le condotte di Tim volte a ritardare nelle aree dove ce ne sarebbe stato più bisogno lo sviluppo della fibra nella sua forma più innovativa, ovvero l’Ftth (Fiber To The Home). Trattasi delle cosiddette aree “bianche”, quelle aree cioè dove, in assenza di sussidi, il mercato non giustificherebbe l'infrastrutturazione innovativa».

Secondo Agcm, Tim ha dunque messo in atto condotte «indirizzate a preservare il suo potere di mercato nella fornitura dei servizi di accesso alla rete fissa e dei servizi di telecomunicazioni alla clientela finale» e «ha posto ostacoli all’ingresso di altri concorrenti, impedendo sia una trasformazione del mercato secondo condizioni di concorrenza infrastrutturale, sia il regolare confronto competitivo nel mercato dei servizi al dettaglio rivolti alla clientela finale».

L’Autorità ha così accertato che «Tim ha ostacolato lo svolgimento delle gare, indette nell'ambito della Strategia nazionale banda ultralarga del Governo, per il sostegno agli investimenti in infrastrutture di rete a banda ultralarga nelle aree più svantaggiate del territorio nazionale (cosiddette aree bianche)». E tutto questo con «una modifica non profittevole dei piani di copertura di tali aree durante lo svolgimento delle le gare» e con «iniziative legali strumentalmente rivolte a ritardare le medesime».

Un comportamento «che appare particolarmente grave in quanto i suddetti ritardi producono i loro effetti in una situazione complessiva che vede il nostro Paese già strutturalmente indietro di ben 18 punti percentuali rispetto alle altre economie europee in termini di copertura della Ftth. Penultimo, seguito solo dalla Grecia».

L’Autorità ha così «deciso di imporre una sanzione pecuniaria di circa 116 milioni di euro, bilanciando la necessità di garantire la necessaria deterrenza rispetto a possibili future condotte con l'esigenza che la sanzione non sia ingiustificatamente afflittiva».

A quest’ultimo proposito, positivamente è stato giudicato il «comportamento tenuto da Tim nella fase finale dell’istruttoria, atteso che la medesima si è mostrata attenta ad assicurare che le offerte promozionali presentassero delle condizioni economiche complessive replicabili da altri operatori concorrenti».

In questo quadro ora l’atto non secondario è rappresentato dalla spada di Damocle delle richieste di risarcimento. Non a caso Open Fiber, che con una nota «auspica per il futuro che il confronto concorrenziale sia leale e si svolga nel rispetto delle regole poste a tutela dei consumatori», ricorda che «l’entità dei danni subiti dai ricorrenti (fra cui la controllata di Enel e Cdp) sarà accertata dall’Autorità giudiziaria ordinaria e non dipende dal valore della sanzione».

Dall’altra parte Tim ha annunciato che presenterà ricorso, in una nota in cui definice la sanzione «ingiustificata». Il provvedimento, dichiara la compagnia telefonica, «suscita inoltre perplessità, anche perché le presunte condotte anticompetitive di Tim vengono valutate in maniera del tutto diversa dal Regolatore del settore».

L’Antitrust, ricorda Telecom, «ha comunque valutato positivamente» che Tim abbia «immediatamente bloccato gli investimenti nelle Aree Bianche, non abbia mai commercializzato i propri servizi ultrabroadband e rinunciato a tutti i contenziosi in essere sulle gare Infratel coinvolgenti
Open Fiber». Inoltre l’Autorità, prosegue Tim, «ha riconosciuto il valore delle importanti iniziative realizzate recentemente da Tim per favorire lo sviluppo della concorrenza, anche infrastrutturale, nel mercato della banda ultralarga: il lancio di un piano per la realizzazione di reti in fibra in 39 città, invitando i concorrenti interessati al coinvestimento, per ridurre costi e tempi di completamento, e l'introduzione di nuove e più convenienti offerte per i concorrenti per la realizzazione di reti proprietarie in fibra».

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti