dopo l'assemblea

Tim, Elliott vince e apre al dialogo con Vivendi. Conti verso la presidenza

di Simona Rossitto

Fulvio Conti, neo-membro del Cda di Tim e favorito per la presidenza al posto di Arnaud de Puyfontaine (Ansa)

4' di lettura

Dopo la vittoria di Elliott su Vivendi, si aprono nuovamente i giochi per Telecom Italia. Il fondo americano ha vinto sul filo di lana nella battaglia con la media company francese per il rinnovo del consiglio di amministrazione. Con il 49,8% dei voti, si è aggiudicato 10 consiglieri nel board, tra cui manager di lungo corso come Luigi Gubitosi, Rocco Sabelli, e Fulvio Conti, che era presente in assemblea. Vivendi, che ha ottenuto il 47,18%, è finita così in minoranza e ha piazzato in consiglio cinque amministratori, tra cui il capo azienda Amos Genish e l'ex presidente esecutivo (e ceo di Vivendi) Arnaud de Puyfontaine. Ora, davanti a un cda che appare spaccato, secondo quanto apprende Radiocor da fonti finanziarie vicine al fondo, «inevitabilmente partirà un confronto» tra i due maggiori soci di Telecom Italia. La media company francese ha il 23,9% di Telecom, Elliott l'8,8%. La Cdp, che ha votato per Elliott facendo pendere il piatto della bilancia per il fondo, ha il 4,9 per cento.

Le reazioni al voto, Elliott conferma Genish
Vivendi che, in una dichiarazione a Radiocor, ha affermato ancora prima dell'esito dell'assemblea di non aver intenzione di scendere nella quota in Telecom, alla fine dell'assise ha precisato con una nota ufficiale di voler proseguire nell'impegno di lungo periodo e ha aggiunto di voler vigilare sull'esecuzione del piano di Amos Genish. Elliott, dal canto suo, ha confermato la fiducia a Genish e al suo piano. Ora, ha detto il fondo, si apre un dialogo «costruttivo e un'attenta considerazione da parte del board di Tim e del management delle proposte di Elliott per la creazione di valore, compreso il ritorno del dividendo al momento giusto, valutare alternative per Netco (la rete) dopo la separazione legale e la conversione delle azioni». Fulvio Conti, unico nome in lista Elliott presente in assemblea, ha salutato la vittoria del fondo affermando che ora Telecom diventa una vera public company.

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Vivendi ed Elliott, dunque, condividono la fiducia all'ex amministratore delegato, oggi direttore generale dell'azienda e al suo piano DigiTim. È anche vero tuttavia che prossimamente il mercato attende il vero banco di prova per Genish con la presentazione dei conti del primo semestre. Soddisfazione sulla vittoria di Elliott anche da parte del ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda. «Performance di Borsa a parte, è importante che Telecom diventi una vera public company, che i conflitti di interesse con gli azionisti non la danneggino piu' e che si acceleri su separazione rete. Monitoreremo con attenzione».

I grandi azionisti non intervengono e lasciano la parola al voto
Chi si aspettava oggi in assemblea lo scontro finale tra i due contendenti, sul filo di pubbliche accuse e contraccuse, è stato deluso. Silente anche la Cassa. Dell'assenza al dibattito dei grandi soci si sono lamentati i piccoli azionisti. I due contendenti hanno deciso, evidentemente, di lasciare la parola al voto. Elliott ha vinto con uno scarto che è pari all'1,8% del capitale ordinario su Vivendi, avendo ottenuto l'appoggio del 33,4% contro il 31,6% a favore del gruppo francese.

Conti in pole position per la presidenza
Conti, già amministratore delegato di Enel, secondo indiscrezioni, è in pole position come presidente della nuova Telecom dopo il voto dell'assemblea che ha decretato la vittoria della lista Elliott. Lunedì pomeriggio a Roma infatti si riunirà il consiglio di amministrazione di Telecom Italia nominato quest'oggi dall'assemblea dei soci. Il board sarà chiamato a nominare il presidente e l'amministratore delegato. Quest'ultimo sarà Amos Genish, manager sul quale sono concordi sia il fondo Elliott, sia Vivendi. Il cda indicherà anche i comitati interni al cda. La riunione sarà la prima occasione di confronto diretto tra i membri del cda proposti dal fondo di Paul Singer e di quelli della compagnia francese.

La vittoria di Elliott dopo due mesi di braccio di ferro
La vittoria di Elliott arriva oggi dopo due mesi di braccio di ferro con Vivendi. Dal 6 marzo, giorno dell'ufficializzazione dell'ingresso del fondo nella società italiana, passando per le battaglie legali fino agli ultimi dieci giorni roventi. Tra i punti salienti della vicenda, c'è stata la richiesta di Elliott di revocare i sei consiglieri di Vivendi per sostituirli con nuovi sei amministratori. Il fondo, nel suo manifesto sul sito Trasformingtim.com ha spiegato che il titolo Telecom è sottovalutato e ha elencato un lungo numero di vicende in cui sono emerse divergenze tra gli interessi del socio maggioritario e gli interessi delle minoranze. Per queste ragioni, secondo il fondo, serve un cda indipendente che faccia gli interessi di tutti gli azionisti.

Alla richiesta di revoca degli amministratori da parte del fondo, i consiglieri in quota Vivendi hanno risposto annunciando il 22 marzo le loro dimissioni a valere dal 24 aprile, e provocando così la decadenza automatica del consiglio di Telecom. Una decisione a cui ha fatto seguito la contromossa del collegio sindacale che autonomamente ha integrato l'ordine del giorno dell'assemblea del 24 aprile, chiamata ad approvare i conti, con le richieste di Elliott. Contro questa decisione è scattato il ricorso al giudice di Vivendi e di Tim. Il 23 aprile, alla vigilia dell'assemblea, il fondo Elliott ha interrotto le sollecitazioni di deleghe per il 24 aprile; poco dopo il tribunale di Milano ha accolto il ricorso e bloccato l'integrazione dell'ordine del giorno. Dall'assemblea del 24, dove con un plebiscito i soci hanno votato Genish amministratore e che è stata caratterizzata da toni pacati, negli ultimi 10 giorni c'è stato un infittirsi di dichiarazioni, accuse e precisazioni. Fino al voto di oggi.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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