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Tim, il titolo soffre nel giorno del vertice sul futuro del dossier. Sindacati: agire in fretta

La Borsa tiene Tim sotto pressione dopo le indiscrezioni di stampa che vedono naufragare il Memorandum ok understanding con Cdp sulla rete

di Andrea Biondi

Aggiornato alle 21:10

(ANSA)

4' di lettura

Un incontro con i sindacati, ma anche un vertice politico per chiarire la direzione che dovrà prendere il dossier Tim, sospeso fra il progetto conseguente al memorandum of understanding firmato a fine maggio da Cdp, Tim, Open Fiber, Kkr e Macquarie (che prevede un’offerta da parte di Cdp in veste di pivot sulla rete Tim da unire poi a Open Fiber), e, dall’altra parte, un progetto alternativo. Per il quale però non si conoscono e comprendono al momento bene i contorni. Si è ventilata la possibiltà di un’Opa. Tutto da vedere. L’unica cosa certa è la volontà del governo Meloni di avere una «rete a controllo pubblico».

Memorandum oppure Opa?

Sono giorni chiave per il dossier Tim. In giornata, a Piazza Affari, Tim ha perso l’1,2% in scia alle indiscrezioni che danno su un binario morto l’offerta di Cdp per la rete. In realtà non è ancora così ma è probabile che si vada in questa direzione. Anche se lo schema è da capire. Ci sarà una proroga della deadline per la presentazione fissata al 30 novembre? Al momento non è escluso.

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I sindacati: bisogna agire in fretta

Sul dossier il Governo prende tempo, ma bisogna agire in fretta per tutelare un'azienda che, per il Paese, è strategica. È il bilancio dei sindacati al termine dell’incontro a palazzo Chigi, presieduto dal capo di gabinetto del premier, Gaetano Caputi, e a cui hanno partecipato i leader di Cgil, Maurizio Landini, Cisl, Luigi Sbarra, e Uil, Pierpaolo Bombardieri, insieme alle rispettive categorie.

La delega al sottosegretario Alessio Butti

Quel che è chiaro è che la patata si è fatta sempre più bollente, in un groviglio di posizioni e pensieri che si è ingarbugliato sempre di più con il cambio di governo. Già in campagna elettorale la forza politica di maggioranza all’interno della maggioranza, Fratelli d’Italia, attraverso Alessio Butti – che la premier Giorgia Meloni ha voluto come sottosegretario con delega all’innovazione e ora anche alla questione della rete di Tlc - aveva cannoneggiato contro il progetto targato Cdp puntando sulla volontà di mantenere la rete all’interno di Tim e non di spostarla in orbita Open Fiber, controllata di Cdp (60%) e del fondo australiano Macquarie (40%).

Il vertice politico

La controllata del Mef attende ora indicazioni. E capire se e come muoversi. In giornata qualcosa dovrebbe capirsi fra incontro governo-sindacati e a seguito dell’incontro decisivo, previsto e in queste ore, tra lo staff della presidenza del Consiglio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio per l’Innovazione tecnologica Alessio Butti. Ci sono ultimissime valutazioni in corso e sembrano ancora aperti diversi scenari.

Il possibile Piano B

Fra le opzioni c’è la possibilità che il governo possa comunque volere che arrivi un segnale al mercato entro il 30 dopo le incertezze delle ultime settimane. Significherebbe non bloccare l’offerta di Cdp ma esprimere, come esito del lavoro tecnico degli ultimi giorni, l’apprezzamento per un’offerta migliorata sotto il profilo economico ma anche di struttura. Se l’offerta invece non dovesse concretizzarsi o se dovesse essere presentata ma poi respinta - persistendo le distanze fra la valutazione di 17-21 miliardi data da Cdp alla rete e i 31 miliardi che Vivendi, primo azionista di Tim con il 24%, ritiene conditio sine qua non – il governo avrebbe più tempo per approfondire un piano B che passi per l’Opa su Tim. Con l’obiettivo che resta quello del controllo pubblico della rete.

Il nodo dei conti Tim

In questo quadro c’è da considerare la situazione di conti di Tim. Una società che, come riportato sul Sole 24 Ore di sabato 26 novembre, si trova nelle condizioni di bruciare 900 milioni di euro di cassa. E che si trova in una condizione di debito molto alto, inasprimento dei tassi e mercato consumer cedente contro cui l’ad Tim Pietro Labriola ha voluto contrapporre un piano di “delayering”, di spezzettamento e future cessioni, contestato proprio dai sindacati che oggi al tavolo ministeriale faranno sentire la propria voce.

La contesa Vivendi-Rossi sulla governance

Il tema dei conti per l’ex monopolista si affianca a uno scenario in ebollizione in Cda. Due consiglieri si sono dimessi nelle ultime settimane: il ceo di Renault Group Luca de Meo che ha segnalato l’impossibilità di occuparsi in maniera adeguata di un dossier complesso come quello Tim e Frank Cadoret, in una mossa che secondo alcuni osservatori è legata al progressivo disimpegno di Cadoret dal gruppo Vivendi, ma che secondo vari altri osservatori è conseguente al dissidio che vede contrapposti il gruppo francese che fa capo a Vincent Bolloré e il presidente del Cda Tim Salvatore Rossi, cui Vivendi imputa una gestione non adeguata del Consiglio in un momento come questo e con in consiglio il presidente di Cdp (azionista Tim al 10%) Giovanni Gorno Tempini, in una posizione che per i francesi è sintomatica di un conflitto di interesse.

La questione della governance potrebbe essere affrontata in un consiglio straordinario che dovrebbe tenersi, almeno stando alle valutazioni valide fino al fine settimana, mercoledì 30 novembre. Una data congeniale anche in caso di offerta da parte di Cdp. Che però in queste condizioni sembra sempre di più allontanarsi.

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