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Tim, ok dei sindaci alle istanze di Elliott

di Antonella Olivieri


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(Luigi Mistrulli)

3' di lettura

Sulla separazione della rete d’accesso di Telecom il dado è tratto. La compagnia telefonica ha notificato ieri all’Agcom - ai sensi dell’articolo 50 ter del Codice delle comunicazioni elettroniche - la volontà di separare volontariamente l’infrastruttura - rete di accesso, dalla centrale alla casa dei clienti, nonché gli edifici, gli apparati elettronici e i sistemi IT, specifica una nota -con la creazione di un’entità legale, «dotata del personale necessario per fornire servizi all'ingrosso in maniera indipendente». «Grazie a un unico punto di accesso “one-stop shop” per i servizi wholesale regolati e non regolati per tutti gli operatori, inclusa Tim, il modello garantirà l'assoluta parità di trattamento tra gli operatori», aggiunge il comunicato che precisa che la creazione della società della rete «manterrà invariato il perimetro del gruppo» e avverrà in conformità e nel rispetto delle disposizioni sul golden power. La Netco dovrebbe diventare operativa nell’arco dei prossimi 18 mesi.

I tempi, comunque ora, sono nelle mani dell’Agcom che dovrà rivalutare gli obblighi che gravano sull’incumbent alla luce della notifica e tenerne conto nell’analisi di mercato che sta conducendo e che dovrebbe concludersi entro l’estate. «La societarizzazione della rete Tim è una garanzia che un asset importante per l'Italia resti sotto controllo italiano», ha osservato a Otto e mezzo il vice-presidente Tim Franco Bernabè, sottolineando che teneva a quell’obiettivo e glissando su futuri incarichi alla guida della compagnia telefonica («ho già dato due volte», ha risposto).

I sindaci ammettono Elliott

Se la notifica all’Agcom era attesa, il vero colpo di scena è arrivato ieri in serata con la decisione, presa all’unanimità dal collegio sindacale, di aggiornare autonomamente l’ordine del giorno dell’assemblea del 24 aprile, ammettendo sia la richiesta di revoca di sei amministratori del fondo Elliott sia la nomina dei suoi sei candidati. Con ciò ponendo il dubbio che il consiglio in carica possa essere fatto resuscitare in vita, con il rimpiazzo dei consiglieri di Vivendi. Giovedì scorso le dimissioni di Giuseppe Recchi, che erano state comunicate al presidente Arnaud de Puyfontaine con giorni d’anticipo e efficaci da subito, sono state seguite dalle dimissioni di altri sette consiglieri in quota francese, a valere dalla mattina del 24 aprile, prima che cominci l’assemblea. A maggioranza il board aveva quindi convocato nuovamente i soci il 4 maggio per procedere al rinnovo dell’intero consiglio, ad appena un anno dall’insediamento. Domani quindi il cda, che era stato già riconvocato in via straordinaria, avrà delle belle gatte da pelare.

Il nodo compensi

Tra le altre questioni spinose che avrà sul tavolo ci sarà anche quella del «piano di incentivazione basato su strumenti finanziari», che - a quanto risulta - non è mai stato approvato nei consigli precedenti perchè rinviato direttamente all’esame dell’adunanza plenaria dei soci. Il piano si basa sullo strumento delle cosiddette performance share, con l’assegnazione gratuita di azioni Telecom ordinarie fino a un massimo di 85 milioni di titoli (pari allo 0,559% del capitale, quasi 70 milioni di euro ai corsi attutali), di cui 30 milioni di azioni riservate all’ad Amos Genish e 55milioni a dirigenti del gruppo da identificare. La proposta di delibera già contemplava l’estinzione dell’incentivo in caso di «mancato rinnovo» di Genish nella carica di ad «in sede di rinnovo del consiglio di amministrazione in carica» e in altri casi. La formula verrà perciò portata in consiglio domani per essere sostanzialmente confermata.

Consob acquisisce i verbali

La Consob, ha esercitato azione di vigilanza ai sensi dell’articolo 115 del Tuf (che consente di chiedere informazioni, convocare dirigenti e amministratori, eseguire ispezioni al fine di vigilare sulla correttezza delle informazioni fornite al pubblico), acquisendo ieri - a quanto risulta - anche i verbali del consiglio di giovedì scorso, teatro delle dimissioni di massa. Non sono esclusi esposti da parte di Elliott e piccoli azionisti Asati.

La strategia di Vivendi

Vivendi ha rinuncia a “difendersi” dall’assalto del fondo Elliott arruolando banche d’affari o proxy advisor. La strategia resta quella già delineata: «Massima fiducia nell’ad Amos Genish e nel suo piano che è stato approvato all’unanimità». Se l’intervento dei sindaci non cancellerà l’assemblea del 4 maggio, Vincent Bollorè riproporrà il manager israeliano. Anche il ceo di Vivendi sarà in lista, insieme probabilmente all’ex ceo di Sfr Stéphane Roussel. Non viene invece avvalorata da Parigi l’ipotesi che possa esserci anche Yannick , il figlio di Bolloré, che è alla guida di Havas.

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