CDA STRAORDINARIO

Tim, ribaltone ai vertici. Il Cda sfiducia l’ad Genish, domenica il successore

Amos Genish, il manager israeliano ai vertici di Tim dal settembre 2017 (Ansa)

3' di lettura

Amos Genish non è più l'ad di Telecom Italia: sfiduciato con 10 voti a 5, nel corso in un cda straordinario di prima mattina. Le deleghe sono state assegnate ad interim al presidente Fulvio Conti fino alla scelta del nuovo ad, per la quale è stato convocato un nuovo cda il 18 novembre.

Vivendi - primo azionista col 23,94% del capitale ordinario, ma relegato in minoranza nel board dal ribaltone promosso dal fondo attivista Elliott la scorsa primavera – ha però intenzione di chiamare un'assemblea al più presto per non lasciare la gestione di questa fase delicata all'antagonista americano. Lo stesso patron della media company transalpina, Vincent Bolloré, sarebbe sceso in campo determinato a risolvere in tempi rapidi la partita, che potrebbe avere riflessi anche su Mediaset.

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Genish paga i conti in rosso
Il manager israeliano – che non godeva più della fiducia del fondo Elliott – ha pagato la svalutazione da 2 miliardi sugli avviamenti Telecom, che hanno mandato in rosso i conti dei primi nove mesi per 800 milioni, svalutazione dovuta alla previsione di flussi di cassa in calo. Ma la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso, all'indomani della discesa in campo del Governo a favore di una rete unica con Open Fiber, sarebbe stata la dichiarazione rilasciata da Genish lunedì che condizionava l'operazione al mantenimento in capo a Telecom del controllo della rete.

Verso lo spezzatino di Tim
A riprova del fatto che gli interessi finanziari degli azionisti, sia Elliott sia Vivendi, stanno convergendo sull'ipotesi di spezzare in più parti la compagnia telefonica nazionale, col benestare di Roma che pensa a mettere al riparo la rete da appetiti di Stati esteri. Nell'immediato lo “spezzatino” fa felice la Borsa perché fa emergere il valore della somma delle parti. Dopo però l'Italia rischia di rinunciare ad avere un ruolo in un settore dove una volta vantava un'eccellenza riconosciuta a livello internazionale in termini di dimensioni, presenza geografica e soprattutto capacità di innovazione.

Vivendi: mosssa cinica, metodo vergognoso
Vivendi intanto va all'attacco sulla sfiducia a Genish. «È stata una mossa molto cinica e volutamente pianificata in segreto, per creare la massima destabilizzazione e influenzare i risultati di Tim», dice un portavoce dell'azionista francese aggiungendo: «Denunciamo la destabilizzazione di questa decisione e il metodo vergognoso».

Fonti Elliott: favorevoli a revoca Genish
Secondo fonti vicine a Elliott invece l’ amministratore delegato appena sfiduciato «ha fatto parte dello screditato regime di Vivendi e sebbene non fossimo stati preventivamente informati di questa decisione del consiglio, sosteniamo la revoca. Il consiglio di amministrazione ha ora l'opportunità di fare la cosa giusta e di agire nel migliore interesse di tutti gli stakeholder, adottando le proposte del piano di Elliott per la creazione di valore».

L’ultima puntata della tormentata vicenda - a quanto risulta a «Il Sole-24Ore» - è andata in onda nella notte tra domenica e lunedì, quando, nel corso di una conference call che si è prolungata fino alle 2, il consigliere in quota Elliott, Rocco Sabelli, ha declinato l’invito a rendersi disponibile ad assumere le deleghe operative nel caso in cui Genish fosse costretto a fare un passo indietro. Sabelli, un veterano del settore (era entrato in Telecom con Vito Gamberale, ai tempi in cui la compagnia era ancora sotto l’egida pubblica, ricoprendo diversi incarichi di vertice) ha rifiutato perchè convinto che la questione debba essere risolta in assemblea.

Nel maggio scorso il fondo americano Elliott ha vinto sul filo di lana nella battaglia con la media company francese Vivendi per il rinnovo del consiglio di amministrazione. Con il 49,8% dei voti, si è aggiudicato 10 consiglieri nel board, tra cui manager di lungo corso come Luigi Gubitosi, Rocco Sabelli, e Fulvio Conti, poi nominato presidente. Vivendi, che ha ottenuto il 47,18%, è finita così in minoranza.

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