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Tim scatta dopo Mou su integrazione rete. Intesa piace al mercato ma percorso lungo

L'obiettivo è avviare un processo volto alla creazione di un solo operatore delle reti di telecomunicazioni, non verticalmente integrato, controllato da Cdpe e partecipato da Macquarie e Kk

di Stefania Arcudi

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - In una seduta in generale positiva per Piazza Affari, Telecom Italia si piazza tra le migliori del FTSE MIB, con un aumento arrivato anche al 4,6% in avvio, dopo che la società, domenica sera, ha sottoscritto con Cdp Equity (interamente partecipata da Cdp), Teemco Bidco (società lussemburghese controllata da uno o più fondi gestiti da Kkr), Macquarie Asset Management e Open Fiber un protocollo di intesa non vincolante (MoU) relativo al progetto di integrazione tra le reti di Tim e Open Fiber. La notizia è considerata positiva dagli analisti, anche se il percorso è ancora lungo e le questioni aperte sono molte, e il titolo si riporta verso la soglia degli 0,3 euro, che non si vede da fine aprile.

L'obiettivo è avviare un processo volto alla creazione di un solo operatore delle reti di telecomunicazioni, non verticalmente integrato, controllato da Cdpe e partecipato da Macquarie e Kkr, che consenta di accelerare la diffusione della fibra ottica e delle infrastrutture Vhcn (Very High Capacity Networks) sul territorio nazionale. Inoltre, si punta ad arrivare entro il 31 ottobre a un accordo vincolante che sarà presentato ai rispettivi board e che dovrà poi essere sottoposto anche all'approvazione degli azionisti di Tim. «Si tratta di un primo passo in un percorso ancora lungo e complesso, come emerge dai tempi che le parti si sono lasciati per arrivare a un accordo vincolante», sottolineano gli analisti di Equita, spiegando che «dal comunicato emerge che Tim è pronta a dismettere completamente la rete. Non è del tutto chiaro invece il perimetro, che potrebbe includere anche il backbone oltre alla rete d'accesso e a Sparkle (non citata, ma parte del perimetro di NetCo presentato a marzo)».

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Secondo Equita, «la cessione in toto è preferibile alla cessione della maggioranza in quanto aumenta il ricavato per un asset non più controllato e aumenta le chance di approvazione da parte delle autorità». Inoltre, «il passaggio assembleare offre maggiori garanzie che sia un'operazione di interesse per gli azionisti Tim e quindi ci sembra positivo e opportuno, vista la rilevanza dell'operazione». Non sono emerse indicazioni puntuali di valore per la rete, che saranno parte del negoziato. Indiscrezioni di stampa indicano un range 16 e 21 miliardi di euro, con un valore medio intorno a 18 miliardi. Il Capital Market Day, in calendario per il 7 luglio prossimo, potrebbe non avere ancora indicazioni puntuali sui valori della rete, ma potrà fornire chiarimenti sugli aspetti economici dell'asset da dismettere e sulle strategie di ServCo (in particolare di EnterpriseCo).

«Sebbene il Mou rappresenti un impegno di tutte le parti a negoziare, il processo per arrivare a un accordo vincolante rimane, a nostro avviso, fluido, con tutte le principali questioni tutte le principali questioni ancora aperte», spiegano gli analisti di Intesa Sanpaolo, facendo riferimento «al perimetro della NetCo (non è chiaro se, oltre a FiberCop e alla rete primaria di Tim, comprenderà anche la rete di Tim e Sparkle), alla struttura dell'operazione (riteniamo che un carve-out sia uno scenario più probabile di una scissione), alla regolamentazione, alla valutazione degli asset e alla governance».

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