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Tim scivola a Piazza Affari, la "fumata grigia" al tavolo sulla rete unica non sorprende gli analisti

«Ma è positivo il coinvolgimento del management sul riassetto». Prossimi incontri a inizio 2023

di Enrico Miele

(ANSA)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Sfumato l’obiettivo iniziale del governo, che aveva ipotizzato di trovare una soluzione per Tim già entro la fine dell’anno, il titolo della compagnia di tlc torna nel mirino delle vendite. In una seduta debole per tutto il Ftse Mib, Telecom Italia è infatti la peggiore, con le azioni scambiate intorno a 0,2204 euro l’una. Al centro resta sempre il destino della cosiddetta “rete nazionale” in fibra ottica. L’incontro del 29 dicembre, spiegano gli analisti di Equita, «non è stato risolutivo, come prevedibile, per l’identificazione del percorso che dovrà portare la rete fissa di Tim sotto il controllo dello Stato, un obiettivo - unito alla salvaguardia dei livelli occupazionali - ribadito ieri dal premier Meloni nella conferenza stampa di fine anno». Il ministro Urso ha però sottolineato «gli sviluppi costruttivi» emersi in queste settimane, spiegando come negli incontri che proseguiranno a gennaio saranno discussi gli interventi pubblici a supporto del settore. Secondo indiscrezioni di stampa, si parla di analisi del rischio-beneficio dalla revisione dei limiti elettromagnetici, di riduzione dell’Iva sui servizi di tlc e di contratti di sviluppo per sostenere gli investimenti sulla rete.

Ai prossimi tavoli anche i manager del gruppo

La novità è che ai prossimi tavoli di inizio 2023 si siederanno anche i manager del gruppo, finora assenti, con il ministro che avrebbe chiesto agli azionisti di formulare delle proposte per trovare un accordo sulla rete, «che oggi vede Cdp e Vivendi ancora in contrapposizione sia sulle modalità (vendita di NetCo o demerger) che sulle valutazioni dell’asset». Sempre secondo indiscrezioni, il socio francese avrebbe posto come condizione per la cessione di NetCo una valorizzazione di almeno 24 miliardi, un dividendo straordinario di 3 miliardi a valle della cessione e un carico di dipendenti leggero. Tradotto, il valore di NetCo proposto da Vivendi «per la prima volta - sottolinea il broker - si allontana dai 31 miliardi circolati fino a oggi (e a nostro avviso non realistico) e sarebbe compatibile con una distribuzione straordinaria in quanto porterebbe a un sostanziale azzeramento del debito di gruppo». La distanza rimane comunque molto elevata rispetto ai 18-19 miliardi che sarebbero il valore limite fissato da Cdp.

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Secondo gli esperti di Equita, in sintesi, «il tavolo di lavoro sugli interventi governativi a supporto del settore potrebbe offrire qualche ulteriore elemento di maggior valorizzazione dell’asset, ma saranno da verificare le proposte e i potenziali impatti economici» e in ogni caso «riteniamo positivo che a questo tavolo partecipi la società, in modo da indirizzare gli interventi su elementi quanto più possibile efficaci». Anche gli analisti di Intermonte, «nonostante la proroga a gennaio delle trattative (ampiamente prevedibile)», giudicano «con favore la determinazione del governo nel trovare una soluzione sul riassetto coinvolgendo anche il management di Tim nelle future interlocuzioni».

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