occupazione

Tim sperimenta le nuove regole con Cisl, Uil e Ugl

di Andrea Biondi

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2' di lettura

La Cgil sciopera. Ma nel frattempo fra gli altri sindacati e Tim termina il giro d’incontri previsto (si veda Il Sole 24 Ore del 22 febbraio) con un “verbale di incontro” e l’impegno di Tim a recepire le osservazioni sul nuovo Regolamento aziendale che, dopo la disdetta di alcune parti del contratto di secondo livello, entrerà in vigore nella sua versione rivisitata, a quanto risulta al Sole 24 Ore, già in questa settimana.

Ieri è stata però la giornata dello sciopero dei lavoratori Tim indetta dalla Slc Cgil. Lo sciopero generale di 8 ore ha registrato «adesioni con percentuali non ancora complete che vanno da un 55% sino all’85%» e i cortei a Roma e Milano «hanno visto la partecipazione di circa 15mila persone», si legge in una nota del sindacato. Percentuali, queste, differenti da quelle indicate dall’azienda che parla invece una partecipazione allo sciopero del 29% degli organici aziendali.

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La protesta della Slc Cgil discende dalla disdetta unilaterale da parte dell’azienda – lo scorso ottobre – di alcune parti della normativa di secondo livello (ferie, permessi, trasferte). Sono seguite agitazioni con scioperi a novembre e sciopero generale il 13 dicembre. Accanto c’è anche la questione dei 256 trasferimenti da Milano e Torino a Roma.

A nulla è valsa l’una tantum di 900 euro di media che sarà riconosciuta dall’azienda con la busta paga di aprile e motivata dal «recupero di efficienza complessiva e miglioramento dell’andamento economico dell’impresa». Questa una tantum offerta «unilateralmente, è lo specchio di un’idea feudale» dei rapporti di lavoro, «dove i diritti di contrattazione sono sostituiti dalla magnanimità aziendale», dice Marco Del Cimmuto (Slc Cgil). Quanto al nuovo piano industriale 2017-2019 che «presenta punti interessanti, soprattutto sugli investimenti nella fibra, a fronte di questi elementi su investimenti tecnologici però quello in risorse umane vede un segno opposto». Da parte della Slc Cgil c’è comunque la richiesta di «sedersi a un tavolo con l’azienda dove trattare sull’integrativo».

L’azienda, dal canto suo, con una nota ha voluto precisare che «a differenza di molte altre aziende del settore, non ha intenzione di ridurre il personale e non ha disdettato la contrattazione di secondo livello, ma solo un accordo del 2008 in quanto privo di scadenza e non più rispondente alle attuali esigenze di qualità per i clienti. Rimangono in vigore tutti gli altri accordi riguardanti in gran parte il welfare, rispetto al quale Tim investe oltre 100 milioni l’anno. Su tali temi Tim ha in corso un dialogo con i sindacati a eccezione della Cgil che ha autonomamente deciso di non partecipare».

Nelle ultime settimane Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni hanno incontrato l’azienda. L’ultimo incontro del 10 marzo avrebbe prodotto una sostanziale intesa su ferie, permessi e indennità di rientro con osservazioni che saranno recepite nel nuovo Regolamento aziendale

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