sostenibilità

Timberland porta a Milano il progetto Urban Greening

Dal 2001 il brand è impegnato in un programma globale di riforestazione e a oggi ha piantato oltre 10,2 milioni di alberi nel mondo

di Giulia Crivelli


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5' di lettura

Quando un marchio diventa globale, il significato letterale del suo nome – se esiste – spesso viene dimenticato. Non forse nel Paese d’origine, gli Stati Uniti nel caso di Timberland, ma sicuramente nei tanti mercati non anglofoni. A ricordare il legame del brand di casualwear con la natura c’è il logo, certo, un albero stilizzato, ma oggi più che mai è la traduzione esatta del nome a immergerlo nello spirito del tempo e che ne conferma e rafforza la strategia di sostenibilità ambientale. Timber significa legname e timberland è sinonimo poco usato di bosco o foresta.

Obiettivi globali ambiziosi
Timberland (parte del gruppo Vf) agli alberi si è dedicato da tempo e il 22 aprile, giornata della Terra, ha pubblicato il Sustainability Report 2018, certificando, tra le altre cose, di aver raggiunto uno dei principali obiettivi – piantare 10 milioni di alberi entro il 2020 – con due anni di anticipo. Le attività di rimboschimento di Timberland sono iniziate nel 2001, quando Greta Thunberg non era neppure nata (l’attivista svedese è del 2003). Da allora Timberland ha piantato oltre 10,2 milioni di alberi in tutto il mondo ed è impegnata in nuovi progetti.

Il progetto per Milano
Uno di questi, Urban Greening, riguarda anche Milano, accanto ad altre città europee: a partire dal 16 ottobre il cortile dell’hub creativo Base, nell’area ex Ansaldo della città (via Bergognone 34), si trasformerà in un vero e proprio orto urbano dedicato alla comunità (nella foto in alto, il rendering dell’orto). Iniziative e interventi sul tema dell’ecologia e della sostenibilità si alterneranno in un programma che coprirà inizialmente il mese di ottobre. Tre sabati consecutivi di appuntamenti, talk e workshop che esploreranno questi temi attraverso il punto di vista di heroes, comunità e organizzazioni attive sul tema.

Un’idea di comunità e sostenibilità sociale
Il cortile di Base Milano, spazio di continuità tra la città e l'interno, subirà una trasformazione verde grazie anche al prezioso intervento di Cascina Bollate , una cooperativa fondata nel dicembre 2007 nella casa di reclusione di Milano-Bollate. Un vivaio in cui lavorano giardinieri liberi e giardinieri detenuti che coordinati da Susanna Magistretti, imparano un mestiere e si impegnano in una produzione di qualità che soddisfi la domanda crescente di piante insolite, ma non per questo difficili o rare.
Il cortile sarà quindi ridisegnato da nuovi spazi verdi, dall’entrata fino al bar, passando per i grandi vasi con piante ed erbe posizionati lungo il perimetro del cortile a formare un inedito orto urbano. Tutti i materiali utilizzati saranno riciclati e riciclabili in perfetta sintonia con l’etica del brand.

Chilometro zero
Quindici grandi vasche conterranno un mini giardino urbano con piante sempreverdi, erbe e verdure come cavoli, finocchi, menta con cioccolato, sedano di montagna, lattuga e scarola. I prodotti dell’orto saranno raccolti, trasformati e restituiti alla comunità attraverso la rete Bella Dentro , il primo progetto in Italia che combatte gli sprechi ortofrutticoli alla radice, dando valore a quella frutta e verdura imperfetta ma “bella dentro”, che per qualche segno di troppo, o per una dimensione non standard, rimane sui campi e non raggiunge ancora le nostre tavole.

Mangia, prega (se vuoi), ama e... ascolta
Viene in mente il titolo del famoso libro Mangia, prega, ama di Elizabeth Gilbert (diventato anche un film, nel 2010, con Julia Roberts) descrivendo le altre parti del progetto Urban Greening di Timberland: nell’area del bar spiccano un gruppo di rampicanti, cespugli e alberi arrivati dal vivaio del Carcere di Bollate e l’area sarà uno spazio di aggregazione, fondendosi con l’estetica ex industriale del luogo. Legno chiaro, geometrie allungate e arredi minimal, sovrastati da un bellissimo giardino pensile. Una box creata ad hoc ospiterà invece green talk, le interviste e i workshop curati da alcuni partner selezionati per il progetto tra cui Cascina Bollate, Fattiamano Biolaboratorio, La Fioreria, Erba Brusca e Bici&radici.

Link utili
- Per avere maggiori informazioni su Nature Need Heroes
- Per accedere al calendario completo con tutti gli appuntamenti e iscriversi ai workshop

L’impegno di Timberland
I traguardi e gli obiettivi di Timberland sono contenuti nel Sustainability Report . Ecco alcuni dei punti:
- Timberland ha stabilito che, entro il 2020, il 100% del cotone utilizzato per realizzare i capi di abbigliamento deve provenire da coltivazioni biologiche, statunitensi o certificate Better Cotton Initiative. Nel 2018 il brand ha raggiunto il 75%, un risultato leggermente inferiore rispetto a quello del 2017 (81%), dovuto all’arrivo di un nuovo licenziatario di calze che si sta gradualmente adeguando alle esigenze di Timberland. Per l’abbigliamento prodotto direttamente, che utilizza oltre l’89% di tutto il cotone acquistato nel corso dell’anno, il brand è balzato al 99%, avvicinandosi all’obiettivo stabilito per il 2020.
- Timberland continua a collaborare con la Smallholder Farmers Alliance (Sfa) di Haiti per riportare la coltivazione del cotone nel Paese. A distanza di 30 anni la Sfa ha piantato la sua prima coltura a fini commerciali nell’agosto 2018 e Timberland si è impegnata ad acquistare fino a un terzo del suo fabbisogno di cotone globale dalla Sfa, non appena saranno soddisfatte le sue esigenze in termini di volume, prezzo e qualità.
- Il 69% delle calzature Timberland nel 2018 comprendeva componenti (ad esempio tomaie, rivestimenti interni, suole) con almeno il 10% di contenuto riciclato, biologico o rinnovabile (Ror), con un leggero aumento rispetto al 67% dell’anno precedente. L’azienda si sta impegnando per raggiungere l’obiettivo del 100% entro il 2020, chiedendo che tutte le nuove calzature comprendano materiali Ror e rivedendo le sue collezioni classiche.
- Nel 2018 Timberland ha utilizzato più di 325.000 chili di Pet riciclato (la principale fonte di materiali Ror del brand) per produrre le sue calzature. Ad oggi Timberland ha riciclato più di 345 milioni di bottiglie di plastica che hanno trovato nuova vita nella produzione delle calzature.
- Timberland ha acquistato il 99% delle pelli utilizzate per le calzature e il 96% dei suoi prodotti in pelle (tra cui abbigliamento e accessori) da concerie classificate Silver o Gold dal Leather Working Group per le migliori prassi ambientali. Il brand mira a raggiungere il 100% entro il 2020.

Nomen, omen
Fedele più che mai al suo nome, il 5 settembre Timberland ha annunciato
di impegnarsi a piantare 50 milioni di alberi in tutto il mondo entro il 2025. Secondo quanto emerge da una nuova ricerca condotta dal Politecnico di Zurigo (Ethz), la riforestazione è tra le iniziative più efficaci per combattere il cambiamento climatico in atto, a tal punto che un’attivazione a livello globale potrebbe rimuovere due terzi delle emissioni di CO2 presenti nell'atmosfera generate dalle attività umane. Infatti, non solo gli alberi contribuiscono a purificare l'aria assorbendo CO2 e restituendo ossigeno al pianeta, ma raffreddano anche la temperatura tramite il processo di evaporazione, prevengono l'erosione e costituiscono un filtro per l'acqua.

L’impegno viene dal vertice
«Nella nostra azienda siamo consapevoli dell'impatto che il nostro stile di vita ha sul pianeta – spiega Jim Pisani, global brand president di Timberland –. Per questo, non solo a livello aziendale ma anche in qualità di singoli individui, abbiamo la responsabilità di adottare delle misure in grado di salvaguardare l'ambiente. Gli alberi e gli spazi verdi aiutano a migliorare la qualità del nostro pianeta e il benessere individuale. La nostra decisione di piantare 50 milioni alberi è una strategia concreta e misurabile per agire nella convinzione che un futuro più verde sia un futuro migliore. Incoraggiamo le persone in tutto il mondo a unirsi al movimento attraverso una serie di gesti quotidiani che, piccoli o grandi che siano, insieme, faranno la differenza».

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