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Tirrenia, lavoratori in sciopero il 3 maggio

In vista della pronuncia del Tribunale di Milano sulla richiesta della procura di Milano sul fallimento della società prevista per il 6 maggio

di Davide Madeddu

3' di lettura

Dopo gli appelli per un intervento del Governo, lo sciopero. Sale la tensione attorno alla vertenza Cin Tirrenia, la compagnia di navigazione del gruppo Onorato per cui il 6 maggio il tribunale di Milano si dovrà pronunciare sulla richiesta di fallimento avanzata dalla procura o ristrutturazione del debito da parte del gruppo. Nel frattempo è partita una mobilitazione parallela, portata avanti da associazioni di categoria e sindacati per trovare una soluzione e salvare gli oltre 6.000 posti di lavoro garantiti dalla compagnia di navigazione.

Federmar dichiara lo sciopero

Rimaste senza risposta le richieste di un incontro con i rappresentanti del Governo, arriva la dichiarazione di sciopero. Ad attivare la procedura che il 3 maggio vedrà il personale di terra, il personale navigante dei traghetti passeggeri e il personale navigante dei traghetti merci incrociare le braccia per 24 ore è la Federmar/Cisal con la Cisal trasporti. «Considerato che, ad oggi Il Governo non ha ancora voluto ascoltarci, né ci risulta abbia preso posizione nei confronti dei Commissari di Tirrenia in A.S. al fine di agevolare un accordo - scrive il segretario Alessandro Pico -, vi comunichiamo che, ai sensi della Legge 83/2000 , i lavoratori di mare e di terra della Tirrenia/CIN si asterranno dal lavoro»

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I motivi

Nella nota il segretario generale della Federmar, ricorda le ultime vicende che riguardano il gruppo. Ossia, la «richiesta di ristrutturazione del debito giudicata inammissibile dalla Procura di Milano» e il rinvio della decisione al 6 maggio. La partita con la «Tirrenia in Amministrazione straordinaria» e il rischio «alla luce di questo ultimo evento» che la «già delicatissima situazione del Gruppo» possa precipitare “compromettendo le sorti di 6000 lavoratori di mare e di terra”.

La preoccupazione

A manifestare preoccupazione ci sono anche le altre sigle sindacali. È dei giorni scorsi la lettera inviata al ministro dello Sviluppo economico con cui i sindacati confederali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti chiedono un incontro urgente «mirato a rappresentare le problematiche della vicenda in considerazione degli esiti che la stessa potrebbe produrre sull’ampio bacino dei lavoratori interessati e a conoscere lo stato delle interlocuzioni che si stanno sviluppando con il Gruppo Onorato, in considerazione del fatto che la vicenda pone forti preoccupazioni tra i lavoratori coinvolti». Nella richiesta i sindacati rimarcano che «fino ad oggi, le tensioni fra i lavoratori sono state contenute dalle scriventi all’interno di normali processi relazionali in tutti gli ambiti territoriali interessati dalla vicenda grazie al lavoro responsabile delle stesse». Preoccupazione anche Confindustria Centro nord Sardegna, che rimarca l’importanza dei collegamenti per «il futuro del territorio e delle imprese».

Le autostrade del mare

Preoccupazione anche da Assarmatori che con una nota firmata dal presidente Stefano Messina, richiama «l’attenzione delle istituzioni a guardare a questa vicenda con grande senso di responsabilità, consentendo un cambio di passo decisivo per il riassetto delle due società e il loro rilancio». Per Confartigianato Trasporti Sardegna «è necessario un sistema di trasporti via mare all'altezza delle aspettative di rilancio di tutta la Sardegna». «Allo stesso modo – dice il presidente Giovanni Mellino – seguiamo con preoccupazione le vicende che stanno coinvolgendo la Compagnia armatoriale perché questa crisi mette a rischio una leva cruciale per il nostro territorio e speriamo che ci siano ancora spazi di trattativa per poter giungere ad un buon esito della vicenda».

L’attesa

Sperano in «un nuovo concordato preventivo o accordo di ristrutturazione da raggiungere entro il 6 maggio prossimo» l’Unione piloti e l’Unione marittimi, che manifestano forte preoccupazione per le «le conseguenze che si potranno avere in caso di mancato accordo per il salvataggio e soprattutto per il rilancio della compagnia».Ricordando che la data del 6 maggio «si avvicina inesorabilmente così come quotidianamente si fa sempre più nero il futuro degli quasi 6.000 marittimi», Arnaldo Boeddu, segretario generale della Filt Sardegna pone l’attenzione anche sui 150 lavoratori del comparto del rimorchio, «tutti occupati in Sardegna». Per il sindacalista poi, sarebbe opportuno «a quasi dieci anni dalla privatizzazione della Tirrenia, fare un'analisi dei costi e dei benefici per evitare di commettere i medesimi errori nel prossimo futuro».

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