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Tiscali, Mediobanca in campo. I nodi del debito e delle frequenze

di Carlo Festa e Simone Filippetti

(ANSA)

3' di lettura

Riparte il risiko nelle Tlc. E Tiscali , l’inventore di Internet in Italia 20 anni fa ed eterna promessa sposa, ritorna sotto i riflettori. È scesa in campo Mediobanca , chiamata da Vadim Belyaev il magnate russo padrone del gruppo sardo per studiare il futuro del suo investimento. E i rumors di possibili pretendenti si moltiplicano, anche se al momento non ci sono trattative concrete: da Fastweb, che due anni fa ha già comprato un pezzo di Tiscali; alla telco alternativa Linkem, che proprio ieri ha annunciato l’acquisto del 20% di Go Internet , regional telco quotata all’Aim.

Dopo due anni di calma, con il mercato intento ad assorbire la mega-fusione di Wind e Tre, il più grande matrimonio nelle Tlc in Europa da tempo, l’industria delle telecomunicazioni è di nuovo in fermento. In attesa della «madre di tutte le battaglie», quella su Telecom Italia in programma il 4 maggio tra Vincent Bolloré e il fondo Elliott, il barometro M&A di Tiscali segna di nuovo vento forte.

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A fine anno, secondo quanto si apprende, Mediobanca sarebbe stata incaricata di studiare tutte le opzioni strategiche. Fuor di gergo finanziario, i russi, sbarcati a Cagliari nel 2015, potrebbero anche passare la mano e vendere la società.

Il futuro è legato alla intricata partita delle frequenze. Se la porzione della banda da 3,5 gigahertz, che il Governo metterà in asta, sarà ripartita in lotti da 80 e 40 megahertz, Tiscali diventerebbe una minoranza necessaria: chi arriverà terzo avrebbe bisogno della porzione da 40 detenuta a Cagliari. Insomma, per Tiscali aumenterebbe l’appeal speculativo con un certo compiacimento da parte dell’azienda per essere al centro di scenari aggregativi. Ma ancora si attende la proroga delle licenze che scadono al 2023. E dunque ogni ipotesi di vendita o matrimonio è precipitosa.

Una volta risolto il nodo frequenze, si potrebbero aprire scenari strategici: il consolidamento nelle tlc italiane non è finito. E chissà che Tiscali non cambi proprietà, finendo magari sposa di Fastweb: un matrimonio svizzero-sardo è un rumor che da tempo circola insistentemente. Da Milano la società della banda larga di proprietà di Swisscom, che ha già una divisione dentro gli uffici di Tiscali a Cagliari, avrebbe guardato al dossier, ma senza aver intavolato alcuna trattativa. Alle frequenze e ai clienti di Tiscali sarebbe interessata pure Linkem, operatore più piccolo che proprio ieri ha siglato un accordo per versare 4 milioni in Go Internet (in cambio del 20%) e condividerne le frequenze per il wireless internet.

Di fronte all’incertezza regolatoria, i russi potrebbero voler dire addio. Il management, con l’ex golden boy di Telecom Italia Riccardo Ruggiero in testa, vedrebbero di buon occhio un’aggregazione che crei il quarto big italiano. E d’altronde un matrimonio che metta definitivamente al sicuro i conti della internet company fondata da Renato Soru, il mercato lo auspica da tempo. I conti di Tiscali sono sempre precari e l’equilibro finanziario sempre in bilico: da quando è nata, la società non ha mai chiuso un bilancio in utile e forse, dopo 20 anni, il 2017 potrebbe essere l’anno della svolta storica.

Ma anche qui c’è stato un inciampo: dieci giorni fa è stato rinviato l’approvazione del bilancio 2017, notizia che il mercato non accoglie mai con entusiasmo. La motivazione ufficiale è il completamento di un nuovo piano industriale dal 2018 al 2021. Su Tiscali grava sempre il fardello del debito: erano 178 milioni a fine gennaio. Ruggiero sta negoziando con i creditori (Intesa Sanpaolo e BancoBpm) una «moratoria» (standstill) sui rimborsi di capitale e interessi scaduti a settembre 2017 e marzo 2018. Le principali ingiunzioni di pagamento ricevute dall’azienda ammontano invece a 14 milioni.

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