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Titoli «irredimibili», perché restano un’ottima idea

Allungare il debito pubblico attraverso nuove emissioni legate al «Made in Italy» potrebbe essere una strada valida per uscire dall’impasse Covid

di Giancarlo Mazzuca

2' di lettura

Nel luglio dell’anno scorso «Sale in zucca» aveva rilanciato una proposta: perché il Tesoro non allunga il nostro debito pubblico emettendo titoli «irredimibili»? Scrivemmo allora che avrebbe potuto essere un modo intelligente, in tempi di Covid, per rastrellare soldi sul mercato senza aggravare ulteriormente il disavanzo pubblico in continua crescita. Oggi scopriamo con piacere che quell’idea, ripresa peraltro da un progetto dell’Istituto di Antropologia della Finanza, non era affatto sbagliata, anzi: anche nei giorni scorsi abbiamo letto a proposito dello straordinario successo ottenuto dall’emissione di Btp a 50 anni.

Un successo che è legato ai timori sulle prospettive a breve termine dell’economia reale in tempi di Covid. Le cifre parlano chiaro: sono stati collocati titoli per 5 miliardi di euro a fronte di offerte per 64,7 miliardi. Del resto, già nello scorso novembre un’emissione dell’Enel di «irredimibili ibridi» - titoli, cioè, che possono essere rimborsati solo dopo un periodo di tempo prefissato - era stata particolarmente gradita. Ma perché il mercato ha detto sì ai Btp a 50 anni? Il motivo è semplice: contrariamente a quanto molti pensano, il nostro debito pubblico, anche dopo l’ultimo scostamento di bilancio appena deciso dal governo Draghi, fa paura fino a un certo punto e non solo ai risparmiatori italiani ma anche agli investitori esteri.

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È vero, non c’è proprio da stare allegri con il continuo allarme rosso su un disavanzo di tali dimensioni, ma gli operatori scommettono ancora sul «made Italy» perché viene considerato sempre un discreto «mix» tra risorse industriali, turistiche e culturali. Si sta, insomma, ripetendo quello che successe nel 2009 dopo il «crac» della Lehman Brothers quando il crollo di tutti i mercati finì paradossalmente per rivalutare i nostri titoli. La possibilità di ricorrere ad emissioni a lunghissima scadenza finisce così per dare una mano all’«Azienda Italia» che sta cercando di riprendere fiato e di convivere in maniera «soft» con il macigno del nostro debito pubblico. Con i titoli «irredimibili», l’Italia potrebbe, insomma, avere il tempo necessario per redimersi davvero sul fronte del disavanzo. Lo speriamo tutti.


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