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Titoli oil tirano il freno con greggio in calo, Saipem la peggiore

Comparto in calo in tutta Europa

di Stefania Arcudi

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2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Dopo un avvio brillante, i petroliferi hanno tirato il freno a mano a Piazza Affari, invertendo la rotta e scivolando in coda al FTSE MIB. I titoli del settore, in discesa in tutta Europa, hanno seguito l'analogo andamento del greggio che, partito in rialzo sulla scia della prospettiva di un aumento della domanda cinese con la revoca della politica zero-Covid, ha girato a sua volta in negativo. «I prezzi del greggio hanno iniziato l'anno con forti rialzi sulla prospettiva di un aumento degli acquisti dalla Cina. Ora sono più fluttuanti, di pari passo con la stabilizzazione del dollaro e l'esaurimento dell'effetto notizia della riapertura della Cina», spiegano gli analisti di Oanda, tanto più che «negli Stati Uniti l'economia potrebbe ancora rallentare e alcuni trader sono scettici su quanto rapidamente la domanda cinese rimbalzerà nel corso del trimestre».

Così, a Milano perdono terreno Saipem (è in coda al Ftse Mib), Eni e Tenaris, Erg regge. Fuori dal listino principale, scende anche Saras. Quest'ultima ha fatto sapere che il nuovo margine di riferimento Emc (Energy Market Consultants) è salito a 15,8 dollari al barile la scorsa settimana, rispetto ai precedenti 13,8 dollari, grazie soprattutto all'aumento dei crack spread di benzina e diesel e solo in parte compensato dall'aumento dei prezzi del petrolio. Tuttavia, gli analisti di Mediobanca Securities dicono: «Nonostante l'aumento rispetto alla settimana precedente, riteniamo che gli investitori rimangano preoccupati per l'aumento delle importazioni dalla Cina e per il continuo spostamento del flusso globale di diesel. Per questo motivo, riteniamo che una possibile normalizzazione dei crack spread nei nei prossimi mesi potrebbe rappresentare un fattore penalizzante per l'andamento del titolo».

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Sempre sul fronte aziendale, gli analisti valutano i nuovi accordi di Eni con l'algerina Sonatrach e le parole dell'amministratore delegato Claudio Descalzi, secondo cui dall'inverno 2024-2025 si potranno sostituire i flussi gas provenienti dalla Russia (il piano di potenziamento delle forniture è basato sulle risorse che Eni ha scoperto e produce in diversi paesi in cui opera). Gli accordi di memorandum con l'Algeria includono anche l'individuazione delle opportunità per incrementare le esportazioni di energia dall'Algeria verso l'Italia. «Eni si è dimostrata capace di sostituire il gas Russo in modo rapido. Tuttavia, i colli di bottiglia infrastrutturali potrebbero incidere sulle forniture domestiche su base regionale», spiegano gli analisti di Equita.

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