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Titoli petroliferi sugli scudi dopo mossa di Trump contro Iran

di Eleonora Micheli

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(EPA)

2' di lettura

Titoli del petrolio sugli scudi, spinti dal rialzo del prezzo del greggio. Il sottoindice europeo del settore sta salendo quasi del 2% A Piazza Affari sono in evidenza le azioni di Eni, Saipem eTenaris, che vantano le performance migliori del Ftse Mib. Corrono anche le francesi Total, le spagnole Repsol, nonché Royal Dutsch Shell e Bp quotate a Londra.
Intanto il wti, contratto con consegna a giugno, è scambiato a un soffio dai 66 dollari al barile e il Brent de Mare del Nord si attesta sopra i 74 dollari al barile (segui qui le quotazioni del greggio). Si tratta di livelli massimi da sei mesi. A innescare la corsa del valore dell'oro nero è stata la stretta dell'amministrazione Trump nei confronti delle esportazioni di greggio dell'Iran. La Casa Bianca ha infatti ufficializzato la fine dell'esenzione nei confronti degli otto paesi, tra cui l'Italia, che potevano ancora importare greggio iraniano. Chi non si adegua subirà le sanzioni americane.

La posizione degli Stati Uniti segna una ulteriore escalation della «campagna di massima pressione» contro Teheran, dopo l'uscita un anno fa dall'accordo sul nucleare e la recente designazione del corpo dei guardiani della rivoluzione come organizzazione terroristica straniera.
D'altra parte Cina e Turchia, due degli otto Paesi che avevano ottenuto le esenzioni, potrebbero opporsi. Pechino, ha fatto sapere il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ritiene che gli accordi siglati con Teheran siano «ragionevoli e legittimi». Posizione, quella cinese, che potrebbe compromettere anche i negoziati sul fronte del commercio internazionale.
Quanto alla Turchia, Ankara ha fatto sapere di respingere la decisione unilaterale degli Stati Uniti e «le imposizioni su come condurre i rapporti con i propri vicini».

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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