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Titoli di Stato: tassi greci più bassi di quelli Usa, ma è un effetto ottico

di Morya Longo

(AFP)

3' di lettura

Vista così sembra una notizia clamorosa. Di quelle da stropicciarsi gli occhi. Di quelle a cui si stenta a credere: i titoli di Stato quinquennali della Grecia hanno sul mercato un rendimento più basso dei titoli di Stato Usa. Cioè 2,17%, contro 2,30%. Davide, insomma, sembra essere diventato più forte di Golia: gli investitori sono disposti a comprare titoli di debito del Paese ellenico accontentandosi di un tasso d’interesse più basso di quello che chiedono per comprare titoli della più forte economia globale.

Come se ritenessero Atene più affidabile di Washington. Come se il mondo si fosse improvvisamente rovesciato. Infatti è solo un effetto ottico: a causarlo è il differente stato delle due economie, il differente tasso di inflazione e il differente tasso delle banche centrali. Non è una questione di affidabilità, insomma. Vediamo perché.

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Gli Stati Uniti, si sa, hanno un’economia che cresce da un decennio. Stanno vivendo uno dei più lunghi cicli economici positivi della loro storia. È vero che l’economia Usa sta rallentando, anche la Federal Reserve continua a dirlo. Ma è anche vero che il Pil Usa è cresciuto del 2,9% nel 2018 e che le stime di crescita per il 2019 sono tutt’ora pari al 2,4%. Gli Stati Uniti sono in piena occupazione e, sebbene i salari nell’era tecnologica fatichino a crescere come accadeva un tempo, questo ha dato una spinta al rialzo all’inflazione: attualmente il costo della vita negli Stati Uniti è al 2,5%. Per questo la Banca centrale Usa, cioè la Fed, è da anni che alza i tassi d’interesse ufficiali: attualmente li ha fissati a 2,25-2,50%.

Perché quando un’economia cresce bene, la banca centrale alza i tassi per evitare un surriscaldamento del Pil e dell’inflazione. In questo contesto, con tassi ufficiali della banca centrale così elevati, è normale che tutti i tassi d’interesse si allineino verso l’alto: per questo anche i titoli di Stato Usa offrono rendimenti ben più elevati di quelli, per esempio, tedeschi. Non perché gli Stati Uniti siano meno affidabili della Germania, ma perché hanno crescita economica più alta, inflazione più alta e tassi ufficiali della Fed più alti. Paragonare i rendimenti di due Paesi con banche centrali diverse e con situazioni economiche diverse è come paragonare una temperatura misurata con la scala Celsius a una misurata con la scala Fahrenheit insomma.

LA GRECIA “SUPERA” GLI USA

Rendimento dei titoli di stato ellenici e USA con scadenza quinquennale

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La Grecia versa invece in condizioni ben meno idilliache. Sebbene la sua economia sia in ripresa dopo lo shock e la cura da cavallo somministrata, il Paese ellenico resta in una situazione economica pesante. Ma è l’intera Eurozona a versare in condizioni ben peggiori di quelle Usa, con un’inflazione bassa, una crescita anemica e con la Bce costretta a tenere i tassi ufficiali a zero. Quelli sui depositi li tiene addirittura sotto zero. Questa situazione ha (dovrebbe avere in realtà) l’effetto di tenere bassi tutti i rendimenti dei titoli di Stato: per questo i Bund tedeschi, che sono in termini di sicurezza paragonabili ai titoli di Stato Usa, rendono zero. O meno di zero, a seconda delle scadenze. Quello che non è nornale, in Eurozona, è che Paesi che condividono la stessa banca centrale (e dunque che hanno gli stessi tassi ufficiali Bce a zero), paghino sul mercato tassi d’interesse molto, molto, diversi l’uno dall’altro.

La Grecia è uno di questi Paesi. L’Italia, pur in una situazione ben diversa, è un altro. I miglioramenti che il Paese ellenico ha fatto negli ultimi anni hanno ridotto i tassi sul suo debito pubblico e gli hanno permesso di tornare ad emettere titoli di Stato. Le agenzie di rating l’hanno promosso. Questo è positivo. Ma la Grecia resta un Pese con un debito/Pil al 180%, pur con un avanzo di bilancio sul Pil dello 0,5%. Resta un Paese con un tasso di disoccupazione al 18% e con un tasso d’inflazione allo 0,8 per cento.

Insomma: nulla di paragonabile agli Stati Uniti. Il fatto che i rendimenti greci siano scesi sotto quelli Usa (per la scadenza quinquennale) è dunque una buona notizia per Atene, un segnale che la strada della normalizzazione è imboccata davvero. Ma pensare che i mercati percepiscano la Grecia più sicura degli Usa, sarebbe come dire che con 32 gradi Fahrenheit fa caldo. Invece quella è la temperatura in cui l’acqua ghiaccia...

Riproduzione riservata ©

  • Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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