ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùConsultazione Mise sul nuovo Codice

Tlc, in arrivo anche per i big del web regole pro-consumatori

L’estensione di alcuni vincoli regolamentari che oggi riguardano solo le compagnie di tlc è al centro delle bozze di lavoro per il nuovo Codice Ue

di Carmine Fotina

Tlc, Colao: su banda larga non andiamo bene, parti Paese indietro

4' di lettura

Obblighi di tutela dei consumatori anche per gli “over the top”. L’estensione di alcuni vincoli regolamentari che oggi riguardano solo le compagnie di tlc è al centro delle bozze di lavoro per il nuovo Codice delle comunicazioni elettroniche. Lo si evince con chiarezza dalla consultazione pubblica che il ministero dello Sviluppo economico (Mise) ha appena aperto in vista del testo definitivo del decreto legislativo con il quale l’Italia recepirà la direttiva Ue 2018/1972 sul nuovo Codice. La consultazione sarà aperta ai contributi fino al 12 giugno. Dopo questa data il Mise dovrà concretizzare rapidamente, anche perché nei confronti dell’Italia - al pari di altri 23 Stati della Ue va detto - Bruxelles ha aperto a febbraio la procedura d’infrazione per non aver recepito le nuove disposizioni entro la scadenza del 21 dicembre 2020.

Il nodo dell’autorizzazione

La consultazione servirà a decidere in modo più preciso quali obblighi inserire per le grandi piattaforme online che agiscono appunto “al di sopra” delle reti telefoniche, utilizzandole per arrivare agli utenti finali. Si interverrà soprattutto in materia di tutela del consumatore. Al momento, il testo messo online dal Mise non esclude nemmeno una misura sul principio stesso di autorizzazione. Va fatta, si legge, «un’importante valutazione sull’eventuale estensione del regime autorizzatorio ad alcuni dei servizi offerti dai soggetti cosiddetti over the top». «Tale istanza - prosegue il Mise - richiede una specifica riflessione congiuntamente» all’Autorità sia per le implicazioni su un settore storicamente deregolamentato sia per «la valenza in termini di un “level playing field” da parte degli operatori storicamente oggetto di regolamentazione, anche in ragione dei servizi basati sulle reti 5G».

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Non è un dibattito teorico. Da anni ormai la fornitura dei servizi di comunicazione elettronica non è più necessariamente abbinata alla fornitura di una rete e questo pone anche problemi di effettiva parità concorrenziale. Tutto questo con le dovute distinzioni che fa la direttiva Ue prevedendo che le norme in materia di tutela degli utenti finali si applichino anche ai servizi di comunicazione interpersonale basati sul numero, quindi i servizi di comunicazione Ott come Skype e Viber, mentre i servizi che non utilizzano risorse di numerazione (ad esempio Whatsapp) sono assoggettati solo agli obblighi relativi alla sicurezza delle reti e dei servizi, in relazione ai rischi connessi ai servizi prestati.

Le regole sulle reti

Il decreto legislativo in preparazione - il lavoro, iniziato dall’ex sottosegretaria Mirella Liuzzi, dovrà ora essere portato a termine dall’attuale sottosegretaria alle tlc Anna Ascani - interverrà anche sugli equilibri nelle reti per la banda ultralarga, decisivi anche per il futuro del progetto della rete unica Tim-Open Fiber per quanto questo appaia quantomeno congelato in attesa che si definisca il nuovo vertice di Cassa depositi e prestiti.
Nella consultazione pubblica, si chiede agli operatori di esprimersi sui due modelli previsti da Bruxelles per le reti a banda ultralarga.

Il co-investimento

Per quanto riguarda il co-investimento (oggetto della proposta Fibercop presentata da Tim all’Authority per le comunicazioni) il testo del Mise spiega che nel caso in cui un'impresa detentrice di significativo potere di mercato faccia un'offerta di coinvestimento alle condizioni previste dalla Commissione Ue, «l’autorità nazionale di regolamentazione dovrebbe essere in grado di astenersi dall'imporre obblighi sulla nuova rete ad altissima capacità se almeno un potenziale coinvestitore ha stipulato un accordo di coinvestimento con tale impresa». La Commissione chiede essenzialmente che il coinvestimento 1) offra vantaggi significativi in termini di condivisione di costi e rischi e consentono così alle imprese di dimensioni minori di investire a condizioni economicamente razionali, 2) promuova una concorrenza sostenibile a lungo termine anche in aree in cui la concorrenza basata sulle infrastrutture potrebbe non essere efficiente, 3) fornisca un’opportunità ad imprese di diverse dimensioni e capacità finanziaria di diventare coinvestitori infrastrutturali sulla base di un’offerta di coinvestimento a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie in reti ad altissima capacità.

Il modello «wholesale only»

Quanto all’altro modello indicato dalla direttiva Ue, cioè le reti wholesale only (che operano solo all’ingrosso), il documento sottolinea che l’adozione di questo schema «non conduce necessariamente a una concorrenza effettiva nei mercati al dettaglio e tali imprese possono essere designate come detentrici di un significativo potere di mercato relativamente a specifici prodotti e mercati geografici. Tuttavia - prosegue il Mise - la risposta in termini di regolamentazione dovrebbe essere proporzionalmente meno intrusiva, ma dovrebbe mantenere in particolare la possibilità di introdurre obblighi relativi a una determinazione dei prezzi equa e ragionevole. D'altro canto, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero poter intervenire se sorgono problemi di concorrenza a scapito degli utenti finali».

Banda larga nel servizio universale

Nel decreto che recepirà la direttiva entrerà poi la scelta finale su quanto peso attribuire alla banda larga nella ridefinizione del servizio universale. Pensato all’epoca del solo servizio voce e poi passato attraverso l’era dell’internet analogico, il servizio universale va ripensato e la direttiva Ue apre alla possibilità di estenderlo alla banda larga, con un livello minimo di prestazione da definire. «Un punto di importante riflessione - si osserva nella consultazione - è costituito dall'opportunità di introdurre nel servizio universale la disponibilità generalizzata di un servizio di accesso ad internet con caratteristiche di qualità superiori a quelle del semplice collegamento di base». La novità potrebbe essere abbinata a una modifica delle condizioni del fondo per il finanziamento del servizio universale.

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