Banda ultra larga

Tlc: Ascani, «per sviluppo banda ultra larga ridurre conflittualità tra operatori e puntare su convergenze»

Nella prima intervista dopo le deleghe la sottosegretaria al Mise spiega anche che non bisogna usare fondi pubblici per reti che potrebbero essere duplicate

di Simona Rossitto

Anna Ascani, sottosegretaria allo Sviluppo economico

3' di lettura

Una nuova mappatura degli investimenti degli operatori, fondi pubblici solo per reti che non vengono duplicate e ridurre il tasso di conflittualità, puntando sulle convergenze. A tracciare il quadro per accelerare la copertura in banda ultra larga dell'Italia è Anna Ascani, sottosegretaria al Mise con delega alle tlc. In particolare, riguardo alle aree grigie, a forte vocazione industriale ma con scarsa penetrazione della banda ultra larga, Ascani ritiene che «tante gare piccole rendano più probabile il rischio di inefficiente duplicazione ex post da parte di chi perde la singola gara». Con un progetto comune che coinvolga tutti gli operatori inclusi quelli piccoli per particolari esigenze geografiche, spiega a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School), quanti lotti si faranno può diventare un problema secondario. Quanto all'uso del 5G come sostitutivo della fibra, Ascani è netta: «non è immaginabile la sostituibilità della fibra col 5G per gli obiettivi al 2030».

In vista di una copertura capillare in banda ultra larga è necessario procedere a una nuova mappatura degli investimenti attuati dagli operatori?

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Certamente. Come Mise ci siamo già attivati per avviare il processo. In particolare la mappatura è necessaria per definire l'intervento pubblico nelle aree grigie, per tre ragioni: definire il perimetro delle aree che saranno coperte dagli operatori; stabilire dove occorre immaginare una forma di accelerazione, grazie al supporto di investimenti pubblici; focalizzare le aree che non saranno coperte al 2030 e capire quale sia l'intervento ottimale per completare la connessione, con i fondi del Pnrr al 2026 e con altre risorse.

Nelle more della realizzazione del progetto rete unica, che presenta molte incognite, come si eviterà la duplicazione delle infrastrutture e il conseguente spreco di risorse?

Il punto per me fondamentale è non utilizzare fondi pubblici per finanziare reti che potrebbero essere duplicate in tutto o in parte. Questo è accaduto in passato e penso non debba ripetersi. L'obiettivo è raggiungere tutti i cittadini italiani con una connessione ad altissima capacità nel minor tempo possibile. Per fare questo bisogna, a mio avviso, anzitutto lavorare per ridurre il tasso di conflittualità e sostenere, in una prospettiva di accelerazione straordinaria come quella prevista dal Pnrr, una possibile convergenza, facendo leva sulle risorse pubbliche e tenendo conto delle diverse esigenze, dei diversi modelli di business, della piena libertà di tutti gli attori. Il rischio che vedo, in caso contrario, è sia quello di uno spreco che del fallimento dei progetti stessi.

Riguardo alla copertura delle aree grigie ci sono in campo varie ipotesi come l'idea dei bandi per piccole aree o la soluzione di fare una gara o più gare per consorzi di operatori che possano usufruire dei fondi dei Recovery. Qual è la strada migliore?

Come governo percorreremo la strada che ci consentirà di raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati più rapidamente possibile e a breve scioglieremo tutti i nodi. A mio avviso, il tema delle gare e del loro numero non è rilevante di per sé. Il punto è se la numerosità di eventuali gare aiuti o meno il raggiungimento dei nostri obiettivi. Personalmente, credo che tante gare piccole rendano più probabile il rischio di inefficiente duplicazione ex post da parte di chi perde la singola gara. Inoltre, sarebbe probabilmente più difficile introdurre vincoli e sanzioni che potrebbero invece essere definiti all'interno di una unica gara, magari organizzata in modo molto chiaro sugli ambiti geografici. Se invece si realizzasse un progetto comune che coinvolga tutti gli operatori inclusi quelli piccoli per particolari esigenze geografiche, allora quanti lotti si faranno può diventare secondario.

Quale, invece, il ruolo del 5G per arrivare dove non conviene con la sola rete in fibra? Può cioè sostituire la rete fissa?

Direi di no. Per almeno due ragioni. La qualità negli spazi interni e la contemporaneità degli usi. L'industria 5G va, a mio avviso, sostenuta in tutte le filiere attivabili dagli slicing, favorendo l'arricchimento della quantità e della qualità dei servizi, ma non è immaginabile la sostituibilità della fibra col 5G per gli obiettivi al 2030. Se non in casi limite, come ad esempio taluni corridoi internazionali e le zone più periferiche comunque non coperte, naturalmente, dagli obblighi assunti dagli aggiudicatari delle gare 5G.

La prima fase dei voucher per la banda ultra larga, secondo alcuni operatori, non ha dato i risultati sperati. A cosa converrebbe legare i nuovi voucher e come strutturarli per tutelare il mercato?

I voucher sono strumenti preziosi di attivazione della domanda, in un mercato nel quale non basta creare infrastrutture, come spesso si è visto. Nella cosiddetta fase 2 cercheremo di utilizzare al meglio le molte risorse stanziate, anche tenendo conto delle criticità emerse fin qui, in modo che possano accelerare la piena connettività di cittadini e imprese.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)


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