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Tlc, su banda ultralarga e 5G pesano le scadenze al 2024

Polo strategico nazionale da collaudare entro l'anno ma manca l'obbligo per le Pa

di Andrea Biondi e Carmine Fotina

Meloni: “Pnrr grande occasione, ma ha bisogno di un tagliando”

3' di lettura

I cantieri della banda larga, ma anche il Cloud nazionale. Salgono le preoccupazioni sulla reale possibilità di chiudere nei tempi prefissati i principali progetti del Pnrr sul digitale.

I piani Italia a 1 Giga (fibra ottica) e 5G richiedono il rispetto delle coperture fissate dalle gare entro la metà del 2026, ma ci sono scadenze intermedie semestrali a livelli crescenti. E quelle del 2024 previste dai documenti di gara, soprattutto per la rete fissa, saranno già molto impegnative (40%), anche alla luce della mancanza di manodopera specializzata nella posa della fibra, problema sollevato più volte dagli operatori coinvolti.

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Assegnati 5,05 miliardi

In totale le gare per il pacchetto “connessioni veloci” del Pnrr hanno assegnato 5,05 miliardi producendo risparmi rispetto alla base di partenza di 1,2 miliardi (1,5 miliardi rispetto alla Strategia ideata inizialmente dall’ex ministro dell’Innovazione Vittorio Colao). È urgente decidere se confermare la destinazione di questi avanzi, che una norma varata dall’Esecutivo Draghi prevede vadano agli aggiudicatari a copertura almeno parziale degli extracosti da materie prime.

Il Polo strategico nazionale da collaudare entro l’anno

Tutt’altro discorso per il Polo strategico nazionale, affidato alla cordata Tim-Cdp-Leonardo-Sogei con la formula del partenariato pubblico-privato, che dovrà ospitare in modalità cloud i dati più critici della Pubblica amministrazione. C’è una scadenza immediata, cioè il collaudo tecnico dei data center entro il 31 dicembre 2022 e secondo alcuni fornitori non sarà così scontato tagliare il traguardo.

Manca l’obbligo per le Pa

E c’è un obiettivo di più lungo termine, la migrazione entro il 2026 delle Pa coinvolte (le risorse pubbliche sono pari a 900 milioni) che però, almeno per quanto riguarda le amministrazioni meno strategiche, in alternativa al Psn potrebbero scegliere anche di migrare sul cloud di uno tra gli operatori di mercato che saranno stati precedentemente certificati.

Punto questo sul quale nei giorni scorsi,intervenendo al forum Asstel, si è espresso l’amministratore delegato di Tim Pietro Labriola. Sul cloud dove Tim ha vinto insieme ad altri soggetti la gara per il Psn, ha detto il numero uno dell’ex monopolista, «è ora di passare a una logica di innovation by law: posso anche costruire insieme con Cdp, Sogei e Leonardo il miglior cloud, dopo però la pubblica amministrazione ci deve migrare». E l’aspetto non è secondario se anche Reevo, dopo essersi aggiudicata una gara basata sul principio “Cloud First” e rientrante tra i progetti finanziati da Fondi Europei nell’ambito del Pnrr nel suo comunicato ha scritto testualmente: «Si segnala che alla data odierna non è possibile stimare il valore dei contratti di fornitura che le Amministrazioni dovessero eventualmente stipulare».

Butti: «Situazione che ereditiamo molto più critica rispetto a quanto emerso»

Un vulnus in più sul quale intervenire, insomma, nel quadro di un Pnrr e degli interventi previsti nel campo delle Tlc che nei giorni scorsi ha visto un attacco forte, espresso in maniera plateale, dal nuovo governo nei confronti del precedente. Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione non ha risparmiato critiche al suo sostanziale predecessore: il ministro Vittorio Colao. «La situazione che ereditiamo – ha dichiarato – è molto più critica rispetto a quanto formalmente emerso». Per il Piano Italia a 1 Giga «l’obiettivo dichiarato nel Pnrr dall’ex ministro Vittorio Colao si è dichiarato purtroppo sbagliato». E «anche per il Piano Italia 5G, il precedente governo ci lascia una situazione a dir poco imbarazzante». E con «ritardi macroscopici», anche il piano Bul (il piano banda ultralarga portato avanti da Open Fiber che ha vinto tre bandi pubblici gestiti da Infratel per la cablatura delle “aree bianche”) non è in condizioni migliori». Prova ne sono, ha fatto capire il sottosegretario, le penali che ammontano a settembre a 45 milioni secondo gli ultimi dati Infratel.

Da chi ha lavorato con Colao è filtrata la controbiezione che gli obiettivi di copertura, tra parte pubblica e privati, saranno rispettati e che la Ue non ha fatto rilievi nel concedere dieci giorni fa la nuova tranche da 21 miliardi del Pnrr. Repliche e controrepliche. In una partita il cui risultato finale è a forte rischio.

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