telecomunicazioni

Tlc, Fastweb e Iliad contro Vodafone per il caso ho.Mobile

Le due compagnie ricorrono in Agcom contro i codici Sim rigenerati dalla low cost. L’iniziativa contesta le decisioni prese: sarebbero di ostacolo alla portabilità

di Andrea Biondi

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(AdobeStock)

Le due compagnie ricorrono in Agcom contro i codici Sim rigenerati dalla low cost. L’iniziativa contesta le decisioni prese: sarebbero di ostacolo alla portabilità


3' di lettura

Il caso ho.Mobile finisce in Agcom. O meglio finisce all’attenzione dell’Autorità garante la soluzione che la compagnia low cost di casa Vodafone ha messo in campo per tutelare i propri clienti dai rischi per il furto di dati subito a fine dicembre: il cambio, da remoto e unilaterale, del codice seriale delle Sim. Si tratta di una misura, innovativa, mai utilizzata prima, ma che all’atto pratico – denunciano Fastweb e Iliad in segnalazioni presentate in Agcom a quanto risulta al Sole 24 Ore – conterrebbe profili anticoncorrenziali. In estrema sintesi: cambiare unilateralmente quel codice (che è l’Iccid, stampato sulla Sim ed elemento essenziale che il cliente deve comunicare per cambiare operatore alla compagnia telefonica di destinazione), è di grande ostacolo alla portabilità, dicono Fastweb

e Iliad, rendendola una sorta di fatica di Sisifo.

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E tutto questo mentre, su un altro fronte, una buona notizia arriva per la casamadre, Vodafone, che secondo i dati dell’ultimo Osservatorio Agcom a settembre ha superato, seppur di poco, Tim sulla rete mobile. Nei dati sono compresi anche Kena per Tim e ho.Mobile per Vodafone. E il merito del sorpasso sarebbe anche dei risultati di Vodafone sull’Internet delle cose (M2M).

Riguardo a ho.Mobile, siamo alla coda della vicenda che ha visto la compagnia vittima, come detto, di una sottrazione illegale di alcuni dati (data breach). Il tutto con una modalità inquietante: l’account Twitter di Bank Security ha segnalato la vendita di questi dati sul dark web. La notizia inizia a circolare e il 28 dicembre la compagnia comunica di aver «avviato indagini in collaborazione con le Autorità investigative». È il 4 gennaio che l’operatore virtuale (Mvno) low cost di casa Vodafone confermerà il data breach su «alcuni dati di parte della base clienti con riferimento solo ai dati anagrafici e tecnici della Sim». Niente dati bancari o su sistemi di pagamento dei clienti, insomma. A ogni modo viene chiesto a tutti gli utenti di cambiare Sim per mettersi al riparo da eventuali truffe.

Il passaggio contestato da Fastweb e Iliad è di sabato 9 gennaio, quando ho.Mobile decide di modificare unilateralmente l’Iccid dei clienti coinvolti. Per ottenere il nuovo seriale gli utenti devono inviare un Sms a un numero dedicato e attendere un riscontro. Ma tutto questo – e qui sta la chiave della questione che sarà discussa oggi in Agcom – andrebbe a impattare sulle portabilità in corso, generando numerosi fallimenti nei processi per Iccid errato, con i clienti invischiati nelle pastoie di un passaggio che non riesce perché quel codice non esiste più.

Il cuore della questione è, in fondo, generale visto che la compagnia ho.Mobile è stata apripista sostituendo virtualmente e unilateralmente un codice che altrimenti sarebbe stato possibile sostituire, per chi non avesse voluto cambiare operatore, solo andando di persona nei punti vendita. Una innovazione che ho.Mobile, interpellata dal Sole 24 Ore, rivendica: «Per incrementare la sicurezza dei clienti, il 9 gennaio ho.Mobile ha rigenerato il codice seriale della Sim dei clienti coinvolti, escludendo quelli con portabilità in corso. Nei casi di portabilità non andata a buon fine per codice seriale errato, il cliente riceve in automatico l’Sms per ricevere il proprio codice seriale in tempo reale. È stata inoltre immediatamente aumentata la capacità di gestione delle portabilità».

L’allarme delle telco si concentra però sull’aver constatato problematiche pratiche (si parla anche di un 70% di ordini di portabilità non andati a buon fine) che hanno creato una coda di ordini (backlog) sul trasferimento dei clienti per la quale, comunque, è stato chiesto come si fa di solito anche un incremento della capacità di evasione da parte delll’operatore donating. Ultimo, ma non ultimo, il rischio di asimmetria informativa: conoscere tramite sms di un’intenzione di portabilità potrebbe scatenare attività di “retention”.

Da qui la richiesta di intervenire su ho.Mobile per sospendere questa attività, contenuta nelle segnalazioni ad Agcom di due operatori che sono più beneficiari al momento che vittime di fughe di clienti. I dati diffusi ieri da Agcom vedono nel mobile in testa Vodafone (29,1% di quote di mercato) che scavalca Tim (29%), seguita da Wind Tre (26,1%) con Iliad al 6,6% a fine settembre 2020. Considerando il solo segmento delle sim “human”, escludendo le M2M, Iliad raggiunge l’8,8%, mentre Wind Tre, nonostante una quota in calo di 2,5 punti su base annua, resta il principale operatore con il 28,2%, seguito da Tim (26,5%) e da Vodafone (24,1%). Fastweb è negli “Altri Mvno” (6,8% complessivo di quota). Nell’ultima comunicazione al mercato la controllata di Swisscom ha dichiarato 1,9 milioni di clienti sul mobile (+14%).

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