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Via libera di Tim e Cdp alla società della rete unica: si farà entro marzo 2021. Nasce FiberCop con Kkr e Fastweb

Sul tavolo del board di Tim anche il via libera a Fibercop, primo tassello del network unico

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(ANSA)

Sul tavolo del board di Tim anche il via libera a Fibercop, primo tassello del network unico


4' di lettura

Il Cda di Tim ha dato il via libera al Memorandum of Understanding con Cdp sulla rete e ha approvato la creazione di FiberCop. Contestualmente, anche il Cda di Cassa Depositi e Prestiti ha dato il via libera alla firma di una lettera di intenti con Tim finalizzata a dare vita alla società della rete unica nazionale necessaria per l'accelerazione dello sviluppo digitale dell'Italia. Lo si legge in una nota della società.

L’accordo su FiberCop

termini già noti dell'accordo per FiberCop (la società che cura l’ultimo miglio della rete, quello dagli armadietti in strada alle case) sono stati sottoscritti. Il private equity Kkr acquisisce per 1,8 miliardi il 37,5% della società a cui sarà conferita la rete secondaria di Tim sulla base di un enterprise value di circa 7,7 miliardi di euro (equity value 4,7 miliardi di euro). Fastweb, apportando la sua partecipazione nella jv con Tim (Flashfiber) avrà una quota del 4,5% della nuova società. Tim deterrà il 58% della nuova società e Fastweb il 4,5%. Si prevede che FiberCop avrà un Ebitda di circa 0,9 miliardi ed Ebitda - Capex positivi a partire dal 2025 e non richiederà iniezioni di capitale da parte degli azionisti.

Prima della fusione, è previsto che TIM conferisca in FiberCop un ulteriore ramo d'azienda che consiste nella rete primaria funzionale alle attività operative di FiberCop. Il processo di due-diligence è atteso entro la fine dell'anno nell'ottica di raggiungere un eventuale accordo di fusione non oltre il primo trimestre del 2021. Il closing dell'operazione è condizionato alle autorizzazioni delle Autorità competenti.

L’accordo sulla rete unica

La rete unica nascerà non oltre il primo trimestre del 2021. Lo afferma Tim nel comunicato nel quale annuncia che il Cda ha approvato e dato il via libera alla firma di una lettera d'intenti con CDP Equity (CDPE) finalizzata alla realizzazione del più ampio progetto di rete unica nazionale (AccessCo) attraverso la fusione tra FiberCop e Open Fiber. La due diligence sarà effettuata entro la fine dell'anno.

Secondo quanto previsto dall'intesa, TIM deterrà almeno il 50,1% di AccessCo e attraverso un meccanismo di governance condivisa con CDPE sarà garantita l'indipendenza e la terzietà della società. A tal proposito sono previsti meccanismi di maggioranze qualificate e regole di controllo preventivo. Per definire i valori degli asset destinati a confluire in AccessCo - e le relative quote di partecipazione nella società - le parti incaricheranno valutatori terzi - viene spiegato nel comunicato - per avviare i relativi processi di due-diligence relativi a FiberCop e Open Fiber.

La futura rete unica delle telecomunicazioni sarà aperta ad altri operatori e apporti di asset. L'accordo tra Tim e Cdp prevede anche l'”immediato avvio, sotto il coordinamento di CDP Equity” di “un tavolo tecnico sull'infrastruttura di rete volto, tra l'altro, ad acquisire l'eventuale interesse di altri operatori del settore a partecipare all'operazione anche mediante contribuzione di asset/risorse”. Lo si legge in un comunicato di Cdp

I contrappesi tra Tim e Cdp nell'accordo generale

L'accordo tra Cdp e Tim, si fonda sull'assegnazione del controllo della società unica della rete all'ex monopolista. Come contrappeso, Cdp avrà invece la maggioranza in cda, godendo di importanti poteri di veto. A Tim spetterà l'indicazione dell'amministratore delegato, che dovrà avere il beneplacito della Cassa. Viceversa per il presidente: sarà nominato da Cdp con il placet di Tim. Resta il nodo della quota, pari al 50%, di Enel in Open Fiber, partecipazione per cui si è fatto avanti il fondo australiano Macquarie. L'altro 50% di Open Fiber è in mano alla Cassa che ha un diritto di prelazione sull'intera quota di Enel.

Verso la rete unica dopo anni di dibattiti

La creazione di una rete unica arriva dopo anni di dibattiti a livello politico, industriale, finanziario. Tra i primi a proporre lo scorporo della rete di Tim, è stato nel 2006 il consigliere di Prodi, Angelo Rovati. Un progetto, giudicato all'epoca scandaloso, che si concluse con le dimissioni di Rovati. Successivamente Francesco Caio, superconsulente del governo, tra le opzioni individuate, aveva indicato l'ipotesi che la Cdp potesse acquistare il 51% della rete. Nello stesso periodo il tavolo Romani, convocato per trovare una soluzione per una rete unica a cui avrebbero dovuto partecipare tutti gli operatori, approdò a un nulla di fatto. Poi il governo Letta diede nuovamente mandato a Caio di preparare un piano sulla fibra.

Sotto il governo Renzi si mise a punto il progetto "Ring" che prevedeva un graduale spegnimento della rete in rame e la creazione di una rete pubblica in fibra. Nel 2016, in seguito a una battaglia tra Tim ed Enel per la società della fibra Metroweb vinta dal gruppo elettrico, si diede vita al concorrente di Tim nella rete in fibra, Open Fiber. Nel 2018-19 ritorna il totem della rete unica, con Tim che firma, a giugno 2019, un memorandum of understanding per valutare la combinazione delle reti con gli azionisti di Open Fiber, Enel e Cdp. Un progetto che alla fine si è arenato. Oggi invece, complice l'emergenza di connettività avvertita durante il lockdown, al progetto della rete unica è stata impressa un'accelerazione, anche da parte del governo. E si aspettanooggi i primi passi concreti nella strada che dovrebbe portare a un unico network.

Lo scoglio dei via libera Antitrust

L'iter si profila lungo. In particolare si dovrà superare lo scoglio dei via libera Antitrust. Quella prospettata con la fusione delle reti, afferma Franco Bernabè, ex ad di Tim e oggi presidente di Cellnex in un'intervista a Repubblica, «è una soluzione ardita per la quale si intende chiedere una valutazione preventiva ad Autorità che si sono già espresse contro i sistemi verticalmente integrati». Sullo sfondo del dossier rete, inoltre, ci sono anche i fondi del Recovery Fund che saranno destinati alla rete di nuova generazione.
(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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