L’ultrabroadband

Tlc, per il 5G fondi del Pnrr sulla fibra per 12mila siti

Risorse per 2 miliardi verso l’utilizzo sulla parte passiva e non sulle antenne

di Andrea Biondi

Pnrr, Profumo: "Il nostro bando per passare dai titoli ai cantieri"

2' di lettura

I fondi del Pnrr dedicati al 5G saranno utilizzati per collegare in fibra fra le 10 e le 12mila stazioni radiobase (i siti). E si fa strada anche la possibilità di utilizzare quei fondi (che in tutto ammontano a poco meno di due miliardi) anche sugli use case “verticali” della nuova tecnologia.

A queste ipotesi starebbe lavorando il Governo a quanto risulta al Sole 24 Ore. Il tutto in considerazione di quelli che sono i risultati della mappatura sulle reti mobili effettuata da Infratel, la società in house del ministero per lo Sviluppo economico guidata da Marco Bellezza e incaricata di sovrintendere tutta l’operazione di realizzazione dell'ultrabroadband nel Paese.

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Gli operatori avevano tempo fino al 26 luglio per inviare tutta la documentazione sullo stato dell’arte e sui programmi di investimento riguardanti le reti mobili 4G e 5G da qui al 2026. Una consultazione, questa, che è andata in parallelo con quella condotta, sempre presso gli operatori, per conoscere stato della rete fissa e investimenti programmati 2026 (conclusa il 15 luglio). Da quest’ultima è poi emerso che l'intervento pubblico per portare la connettività a 1 Gigabit al secondo e di upload superiore a 200 Mbit al secondo riguarderà 6,2 milioni di civici in tutta Italia.

I dati della mappatura mobile non sono ancora stati ufficialmente resi noti (potrebbe accadere contestualmente alla presentazione del Piano “Italia 5G” da parte del ministro per l’Innovazione tecnologica e la trasformazione digitale, Vittorio Colao) ma dalle risultanze risulterebbero fra le 10mila e le 12mila stazioni radio base da rendere “a prova di futuro” grazie a collegamenti in fibra (backhauling).

In questo quadro la gara per il 5G vale circa 2 miliardi e, come ricordato durante un convegno organizzato dall’associazione “Il Quadrato della Radio” a Cernobbio, i finanziamenti al 5G potranno riguardare molto probabilmente solo la parte passiva delle infrastrutture (fibre ottiche e tralicci) e non quindi quella attiva (le antenne).

A questo potrebbe affiancarsi un’altra linea di interventi sugli use case 5G verticali. La questione è allo studio. Ma per questo, come per altro, i tempi sono molto limitati. C’è un cronoprogramma stringente da seguire. Le risorse del Pnrr vanno assegnate entro il 30 giugno del 2022. E bisognerà concludere la missione e rendicontare entro agosto del 2026 con passaggi intermedi (milestone) per rendere edotta la Commissione europea sugli stati di avanzamento. La prima tagliola sarebbe nel 2023, con una soglia del 20% circa del piano. E il parametro di cui si terrà conto è quello del capex inclusi i collaudi. Sforare può voler dire mettere a rischio tutto il castello di risorse.

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