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Tod’s, guardaroba di vita vissuta

In passerella pelli e cotoni lavati, come dopo un lungo viaggio. I plissè di Versace

di Angelo Flaccavento

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In passerella pelli e cotoni lavati, come dopo un lungo viaggio. I plissè di Versace


2' di lettura

Dicevano che il distanziamento e la tecnologia come sostituto del contatto umano ci avrebbero resi freddi come avatar, anaffettivi, sanificati e sterili, e invece nella moda che si sta vedendo in questi giorni a Milano, tra video e sfilate in presenza con ammirevole rispetto di tutti i protocolli di sicurezza (alla faccia della stampa straniera che accusa surrettiziamente del contrario), è tutto un manipolare, stropicciare, sgualcire. «Mi piace l’idea di abiti e accessori con i segni di una vita vissuta - dice Walter Chiapponi, direttore creativo di Tod’s. Nessuna macchia posticcia di erba o di ruggine da hipster incalliti, sia chiaro, ma pelli, croste e cotoni lavati, sfumati, scoloriti come da un lungo viaggio en plein air; e poi volumi fluidi, generosi. Chiapponi, alla seconda stagione nel ruolo, si muove con sicurezza. Ha visione, e una idea precisa di quel che Tod’s rappresenta: buon gusto italiano, consapevole ma non nostalgico. «Spontanea è l’aggettivo che userei per definire questa collezione» spiega: un guardaroba di sahariane, grandi camicie, giacche, pantaloni morbidi, e poi scarpe e borse che sono un tripudio di manualità e gusto eccentrico, senza estremismi.

Da Boss tutto è vaporoso, naturale organico; l’estetica rimane metropolitana, ma si ammorbidisce nella scelta dei colori pastello, nelle stampe acquose e fiorate.

La sirena urbana di Sportmax sembra essere appena uscita dall’acqua: capelli umidi, abiti stropicciati che aderiscono e rivelano, scarpe con suole larghe come zattere. Il piglio è sempre duro, tagliente, ma in tralice balugina una nuova sensualità.

Donatella Versace, invece, la sua città ideale la immagina proprio sott’acqua: una Versacepolis sommersa di rovine grecoromane, governata dalla mitica Medusa e popolata da creature potenti, possenti, disinibite, vestite di tailoring oversize o guaine supersexy. Maschi e femmine dionisiaci e compiaciutamente tamarri: un tripudio di versacismo da manuale, dai colori aciduli al nero, passando per le stampe, i ricami e, a questo giro, i plissè. Sfilata vera, ma a porte chiuse. Unico pubblico ammesso, i dipendenti Versace, ossia coloro che questa collezione la hanno fatta vivere, con le mani e con gli sforzi. Un bel messaggio di unità e familiarità, da apprezzare.

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