L’inchiesta sull’ex consigliere del csm

Toghe, Palamara respinge le accuse di corruzione: mai piegato a fantomatici interessi

di Ivan Cimmarusti


Castelpulci, Mattarella alla Scuola superiore della Magistratura

2' di lettura

Luca Palamara assicura di non aver «mai piegato» la sua funzione «a fantomatici interessi». L’ex consigliere del Csm prova a rilanciare per respingere le accuse di corruzione e rivelazione del segreto, reati ipotizzati dai pm di Perugia che lo ritengono legato al faccendiere Fabrizio Centofanti, grande orchestratore di rapporti con la magistratura. Secondo le accuse, avrebbe ottenuto viaggi e regali (anche un anello da 2mila euro) per «danneggiare» al Csm la credibilità professionale del pm di Siracusa Marco Bisogni e avrebbe ottenuto una tangente da 40mila euro per disporre la nomina del pm Giancarlo Longo a Gela.

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La memoria di Palamara
Palamara spiega di aver «depositato una articolata memoria difensiva, corredata di documenti, per dimostrare che la notizia del mio procedimento penale a Perugia (in riferimento al reato di rivelazione del segreto) era già nota all’interno del mio ufficio ma soprattutto che i viaggi ed i regali sono stati da me direttamente pagati». E aggiunge: «Non ho mai ricevuto favori e non ho mai preso la somma di 40mila euro. Tra i vari documenti da me presentati ho allegato anche il verbale del Plenum del Csm relativo alla nomina del procuratore di Gela dal quale risulta che il dottor Longo non ha ricevuto nemmeno un voto».

GUARDA IL VIDEO - Indagato l’ex presidente dell’Anm

Nomina delle toghe
L’indagine però ha fatto luce anche su altri aspetti, relativamente alla presunta esistenza di un «centro di potere» esterno al Csm, dove si sarebbe discusso di nomine da fare negli uffici giudiziari più importanti d’Italia, tra i quali Roma. Una ipotesi che, pur non presentando aspetti penalmente rilevanti, ha profondamente lacerato il mondo della magistratura, con il vice presidente David Ermini che al Plenum straordinario di martedì scorso ha parlato di «degenerazioni correntizie» al Consiglio, che hanno favorito «giochi di potere e traffici venali» sulle nomine strategiche negli uffici giudiziari.

Clima teso alla Procura di Roma
Clima da caccia alle streghe si respira anche nella Procura di Roma, dove l’attuale procuratore facente funzioni Michele Prestipino si trova a dover gestire un affare non proprio semplice. Con scontri aperti tra pubblici ministeri, che si accusano reciprocamente. La spaccatura all’interno della Procura è netta. Il presunto dossieraggio organizzato da Palamara per colpire il procuratore aggiunto Paolo Ielo ha inasprito uno scontro già in atto da tempo, che riguardava la gestione di diversi fascicoli d’indagine.

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