giustizia

Toghe in politica, via libera della Camera ai paletti

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3' di lettura

Via libera della Camera alla proposta di legge che regolamenta la partecipazione dei magistrati alla vita politica. Il provvedimento ha ricevuto 211 voti favorevoli, due contrari e 29 astenuti. A tre anni dal primo ok a Palazzo Madama, il testo (che pone una serie di paletti su candidabilità, eleggibilità e ricollocamento dei magistrati in occasione di elezioni politiche e amministrative) deve però tornare al Senato per l’esame delle modifiche introdotte alla Camera, tra le polemiche di Forza Italia e M5S, che promettono battaglia.

Paletti per tutti i magistrati
I paletti in ingresso e in uscita per chi fa politica riguardano tutti i magistrati, in attività o fuori ruolo, e valgono per tutte le elezioni (europee, politiche, regionali, amministrative) e tutti gli incarichi politici. Il magistrato che si presenta alle elezioni non potrà candidarsi nella circoscrizione dove ha svolto le funzioni nei 5 anni precedenti, e dovrà essere in aspettativa da almeno 6 mesi. Alla fine del mandato politico, i magistrati saranno collocati in una sede lontana dalla circoscrizione dove sono stati eletti, e per 3 anni non potranno ricoprire incarichi direttivi o semidirettivi, non potranno svolgere funzioni inquirenti, ma svolgeranno esclusivamente funzioni giudicanti collegiali. Se hai requisiti, il magistrato potrà chiedere di essere collocato in Cassazione oppure di essere inquadrato nell'Avvocatura dello Stato o in un ruolo autonomo del ministero della Giustizia.

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«Quarantena» anche per componenti Authority
Anche i magistrati che non vengono eletti dovranno rientrare in un ufficio che non ricada nella circoscrizione dove si sono candidati e per 2 anni non potranno esercitare funzioni inquirenti. La 'quarantena' riguarda anche gli ex capi di gabinetto o componenti di Authority: al rientro, per un anno non potranno ricoprire incarichi direttivi o semidirettivi. Per chi non rispetta le regole è prevista la perdita di anzianità per almeno quattro anni. Infine, è passato un emendamento di Roberto Giachetti grazie al quale sul sito della Presidenza del Consiglio confluiranno i dati sui magistrati collocati fuori ruolo.
«Il Parlamento ha colmato una lacuna che ci portavamo dietro da
anni - ha dichiarato Giachetti - corrispondendo a un’esigenza di trasparenza».

Le critiche di Fi e M5s
Forzisti, pentastellati e Fratelli d’Italia criticano il provvedimento. M5S punta il dito, con Angelo Tofalo, sulla ministra Anna Finocchiaro «che da 27 anni non fa il giudice» ed in base a questa legge, quando finirà la sua esperienza parlamentare «andrà direttamente in Cassazione». Fi rievoca il caso di Augusto Minzolini, che vide nel collegio giudicante che lo ha condannato Gian Nicola Sinisi, che era stato un ex parlamentare del Pd. E con Francesco Paolo Sisto parla di «colpo di mano 'parlamentare-giudiziario'», che ha stravolto il provvedimento. Nel mirino, tra l’altro, «la vergognosa abrogazione delle le norme su astensione e ricusazione». Mentre Edmondo Cirielli (Fdi) punta il dito contro un provvedimento giudicato «inefficace, tardivo e con rischi di incostituzionalità». Sullo sfondo c'è anche il dubbio di chi vede nella legge uno strumento per “tagliare le unghie” Michele Emiliano, il magistrato governatore della Puglia impegnato nella sfida a Renzi nelle primarie del Pd (ma i renziani negano che sia così). Difende il testo Walter Verini, capogruppo Pd nella commissione Giustizia della Camera, che parla di «legge seria», approvata battendo estremismi di opposta provenienza.

Csm: mai più giudice chi ha fatto a lungo politica
Va ricordato che due anni fa il Csm si era spinto più in là del Parlamento sul tema dei magistrati che fanno politica, chiedendo con una risoluzione allo stesso potere legislativo di mettere alla porta i giudici che per troppo tempo fanno attività politica. Per loro nessuna possibilità di tornare a indossare la toga, ma l’inserimento nei ranghi dell'Avvocatura dello Stato o della dirigenza pubblica. La proposta iniziale del Csm indicava in 10 anni l'arco di tempo ideale per far scattare la «quarantena». Ma alla fine il plenum decise di non dare un'indicazione numerica, limitandosi a parlare di periodo “prolungato” di attività politica come condizione per dover lasciare la toga.

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