BORSE ASIATICHE

Tokyo, i dubbi degli investitori su yen e Trump

dal nostro corrispondente Stefano Carrer

Imagoeconomica

2' di lettura

TOKYO - La brusca caduta del Nikkei di oltre 400 punti registrata oggi - la peggiore performance giornaliera da quattro mesi, -2,13% - suscita un certo allarme in una fascia di investitori internazionali, che riscoprono la vulnerabilita' del mercato azionario nipponico non solo verso Wall Street, ma soprattutto nei confronti del cambio dello yen.

La divisa nipponica e' salita ai massimi da quattro mesi sul dollaro, rilanciandosi in un ruolo di valuta-rifugio che, apprezzandosi, pesa sui titoli delle aziende giapponesi esportatrici e quindi sull'intero listino. Non e' un caso che oggi il mercato abbia snobbato il dato positivo sull'export nipponico a febbraio (+11,3%, maggior crescita in due anni): quello che conta e' il futuro, su cui si stende l'ombra di un possibile apprezzamento della valuta.

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Lo yen e' reduce da una fase debole, seguita alle aspettative create dall'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, con attese ottimistiche di stimoli economici attraverso investimenti infrastrutturali, deregulation e tagli alle tasse. Ma l'effetto Trump comincia a esaurirsi, tra le ormai evidenti difficolta' della Casa Bianca a far passare al Congresso le sue iniziative - a partire dalla riforma sanitaria - e la persistenze vaghezza di alcuni programmi esaltati in campagna elettorale. Sul fronte internazionale, poi, pesano le incertezze legate al principio di “America First”!, che si e' tradotto nell'inquietante veto americano al rinnovo dell'impegno collettivo contro il protezionismo nell'ambito dell'ultimo G20 finanziario.

Il ministro delle Finanze Taro Aso ha dichiarato oggi che Tokyo intende mantenere stretti contatti con gli Usa, evitando di replicare alle voci secondo cui la Casa Bianca si attenderebbe un livello di cambio delle yen più alto.
Prima delle elezioni presidenziali Usa, lo yen si trovava intorno a 105, mentre oggi ha toccato i massimi di giornata a 111,13 (il massimo sul dollaro dal 23 novembre). Finora lo yen e' stato fiaccato anche dal crescente differenziale dei tassi, ma la Federal Reserve, dopo l'ultimo ritocco, ha mostrato di non voler accelerare la prosecuzione della manovra rialzista, come alcuni investitori ipotizzavano. Cosi' il conseguente calo dei tassi Usa di mercato si e' riflesso in vendite di dollari, anche nei confronti dello yen. Questo ha poi pesato sui titoli del comparto finanziario alla Borsa di Tokyo, in aggiunta alle pressioni ribassiste sui esportatori. Potenziali tensioni commerciali e anche geopolitiche (oggi la Corea del Nord ha lanciato un altro missile, anche se il test e' fallito) sembrano destinate a contribuire a una interruzione del periodo di declino dello yen, specie se i “cento giorni” di grazia degli investitori nei confronti di Trump dovessero lasciar spazio a dubbi e irritazioni verso le effettive politiche della Casa Bianca.

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