Olimpiadi di Tokyo

Ganna & i suoi fratelli: oro e record del mondo nel ciclismo a squadre su pista

Un recupero strepitoso che permette agli azzurri non solo di guadagnare l’oro, ma anche di riscattare le precedenti delusioni del ciclismo a queste Olimpiadi

di Dario Ceccarelli

Olimpiadi di Tokyo: ecco quanto vale una medaglia italiana

5' di lettura

Che meraviglia questo quartetto azzurro che diventa d’oro. L’Italia, con questi Signori degli anelli (Filippo Ganna, Jonathan Milan, Simone Consonni e Francesco Lamon), al velodromo olimpico di Izu batte la Danimarca e centra una storica duplice impresa: conquista la medaglia d’oro nell’inseguimento a squadre, la specialità più nobile dei pistard; e abbassa ulteriormente il record del mondo, portandolo a 3’42”032, un battito di ciglia in meno del tempo (3’42”203) dei danesi che in questa prova sono, per ricordarlo, i campioni del mondo.

Due record mondiali in due giorni

Diciamo allora, nel tripudio che accompagna questa ennesima impresa dell’Italia a Tokyo, che il nostro quartetto, guidato da un superbo Filippo Ganna, è allora un quartetto di marziani che snocciola record come fossero bruscolotti. Già contro i neozelandesi, nella semifinale, il treno azzurro l’aveva migliorato portandolo a 3’42”307. Due record del mondo in due giorni! Ma per capire meglio quali progressi siano stati fatti, va ricordato che fino al primo agosto il primato italiano era di ben quattro secondi in più.

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In pratica, nel percorso tra qualificazione e finale olimpica, siamo cresciuti a un ritmo clamoroso. Qualcosa di impensabile se si pensa che in questa specialità siamo passati, in 5 anni, dal fondo ai vertici delle graduatorie mondiali. Dall’anno zero all’oro delle Olimpiadi. Dalla polvere alle stelle come la nazionale di Mancini all’Europeo. Davvero una bella estate.

E il merito, oltre a Filippo Ganna e agli altri azzurri, va riconosciuto al tecnico Marco Villa, sempre un passo indietro nelle celebrazioni, ma tre passi avanti quando si tratta di lavorare sodo e portare un gruppo ai massimi livelli. Questo risultato non era scontato. Perchè i danesi sono fortissimi e la finale è stata molto combattuta.

La gara

Siamo partiti bene, andando in vantaggio nei primi due giri, ma nel terzo la Danimarca ci aveva già recuperato e sorpassato. Un cambio di marcia che ci ha messo in affanno. Nell’ultimo chilometro eravamo in svantaggio di 8 decimi, una enormità a questi livelli. Ma qui abbiamo innestato il turbo: un super turbo che di nome fa Filippo Ganna e che, quando il gioco si fa estremo, diventa il faro del quartetto. Rosicchiando centesimo dopo centesimo, il nostro gigante ci ha portato in parità coi danesi negli ultimi centro metri: e qui con un ultimo allungo abbiamo incassato quei due decimi che ci mancavano per laurearci campioni olimpici.

Il riscatto

Un recupero strepitoso che ci permette non solo di guadagnare l’oro, ma anche di riscattare le precedenti delusioni del ciclismo a queste Olimpiadi. Quinti nella cronometro con lo stesso Ganna, e quasi impalpabili nella prova in linea su strada, la spedizione azzurra finora era stata solo parzialmente salvata dal bronzo di Elisa Longo Borghini. L’oro del quartetto spazza via le amarezze ma non cancella tutti i problemi. In pista siamo fortissimi, in strada invece abbiamo diversi nodi da risolvere.

Uno di questi è sapere chi sostituirà Davide Cassani, alla guida degli azzurri fino all’Europeo a Trento e ai Mondiali in Belgio, sempre a settembre. Ma questa è un’altra storia, da affrontare quando sarà il momento. Non certo dopo una medaglia così bella.

«Non credevo fosse possibile, difficile trattenere le lacrime» racconta il c.t. Marco Villa che vede concretizzarsi un lavoro cominciato cinque anni fa a Rio. «I danesi sono fortissimi, temevo che i miei non ce la facessero. Quando è arrivato Ganna in testa a tre giri dalla fine, ho però cominciato a crederci».

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Il trionfo di Filippo Ganna

Per Ganna questo è un vero trionfo, la ciliegina sulla torta, dopo due anni strepitosi. Basti ricordare che Filippo tra il Giro del 2020 e quello del 2021 ha vinto cinque cronometro consecutive oltre a un oro mondiale. Nel suo genere è un campione completo che non ha punti deboli. Non è solo una questione di motore. Pur essendo potentissimo, il nostro cronoman è anche molto bravo a stabilire una coesione totale con i compagni e a dare i giusti tempi nei cambi. Nell’inseguimento non basta andare più veloce degli altri. Bisogna anche guidare un gruppo, tenerlo assieme quando rischia di sfaldarsi, “sentire” quando è il momento di accelerare e quando è invece è meglio rifiatare.

In questo Ganna è il numero uno. Verbanese di 25 anni, alto 1,93 con 84 chili di peso, l’azzurro, pur ancora giovane, ha raggiunto una grande maturità. E non solo agonistica come aveva fatto vedere dopo il mancato successo alla cronometro di pochi giorni fa.

«Succede, ragazzi, una sconfitta capita» dice Ganna. «Non bisogna farne un dramma. Adesso però sono felice. Un’Olimpiade credo che dia visibilità al nostro sport come null’altro. Spero che qualche ragazzino si possa avvicinare alla pista dopo averci visto. Ma questo è solo un punto di partenza per andare avanti», spiega Filippo dopo la premiazione. «Bisogna continuare così, perchè si può sempre migliorare».

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Non attendetevi dichiarazioni clamorose da Ganna. Ride, scherza, annuncia «clamorosi tagli di capelli» ma nessun proclama col botto. Nessuna polemica al vetriolo. «Faccio solo il mio lavoro», dice ai giornalisti quando gli fanno troppe domande. Ma non è un atteggiamento da falso modesto. È proprio fatto così. Infatti nell’ambiente è molto amato. Non solo dai compagni ma anche dagli avversari che, se proprio devono perdere, preferiscono perdere con lui. Se la tira poco, dicono i suoi amici e la fidanzata, Carlotta, con cui sta assieme da quasi nove anni.

«A volte sembra un orso» dice lei sorridendo «ma è tutta timidezza. In compagnia invece ti sorprendere. Gli piace cucinare, soprattutto col barbecue. E per rilassarsi gioca con il Lego», conclude con un sorriso Carlotta.

Si è molto discusso, soprattutto all’ultimo Giro d’Italia, se Ganna non si fosse troppo sacrificato per la Ineos e per Bernal, il suo capitano che ha poi vinto la corsa rosa.

«Sì, molti dicono che potrei diventare un corridore da corse a tappe» rispondeva Filippo quasi infastidito. «Io però sono un cronoman, cresciuto nella pista. Non posso stravolgere le mie caratteristiche. A me piace aiutare i miei compagni, essere così un punto di riferimento per gli altri. Vincere è importante, ma farlo tutti assieme ancora di più».

In questa Italia che stupisce, in questa Italia di giovani che sembrano normali anche quando sono super, Ganna è uno degli esempi più rappresentativi di una generazione che bada al sodo, a chilometro zero. Non si lamenta, sa far gruppo, si prende le sue responsabilità. È un gigante sulla bicicletta, poi torna alla griglia a far bistecche per gli amici. Un altro prezioso insegnamento che viene dallo sport e da queste Olimpiadi.

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