Causa pandemia

Tokyo si rassegna, Olimpiadi a un passo dal rinvio

Canada e Australia prime a decidere che non andranno a Tokyo in luglio. Pressioni sul Cio perché decida presto di posticipare di un anno

di Stefano Carrer

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Tokyo 2021? Il premier giapponese Shinzo Abe sembra ormai rassegnato al rinvio dei Giochi

Canada e Australia prime a decidere che non andranno a Tokyo in luglio. Pressioni sul Cio perché decida presto di posticipare di un anno


4' di lettura

Il coronavirus contagia a morte Tokyo 2020: appare ormai scontato che per la prima volta nella storia i Giochi olimpici - in passato cancellati tre volte per cause di guerra - saranno rinviati. Secondo indiscrezioni, dietro le quinte sarebbe stato già raggiunto in linea di massima un gentlemen’s agreement per spostare al 2021 il principale avvenimento sportivo del mondo.

Rischi per gli atleti

Il posticipo è diventata l’ipotesi più probabile - anzi praticamente certa - dopo che ieri Canada e Australia hanno fatto sapere che quest’estate non invieranno i loro atleti all’appuntamento (che avrebbe dovuto aprirsi il prossimo 24 luglio) e lo stesso Comitato olimpico internazionale ha riconosciuto, domenica scorsa, di aver messo all’ordine del giorno la prospettiva di non tenere i Giochi secondo programma a causa della diffusione globale dell’epidemia da coronavirus. Uno stop è stato invocato anche da singoli Comitati olimpici e federazione sportive di vari Paesi e da molti atleti, dopo che è diventato impossibile prepararsi in modo ottimale a causa della chiusura dei centri sportivi e delle limitazioni alla mobilità. Per questi motivi e soprattutto, ovviamente, per i dubbi sul fatto che sicurezza e salute degli atleti possano essere garantiti, il presidente della World Athletics, l’ex olimpionico Sebastian Coe, ha chiesto al Cio di affrettarsi a procrastinare.

Il Cio sotto pressione
Sotto pressione è il presidente del Cio, Thomas Bach, criticato da molte parti per avere fino a questo weekend escluso ufficialmente scenari diversi dalla tempistica tra il 24 luglio e il 9 agosto: ci sono anche portavoce governativi (come quello del Regno Unito) che chiedono una decisione rapida e definitiva, senza attendere altre quattro lunghe settimane.

Il Giappone sembra rassegnarsi
Ieri, per la prima volta, il premier giapponese Shinzo Abe ha riconosciuto che un rinvio potrebbe diventare «inevitabile», pur sottolineando che una cancellazione non è tra le opzioni: Abe ha aggiunto di escludere un ridimensionamento dei Giochi o il loro svolgimento senza spettatori.

Peraltro il presidente del Comitato olimpico giapponese, Yoshiro Mori, ha indicato di attendersi che un eventuale rinvio possa essere breve, nell’ordine di alcuni mesi, ma con tutta probabilità si tratta di un suo mero desiderio. Significativa la reazione in Borsa dei titoli esposti al buon andamento dei Giochi (come società sportive e pubblicitarie): dopo i forti cali della settimana scorsa, ieri hanno reagito positivamente - spingendo il Nikkei a un rialzo del 2% - in base a uno scenario in cui i Giochi di Tokyo non saranno cancellati ma solo posticipati.

Un colpo all’economia
Al di là dei gravi problemi logistico-organizzativi che sorgono, per l’economia giapponese sarà in ogni caso un duro colpo. Per Katsuyo Miyamoto, professore emerito alla Kansai University, il rinvio di un anno delle Olimpiadi costerà in totale circa 640 miliardi di yen (5,8 miliardi di dollari), mentre un posticipo biennale farà salire il conto complessivo a 1.500 miliardi di yen (13,6 miliardi). Più di 3mila miliardi di yen (oltre 27 miliardi di dollari) è invece la stima di Toshihiro Nagahama, capo economista di Dai-ichi Life Research Institute.

Non si tratta solo di calcolare costi di manutenzione, riprogrammazione dell’attività di varie strutture e rinegoziazioni di contratti pubblicitari al ribasso anche per via della concomitanza futura di altri eventi sportivi: tra i caso problematici, spicca quello del Villaggio olimpico appena costruito. Le sue 4mila unità abitative saranno per lo più trasferite a privati dopo i Giochi e le ristrutturazioni: un migliaio di questi appartamenti sono già stati venduti, anche a prezzi altissimi visto che si trovano in una zona centrale di Tokyo. Gli acquirenti dovranno aspettare. La Mitsui Fudosan, società tra i leader del progetto, ha detto che i contratti in essere non dovrebbero subire cambiamenti, ma ha dovuto bloccare ogni nuova vendita.

Sul breve, verrà a mancare una spinta all’economia considerata da tutti gli esperti necessaria per compensare gli effetti negativi dell’introduzione a ottobre di un aumento dell’imposta sui consumi dall’8 al 10%, che già sta portando il Paese in recessione. Per il mese prossimo il governo Abe sta preparando un piano di stimoli che potrebbe risultare anche più ampio di quello varato sulla scia della crisi finanziaria globale del 2008: non è ancora chiaro, però, se le nuove misure contempleranno l’erogazione di contanti ai cittadini o una marcia indietro sul livello dell’Iva.

A Tokyo approccio blando
Sullo sfondo, sarà interessante vedere se la politica finora piuttosto blanda delle autorità giapponesi nella lotta al coronavirus subirà o meno un giro di vite restrittivo: sono in molti a sospettare che il governo Abe abbia cercato di evitare provvedimenti rigidi anche per cercare di salvare le Olimpiadi, al rischio di favorire la diffusione dell’epidemia.

I dati ufficiali , per ora, indicano 1.084 casi con 41 morti (esclusi i contagiati sulla nave da crociera Diamond Princess). Molto criticato è stato l’assembramento di sabato alla stazione di Sendai, nel Giappone settentrionale, dove circa 50mila persone sono accorse per vedere la torcia arrivata da Olimpia, la quale comunque partirà giovedì, come previsto, per un tour del Paese che però difficilmente sarà completato.

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