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Tonfo del palladio dopo i rialzi record: correzione o fine di una «bolla»?

La peggiore seduta da agosto 2018 ha fermato il rally del palladio, che sembrava sfidare la forza di gravità

di Sissi Bellomo


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(Afp)

2' di lettura

La bolla del palladio sta forse cominciando ad esplodere, ammesso che si tratti davvero di una bolla finanziaria. Le quotazioni del metallo sono scese di oltre il 4% nell’ultima seduta, la peggiore da agosto 2018, ripiegando sotto 2.390 dollari l’oncia: uno scivolone che potrebbe segnare un’inversione di rotta dopo un rally che sembrava inarrestabile e che aveva preso ulteriore forza nelle ultime settimane.

Il palladio – più che raddoppiato di valore nel giro di un anno e quintuplicato dal 2015 – si è apprezzato di quasi il 25% nel 2020. Lunedì ha aggiornato il record storico a 2.577,27 dollari l’oncia: un prezzo che ormai supera di oltre 1.000 dollari quello dell’oro (sorpassato nel dicembre 2018) e che è pari a una volta e mezza quello del platino, metallo che ha caratteristiche e impieghi simili, nelle marmitte catalitiche.

Il platino è preferito per le motorizzazioni diesel, sempre meno amate dagli automobilisti, mentre il palladio è più utilizzato nei dispositivi per veicoli a benzina, per cui è stato adottato negli anni ’70, quando i rapporti di prezzo tra i due metalli erano invertiti.

Prima o poi i rincari stratosferici del palladio dovrebbero indurre a riconsiderare il platino, ma per ora non ci sono evidenze di sostituzione nell’industria dei catalizzatori. Proprio per questo molti analisti ritengono che il prezzo possano continuare a correre.

La domanda fisica è cresciuta molto, prima per effetto dello scandalo Dieselgate del 2015, poi per le specifiche ambientali più severe, che richiedono maggiori quantità di metallo nei catalizzatori. Di recente c’è stato un nuovo giro di vite anche Cina e i consumi corrono, nonostante la debolezza del settore automotive: a testimoniarlo ci sono anche i tassi per il prestito di palladio, ai massimi da un anno, sopra il 20%.

Dal 2012 a oggi però l’offerta mineraria, concentrata in Russia e Sudafrica, non è mai riuscita a soddisfare la domanda. Il deficit si aggira tuttora intorno a 700mila once, stima Standard Chartered.

A sostenere il palladio si sono insomma fattori concreti, anche se il rally ha sfidato la gravità. Il dubbio è piuttosto se ci sia spazio per ulteriori rialzi. Molti analisti ritengono di sì.

Tra questi Heffrey Currie di Goldman Sachs, secondo cui verrà testata la soglia dei 3mila $/oncia e il prezzo resterà alto almeno «finché i produttori di auto finalmente passeranno ad altri metalli preziosi». Questo, spiega Currie, accadrà solo «quando le carenze di palladio diventerano abbastanza gravi da creare problemi nella produzione di auto». Correzione di prezzo dunque e non cambio di rotta per il palladio.

A screditare l’ipotesi di una bolla finanziaria, secondo Ross Norman, ceo di Sharp Pixley, c’è anche un altro aspetto: «Gli speculatori sono stati del tutto assenti in questa corsa al rialzo, il patrimonio degli Etf sul palladio negli ultimi due anni è diminuito di circa un milione di once».

Per approfondire
Palladio più prezioso dell'oro: non è (soltanto) una bolla speculativa

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