intervista

Toni Belloni: «L’impegno Lvmh per la sostenibilità ha quasi 30 anni»

Durante l’incontro «Future Life», organizzato a Parigi, sono emersi i traguardi già raggiunti su riduzione delle emissioni, uso di energie rinnovabili e gestione dei rifiuti e degli scarti

di Giulia Crivelli


default onloading pic

9' di lettura

Lvmh è il più grande gruppo del lusso al mondo, grazie a 75 maison e marchi, che spaziano dalla moda al vino, dai gioielli e orologi agli hotel. Dà lavoro a oltre 156mila persone nel mondo (11mila in Italia) e nel 2019 il fatturato supererà i 50 miliardi di euro (46,8 quello del 2018). Il suo fondatore e attuale presidente e amministratore delegato, Bernard Arnault, è l’uomo più ricco di Francia e d’Europa e terzo al mondo dopo Jeff Bezos e Bill Gates.

Si potrebbe immaginare che il quartier generale parigino di Lvmh, un palazzo su Avenue Montaigne, assomigli a un hotel a sette stelle. Sorprende invece la ricca sobrietà degli ambienti. Certo, parliamo di una delle vie più prestigiose della città e di arredi e dettagli sofisticati. Ma è tutto molto funzionale, essenziale, senza esagerazioni e lussi esibiti.

In una delle stanze all’ultimo piano incontriamo il braccio destro di Arnault, Toni Belloni, nato in Italia nel 1954. La stanza è diversa da quelle degli altri piani solo per la vista, splendida ovviamente. Mancano quegli orpelli aggiuntivi che solitamente servono a sottolineare la nobiltà del piano, riservato, come in tante altre aziende, ai top manager. Belloni ha organizzato con Antoine Arnault, primogenito di Bernard, il summit Future Life Paris, che si è tenuto ieri in Avenue Montaigne per presentare le iniziative di sostenibilità di Lvmh (nella foto, il finale della sfilata Dior, maison di punta del gruppo, allestita con 170 alberi che saranno donati e piantumati in diverse zone della regione di Parigi).

Tra i firmatari del Fashion Pact, impegno a favore dell’ambiente al quale hanno aderito 32 aziende della moda, annunciato alla fine di agosto a Parigi, manca Lvmh. Perché?
La prima ragione sta proprio nel nome, che riflette la caratteristica principale di chi ha aderito all’iniziativa lanciata alla fine di agosto. Lvmh è molto più che un gruppo della moda: operiamo in settori molto diversi, accomunati dall’eccellenza, dalla ricerca della qualità e dalla valorizzazione dell’artigianalità. Poi c’è una seconda ragione, forse ancora più importante: Lvmh è impegnata nella sostenibilità ambientale e sociale da oltre vent’anni, da molto prima cioè che questi temi diventassero di stretta attualità economica o giornalistica. Il summit serve a spiegare i traguardi raggiunti e gli obiettivi che ci siamo imposti di raggiungere entro il 2020. Cioè entro dopodomani.

Può fare qualche esempio?
Le darò alcuni dati, ma è importante ricordare tre cose che stanno alla base dell’impegno di Lvmh. Life infatti, oltre a voler dire vita, è l’acronimo di Lvmh Initiatives For the Environment, ed è un programma strutturato fin dal 2012. La prima cosa: la sostenibilità si raggiunge partendo da dati scientifici e da misurazioni altrettanto intaccabili e fatte da società indipendenti. La seconda: la sostenibilità può essere davvero tale solo se è di filiera e Lvmh è un gruppo integrato verticalmente come nessun altro al mondo. Possiamo controllare, certificare, migliorare l’intero processo, dall’acquisto delle materia prime alle scelte architettoniche dei negozi. La terza cosa: nella divisione wine & spirits l’attenzione ai temi legati alla viticoltura è massima da quasi 30 anni. Siamo tra i pochissimi ad aver bandito i pesticidi, migliorando la vita degli agricoltori e mantenendo intatta la qualità dei raccolti e del prodotto finale.

Avete raggruppato gli obiettivi in quattro “sottogruppi”. Ci può dare i dettagli?
Per l’obiettivo prodotti, il gruppo auspica di migliorare le performance ambientali di tutti i suoi prodotti entro il 2020. Per l’obiettivo catena di approvvigionamento, vogliamo prestare ancora più attenzione alla tracciabilità e alla conformità dei materiali e degli elementi usati per realizzare prodotti che riflettano l'eccellenza del gruppo, preservando le risorse naturali. Vogliamo inoltre rispettare gli standard più rigorosi nel 70% delle catene di approvvigionamento entro il 2020, fino ad arrivare al 100% entro il 2025. Poi c’è l’obiettivo cambiamento climatico: vogliamo ridurre le emissioni di CO2 derivanti dal consumo energetico del 25% entro il 2020 rispetto al 2013, proseguendo le attività volte a lottare contro i cambiamenti climatici.Il quarto obiettivo riguarda i siti: intendiamo migliorare di almeno 10 punti percentuali i Kpi ambientali (consumo di acqua, consumo energetico, produzione di rifiuti) di tutti i siti produttivi, siti amministrativi e negozi.

Torniamo agli obiettivi raggiunti e quelli che vi ponete.
Compensare le emissioni, penso ad esempio agli annunci di riforestazione, è un’intenzione lodevole e anche noi siamo attivi su questo fronte. Ma ancora più importante è ridurre le emissioni, per non doverle proprio compensare. Tra il 2013 e il 2018 le abbiamo ridotte del 16%, risultato ancora più significativo se consideriamo che nello stesso periodo le vendite del gruppo sono cresciute in tutte le divisioni. L’obiettivo per il 2020 è di una riduzione del 25%. Altro dato di cui siamo orgogliosi è la gestione dei rifiuti: nel 2018 il 91% dei materiali di scarto è stato riutilizzato, riciclato o trasformato in energia. Siamo inoltre al 99% dei requisiti chiesti dal Responsible Jewelry Council per avere, nel 2020, la certificazione di ogni diamante usato.

Il 91% è un dato impressionante. Come ci siete arrivati?
L’esempio migliore è il Cedre, che sta per Centre Environnemental de Déconditionnement et Recyclage Ecologique, un’immensa piattaforma di riciclo dove confluiscono gli scarti quotidiani di Sephora e delle maison Lvmh di profumi e cosmetici. La piattaforma tratta e ricicla sostanze organiche, imballaggi, tester dei punti vendita, ricavandone vetro, cartone, legno, metallo, plastica, fibre tessili, alcol e cellophane. E’ presto per entrare nei dettagli, ma vorremmo avviare un progetto simile anche in Italia, dove abbiamo 11mila dipendenti e numerosi siti produttivi e atelier. La logistica della gestione degli scarti diventerebbe ancora più sostenibile.

A proposito di logistica: muovere le merci, portare i prodotti nei negozi, gestire l’e-commerce... anche qui si rischia di avere un impatto pesante sull’ambiente.
Anche in questo caso, abbiamo lavorato sul tema per anni. Nel 2007 Louis Vuitton ha aperto un centro logistico internazionale a Cergy-Pontoise, pochi chilometri a nord di Parigi. Si chiama Eole e ha partecipato a un progetto pilota divenendo il primo edificio logistico in Francia a rispettare gli esigenti standard Hqe (alta qualità ambientale). La struttura ad elevata efficienza energetica è riuscita a ridurre il proprio consumo di energia del 40% in 4 anni grazie all’impiego del riscaldamento geotermico, all’ampio uso della luce naturale e all’impegno attivo dei team che operano in loco. Dopo aver ottenuto la certificazione ambientale Iso 14001 nel 2009, Eole si appresta a divenire ancora più efficiente nell’ambito di un progetto di adeguamento agli standard statunitensi Leed per l’edilizia verde. Per l’ulteriore riduzione del consumo energetico è previsto in particolare il ricorso all’illuminazione Led e l’uso di nove lampade ad alimentazione solare poste all’ingresso del sito.

Guardando oltre il 2020 quali altri traguardi vi ponete?
Agli obiettivi già delineati si è aggiunto di recente l’impegno per l’Amazzonia, con uno stanziamento di 10 milioni di euro. Il 14 maggio abbiamo siglato un accordo con l’Unesco sulla biodiversità, altro tema che richiede progetti di lungo respiro. Entro il 2025 inoltre tutte le maison saranno in grado di offrire la tracciabilità di ogni tipo di pelliccia, pelle, lana, cashmere, per certificare che ogni filiera rispetta i più alti standard di animal welfare.

Quali sono gli obiettivi dell’accordo con l’Unesco?
Abbiamo pensato di sottoscrivere l’accordo perché siamo molto attenti alla biodiversità, come gruppo e come singole maison, da tanto tempo.
Guerlain ad esempio da molti anni sostiene l’Association Conservatoire de l’Abeille Noire Bretonne dell’isola di Ouessant e dal 2015 offre il proprio sostegno all’Observatoire Français d’Apidologie. Le maison del gruppo produttrici di champagne (Dom Pérignon, Krug, Mercier, Moët & Chandon, Ruinart e Veuve Clicquot) sono state le prime della regione a ottenere la certificazione di Viticoltura nostenibile, nel 2014, seguita nel 2015 dalla certificazione Haute Valeur Environnementale (Hve) di tutti i loro vigneti. Poi c’è Hennessy, che ha raggiunto gli obiettivi del programma Ecophyto 2025 con sei anni di anticipo rispetto ai tempi fissati e da molto tempo sperimenta forme di agricoltura sostenibile innovative e rispettose dell’ambiente.

In che modo quindi rafforzerete l’impegno?
Il gruppo sarà al fianco dell’Unesco in occasione dei principali eventi internazionali previsti per i prossimi due anni, inclusa la 15esima Conferenza delle Parti (COP15) per la Convenzione sulla diversità biologica che si terrà nel novembre 2020 a Kunming, in Cina.
Lvmh e le maison potranno inoltre avvalersi delle competenze scientifiche dell’Unesco per rafforzare i propri programmi di approvvigionamento sostenibile. Lvmh prenderà inoltre parte ai progetti di ricerca scientifica promossi dal Mab e metterà a disposizione alcune delle proprie infrastrutture per contribuire alla creazione di siti pilota destinati alla conservazione e a una tutela responsabile e a lungo termine della biodiversità.

Cos’è il Mab?
È un programma bellissimo fin dal nome: Mab sta per “man and biosphere”, l’uomo e la biosfera. È un programma scientifico intergovernativo i cui principali obiettivi sono limitare la perdita di biodiversità e affrontarne gli aspetti ecologici, sociali ed economici. Essendo collegato ad ambiti differenti – scientifico, ecologico, sociale e dello sviluppo – il Mab attinge a discipline diverse, come le scienze naturali, le scienze esatte, l’economia e l’istruzione, per migliorare gli ambienti umani e preservare gli ecosistemi naturali. In particolare, favorisce approcci innovativi allo sviluppo economico che rispettino i valori sociali, culturali ed ecologici. Il programma prevede una vasta rete di attori e 686 riserve della biosfera, suddivise in 122 Paesi, mettendo a disposizione siti importanti per la conservazione della biodiversità e autentici laboratori di studio delle soluzioni più adatte alla loro preservazione.

Ci può spiegare alcune delle azioni concrete per ridurre l’impatto ambientale dei negozi?
Circa il 70% delle emissioni di gas a effetto serra di Lvmh è attribuibile al consumo energetico presso i punti vendita del gruppo, che coprono oltre un milione di metri quadrati di spazio retail in tutto il mondo. Per contribuire a combattere il cambiamento climatico, Lvmh e le sue maison hanno dato priorità al miglioramento delle prestazioni energetiche degli spazi retail. La prima leva è l’implementazione dell’illuminazione a Led , che riduce mediamente il consumo energetico del 30% rispetto all’illuminazione tradizionale. Abbiamo sviluppato una considerevole esperienza in quest’ambito e nel 2012 abbiamo lanciato il programma Lvmh Lighting. Questa politica ha portato alla creazione di una piattaforma interna di e-commerce che facilita l’approvvigionamento delle maison del Gruppo. Molti brand hanno già adottato misure importanti.

Di quali brand si tratta?
La maison Dior ad esempio si è impegnata a dotare tutti i suoi nuovi punti vendita di luci Led e utilizza già questa tecnologia per l’illuminazione del 90% delle boutique esistenti. Poi c’è la boutique Bulgari di via Condotti a Roma: un altro modo per migliorare le prestazioni energetiche dei punti vendita è rappresentato da opere di costruzione e ristrutturazione sostenibili che tengano conto dell’impatto ambientale e questa boutique è un case study di eccellenza da questo punto di vista. L’intero rinnovo del punto vendita soddisfa i più elevati standard in materia di protezione ambientale e lotta al cambiamento climatico. L’illuminazione a Led ha ridotto il consumo energetico di quasi il 40%. Ancora: il negozio Louis Vuitton di Place Vendome, a Parigi, aperto ad ottobre 2017 è interamente costruito secondo i più alti standard di efficienza energetica. È inoltre attualmente in corso un progetto pilota presso 14 punti vendita della catena Sephora del mondo. E Sephora Usa ha implementato dal 2007 un sistema di gestione energetica per i suoi punti vendita. Attualmente tutte le boutique Sephora sono già dotate del sistema di gestione ambientale (Ems). Questi sistemi consentono la gestione in tempo reale dei consumi per identificare opportunità di risparmio e favorire un processo di continuo miglioramento.

Oltre all’eliminazione dei pesticidi, quali misure avete preso nella divisione wine & spirits?
Le faccio due esempi: le botti Hennessy (uno dei più prestigiosi marchi di cognac e vini pregiati al mondo, ndr) sono fatte con legno da foreste a gestione sostenibile. La cantine sotterranee di Chateau D’Yquem, nella zona del Sauterns, sono termoisolate con biglie di vetro.

Veniamo alla sostenibilità sociale. Tutti dichiarono che le persone sono il patrimonio più importante per un’azienda. Per lei, concretamente, cosa significa?
Il valore delle persone è tutto, per me e per Lvmh. Ma capisco che bisogna riempire queste parole, di per sé chiare, di significato. Le posso dire che nel gruppo costruiamo i progetti intorno alle persone e ai talenti e che sentiamo la responsabilità di far emergere le migliori qualità di tutti. Vale per tutti, dalle persone che lavorano nei negozi ai direttori creativi. Non esiste una persona uguale all’altra e ognuno ha esigenze e desideri diversi. Le persone di grande talento creativo che lavorano nella moda e nel lusso assomigliano molto agli artisti. Il talento non è mai tondo... ma gli angoli, le piccole asperità possono essere superate. Le dico un’altra cosa, talmente di buon senso e logica che dovrebbe essere applicata come una conditio sine qua non. Eppure non è sempre così: se una persona si sente compresa, apprezzata e valorizzata, farà qualsiasi cosa con più impegno, entusiasmo, passione. Il ruolo di persone come me, all’interno di organizzazioni complesse, è anche questo. Ascolto e osservo molto, mi piace farmi stupire dalle persone e vederle crescere ed entusiasmarsi. Ogni contributo conta, anche se siamo un gruppo da 156mila persone. Proprio come azione per aiutare il pianeta conta, per tornare alla sostenibilità ambientale.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...