saggistica

Toni Morrison: vi racconto la lingua che fornisce riparo ai despoti

Una raccolta di saggi della Nobel afroamericana su temi quanto mai attuali: il femminismo, il razzismo, la lingua usata per mistificare e non per comunicare. Una lingua «che imbriglia l’immaginazione» e distrugge le società

di Lara Ricci

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Toni Morrison (Afp)

Una raccolta di saggi della Nobel afroamericana su temi quanto mai attuali: il femminismo, il razzismo, la lingua usata per mistificare e non per comunicare. Una lingua «che imbriglia l’immaginazione» e distrugge le società


4' di lettura

«Quando la mistificazione della vita quotidiana è completa, non c’è niente di nuovo o di contemporaneo nelle notizie. Pur essendo aggiornate al minuto, diventano arcaiche, moribonde e irreali come una penna d’oca, si lasciano sfuggire il futuro per custodire la privazione». Sembra di leggere amare considerazioni sui bollettini giornalieri dei contagiati e dei morti di Covid-19, su questi primi mesi di pandemia in cui la narrazione ufficiale della realtà diverge scandalosamente e impunemente dai fatti. In cui si è assediati da individui che paiono non capire più le parole, scolpiti come sono da sentenze, esatte per definizione, vuote per necessità. Sono invece osservazioni che Toni Morrison scriveva nel 1994. Da allora non hanno mai cessato di rispecchiare il nostro mondo.

Rifletteva quell’anno (in un saggio ora raccolto in L’importanza di ogni parola) su una società fondata sullo schiavismo, sul razzismo, sul sessismo. Una società «completamente razzializzata, che imbriglia l’immaginazione», dove la cultura è usata come un’armatura, o peggio, come un’arma. «Dove il saccheggio sistematico della lingua si può riconoscere dalla tendenza degli utilizzatori a fare a meno delle caratteristiche più sfumate, complesse, creative e a privilegiare la minaccia e la sottomissione. Un linguaggio oppressivo che non si limita a rappresentare la violenza, è esso stesso violenza; non si limita a rappresentare i limiti della conoscenza, bensì limita la conoscenza». Morrison stigmatizzava «una lingua ufficiale forgiata per approvare l’ignoranza e conservare il privilegio», una lingua «ottusa, predatoria, sentimentale [che] suscita reverenza negli scolari, fornisce riparo ai despoti».

L’indagine sul potere della forma di condizionare la sostanza è un fiume carsico che scompare e riappare in tutta la sua opera. Il titolo originale della raccolta, del resto, The source of self-regard - la fonte della considerazione di sé - fa pensare immediatamente al romanzo d’esordio del Nobel di Lorain, Ohio: L’occhio più azzurro, in cuiuna ragazzina afroamericana aspetta un figlio dal proprio padre e sogna ossessivamente di avere grandi occhi blu come le bambine “perfette” della pubblicità, occhi che la rendessero degna di essere amata, occhi davanti a cui nessuno potesse fare cose brutte. Là in forma narrativa, qui saggistica, Morrison continua a perseguire l’obiettivo «di invalidare la discussione su arte contro politica, [di] realizzare l’unione di estetica ed etica». E a espandere la sua riflessione sul male che il razzismo causa non solo ai neri, ma anche ai bianchi. A tutta la società cui viene imposto di amare solo fino a un certo punto. Cui quindi viene negato di amare, e di essere.

Il male che provoca anche il sessismo. La battaglia femminista è per Morrison profondamente legata a quella antirazzista. Fiorita sul terreno preparato dalla liberazione dei neri fin dal movimento abolizionista di metà ottocento, che diede vita a quello delle suffragette, e da quello per i diritti civili di metà Novecento, cui s’ispirò il movimento di liberazione femminile. In tutta l’organica opera di Morrison, il punto di vista degli afroamericani oppressi (e soprattutto delle afroamericane) è un angolo privilegiato (e rivendicato) di osservazione dell’umanità, delle sue società, del difficile rapporto con la nostra stessa estraneità. Così è anche in L’importanza di ogni parola, uscito negli Usa poco dopo la morte dell’autrice, l’estate scorsa, e forse per questo realizzato in modo un po’ caotico, senza che sia spiegato il criterio di composizione e selezione dei testi, talvolta ripetitivi e non alla stessa altezza (comunque un volume ricco di pagine di grande bellezza e intelligenza).

Amareggiata dal fatto che le femministe bianche non avessero raccolto la causa degli afroamericani, a differenza degli uomini neri battutisi per l’emancipazione di tutte le donne, preoccupata dal sessismo perversamente perpetrato anche dalle sue vittime, in questo libro troviamo Morrison chiedersi, a proposito delle sorellastre di Cenerentola: «quanto deve essere stato rovinoso, per quelle ragazzine, crescere con una madre, guardare e imitare quella madre, capace di ridurre in schiavitù un’altra ragazza». E se altrove osserverà che «la funzione della libertà è rendere liberi gli altri», tutto il volume è pervaso dall’analisi di come la società alteri e plasmi gli individui. «L’oppressione sociale fa cadere la popolazione in una sorta di coma, un coma che i despoti chiamano pace», nota in uno scritto del 2008 che sembra redatto per noi oggi. Così pare anche un saggio del 1998 in cui osservava come le immagini mediatiche siano divenute un simulacro del reale: «milioni di persone cercano nello schermo i segni della loro identità collettiva in quanto società nazionale e in quanto cittadini del mondo. Ormai i media hanno un ruolo decisivo nel costruire la “comunità immaginata” nazionale e globale». Tuttavia, se sotto la pressione dello spettacolo «diventiamo “spot” di noi stessi» (e allora non c’erano ancora i social, era l’infanzia di internet), «la letteratura ci consente - anzi, esige da noi - l’esperienza di noi stessi come individui multidimensionali. E proprio per questo è necessaria ora più che mai», affermava profeticamente. Per Morrison l’atto della lettura è carico di conseguenze e anche di responsabilità pubbliche. «Il romanzo permette e incoraggia modi diversi di sperimentare la dimensione pubblica - nel tempo, a livello emotivo, in uno spazio comune, con altre persone (i personaggi) e in una lingua che insiste sulla partecipazione individuale». È la «vita ulteriore del libro»: il trasformarsi della conoscenza e del significato che questo ha generato in atti sociali.

L’importanza di ogni parola

Toni Morrison

Trad. di S. Fornasiero e M. L. Cantarelli

Frassinelli, Milano, pagg. 390, € 18,50

Toni Morrison, coscienza d’America

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