Casa: città e quartieri in cui comprare per mettere a reddito

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Torino

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(Mirko Macari - stock.adobe.com)

Anche nel cuore di Torino si registra sempre più la tendenza ad affittare gli appartamenti per breve periodo. Gli investitori impiegano capitali inferiori a 200mila euro. Affittano anche a studenti.

In via Lagrange, via Roma, via della Rocca e Piazza Bodoni infatti ci sono investitori alla ricerca di monolocali e bilocali da mettere a reddito ed i capitali a disposizione sono compresi mediamente tra 50 e 250mila euro. Ci sono poi coloro che acquistano per avviare attività di B&B e casa vacanza, tendenza ormai in atto da qualche semestre.

La città registra un mercato residenziale effervescente. Stando ai dati dell'agenzia delle Entrate nel 2019 a Torino sono state vendute più case nell’ordine del 4,6%.

Ci sono anche diverse riqualificazioni di edifici storici pronti ad accogliere chi vuole cambiare la prima casa. Perché la tendenza oggi è lasciare la collina e tornare in centro. E c’è anche chi sceglie di vivere a Torino grazie al veloce collegamento in treno con Milano.

Proprio la vivacità del mercato ha spinto anche investitori e retailers a concentrarsi sulle vie centrali dello shopping. Da via Roma in poi sono nati diversi negozi di brand del lusso o altri, come Louis Vuitton, hanno decisamente ampliato lo spazio del negozio.

Ma mentre è in aumento la domanda d'acquisto abitativo, sono i prezzi a rimanere ancora fermi al palo.

Quanto all’offerta, la tendenza complessiva mostra invece uno stock in vendita stabile/in diminuzione nelle zone centrali e semicentrali, a fronte di un'offerta in aumento in quelle periferiche.

Per i bilocali nelle zone centrali e semi-centrali, la capacità media di spesa va dai 115mila ai 140mila euro. Cifra che sale a 140mila-200mila euro per i trilocali e tocca i 190mila-300mila euro per i quattro locali.

Tra le zone in cima alle preferenze dei torinesi si piazzano le sotto-collinari come Crimea-Gran Madre; il quartiere Cit Turin; il centro città, con la capofila Crocetta.

L’indicatore che segna le tempistiche medi di vendita prosegue la sua parabola discendente toccando 7,6 mesi e lo stesso sta accadendo al cosiddetto margine di sconto in fase di trattativa, dove la percentuale da applicare al prezzo di offerta si è ristretta in media al 14,4 per cento.

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