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Torino e il Piemonte raffreddano le previsioni, la manifattura soffre di più

L’industria registra indicatori negativi dopo sei trimestri di crescita: i saldi ottimisti-pessimisti per ordini e produzione sono al -4,6% e -1,8%.In calo anche le attese sull’export

di Filomena Greco

(industrieblick - stock.adobe.com)

2' di lettura

Il rallentamento dell’economia globale raffredda le previsioni degli industriali torinesi e piemontesi e si porta via almeno dieci punti rispetto alla rilevazione di giugno sugli indicatori di produzione e ordini relativi all’ultimo trimestre dell’anno. È quanto emerge dall’ultima congiunturale, realizzata da Unione Industriali Torino e Confindustria Piemonte, che raccoglie le valutazioni di quasi 1.300 imprese manifatturiere e dei servizi. La rincorsa dei prezzi di energia e gas incide sulla redditività e a soffrire di più è la manifattura.

Le attese sulla produzione registrano un deciso assestamento (-11,2 punti percentuali rispetto a giugno). La crisi energetica, il rallentamento dell'economia e le forti incertezze geopolitiche hanno dunque determinato un sensibile raffreddamento del clima di fiducia, che fino all'estate era ancora cautamente ottimistico, anche se, rende noto l’Unione Industriali di Torino in una nota «non si tratta di una svolta in direzione inequivocabilmente recessiva».

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Il saldo tra previsioni di aumento e riduzione infatti si mantiene di fatto in equilibrio, inoltre il tasso di utilizzo degli impianti resta su livelli molto elevati, superiori alla media di lungo periodo. restano poi positive le previsioni sull’occupazione anche se aumenta di poco il ricorso alla cassa integrazione.

La dinamica dell’inflazione, il rialzo dei prezzi di materie prime e, soprattutto, dell’energia incidono sui margini delle imprese che vedono peggiorare, in maniera marcata, la redditività. La difficoltà delle imprese piemontesi, che operano nelle filiere europee di settori come automotive, agroalimentare, aerospazio e meccanica in genere, è quella di scaricare gli aumenti sui clienti, evidenziano gli industriali.

La difficile contingenza economica poi sembra pesare di più sulla manifattura – indicatori negativi dopo sei trimestri di crescita – che non sui servizi: le imprese manifatturiere infatti sono molto più caute, con un saldo ottimisti-pessimisti negativo sugli indicatori relativi a produzione, ordini ed export. In particolare i saldi ottimisti-pessimisti per ordini e produzione sono pari a -4,6% e -1,8%, in calo, rispettivamente, di 11,1 e 12,4 punti rispetto al terzo trimestre. L'export cala di 7,7 punti e registra un saldo del -5,7%.

Peggiorano soprattutto le attese delle imprese chimiche, metallurgiche, tessili e del legno mentre nella metalmeccanica il clima di fiducia si indebolisce in maniera pesante rispetto a giugno con un saldo sulla produzione in caduta di 15 punti sebbene al di sopra del punto di equilibrio.

La rincorsa dei prezzi di materie prime, gas ed elettricità sta frenando il rimbalzo soprattutto dell’industria rispetto alla frenata imposta dal Covid e dal lockdown. Ad attutire il colpo, almeno in questa fase, contribuisce il portafoglio ordini per i prossimi mesi anche se le aspettative su export e ordinativi sono già in terreno negativo.

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