Cinema

Torino Film Festival: brividi e forti emozioni con «The Strings»

Tra le sezioni della kermesse piemontese, svetta «Le stanze di Rol», dedicata al cinema di genere con film sorprendenti come quello di Ryan Glover

di Andrea Chimento

The Strings

3' di lettura

«Le stanze di Rol» si confermano un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti del cinema di genere: come lo scorso anno, anche in questa nuova edizione del Torino Film Festival, la sezione curata da Pier Maria Bocchi sta riservando le sorprese più interessanti dell'intero cartellone.

Non si tratta soltanto di film inquietanti (seppur i brividi non manchino…), ma anche di titoli in grado di farci riflettere sul nostro presente in maniera mirabile.Tra questi, non si può non menzionare «The Strings», non soltanto uno dei prodotti più intensi della manifestazione, ma probabilmente uno dei film più sorprendenti della stagione.

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Pellicola canadese, «The Strings» ha per protagonista una giovane musicista che, dopo una drammatica separazione, va a vivere per qualche tempo nella casa, completamente isolata, di sua zia, per ritrovare la giusta ispirazione e tornare a comporre.Dopo aver posato per alcune fotografie in una location misteriosa, un'oscura presenza inizia a tormentarla senza tregua.

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Horror psicologico al femminile

Horror psicologico al femminile, «The Strings» è un lungometraggio incentrato sul labile confine tra realtà e immaginazione, paure tangibili e traumi del passato pronti a tornare di fronte ai nostri occhi. Non a caso nel corso del film ci sono diversi riferimenti alla fisica, alla relatività e alla “teoria delle stringhe”, esplicitamente richiamata nel corso della visione.

Brividi d'altri tempi

«The Strings» è un film davvero inquietante, che spaventa attraverso giochi di luce e ombre, porte che si aprono e si chiudono, regalando una serie di brividi che sembrano fuoriusciti da un cinema di altri tempi, con numerosi riferimenti al passato.Può venire alla mente una pellicola come «Images» di Robert Altman, ma anche quei film con case stregate degli anni Sessanta (da «Suspense» con Deborah Kerr in avanti).Non è una visione semplice e il ritmo non è quello degli horror a cui siamo abituati oggi (fortunatamente), ma le emozioni e i livelli di lettura sono numerosi, a partire da un ottimo incipit che mostra inoltre la grande capacità tecnica del regista Ryan Glover (anche montatore, sceneggiatore e direttore della fotografia del film).

Menzione speciale per l'attrice protagonista Teagan Johnston, eccellente cantante che regala una serie di performance canore davvero affascinanti nel corso dei circa 90 minuti della pellicola.

Raging Fire

Un'altra emozione da «Le stanze di Rol» è arrivata da «Raging Fire», ultimo film del compianto Benny Chan, uno dei registi più importanti del cinema di Hong Kong degli ultimi decenni.Scomparso nell'agosto del 2020, Chan ha firmato un'opera (che purtroppo vediamo postuma) pienamente nelle sue corde, un film d'azione in perfetto stile hongkonghese che ricorda molti titoli della sua bella carriera.

Al centro della trama c'è un poliziotto che ha lavorato per anni in prima linea risolvendo molti casi ma, nonostante questo, viene considerato dai colleghi un outsider per via del suo carattere e dei suoi metodi poco ortodossi. Solo il suo protetto rispetta le sue idee, pur non condividendo i suoi metodi inflessibili, ma il destino li porterà inaspettatamente a scontrarsi, mettendoli l'uno contro l'altro.

Non è tanto però la narrazione a contare in questo prodotto adrenalinico, girato con grande classe e ricco di sequenze d'azione montate in maniera impeccabile: se la sceneggiatura non regala grandi scossoni, ci pensa la cinepresa di Benny Chan a tenere alta l'attenzione e regalare un bello spettacolo. Il risultato è un film-testamento, semplicemente imperdibile per i fan del genere e del cinema di Hong Kong.

Coming Home in the Dark

Meno scossoni ma altrettanto interesse lo regala «Coming Home in the Dark», film neozelandese firmato dall'esordiente James Ashcroft.Una famiglia parte per trascorrere una tranquilla giornata in mezzo alla magnifica natura locale, arrivando in un luogo completamente isolato dove poter fare un pic-nic. La presenza di due vagabondi, però, segnerà l'inizio di un vero e proprio incubo che si collegherà al passato di uno dei genitori.Aperto da una sequenza di grandissimo impatto visivo, «Coming Home in the Dark» punta tantissimo su alcune location capaci di trasmettere meraviglia e angoscia allo stesso tempo: sensazioni che si muovono veloci nella mente e negli occhi degli spettatori guardando questo film.La tensione si mantiene alta sino alla fine, anche se il film pecca un po' di già visto e non spinge fino in fondo l'analisi dei possibili risvolti politici che una storia come questa porta con sé. I personaggi, però, sono credibili e il coinvolgimento si mantiene costante: niente male, soprattutto tenendo conto che si tratta di un'opera prima.

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