Strategie industriali

Torino hub dell’auto elettrica - Parte la produzione della 500

A Mirafiori è concluso l'allestimento della linea per la realizzazione in serie dell'utilitaria di Fca. La Ghibli, prodotta a Grugliasco, diventerà il primo modello ibrido di Maserati

di Filomena Greco

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I robot della linea di assemblaggio della Fiat 500 elettrica

A Mirafiori è concluso l'allestimento della linea per la realizzazione in serie dell'utilitaria di Fca. La Ghibli, prodotta a Grugliasco, diventerà il primo modello ibrido di Maserati


5' di lettura

Produzione al via nel secondo trimestre dell’anno e presentazione della nuova Fiat 500 elettrica durante il Salone di Ginevra, a partire dal 5 marzo, mentre il 4 luglio sarà la volta della presentazione alla stampa internazionale. L’ingresso di Fiat Chrysler nel mondo dell’auto elettrica ed elettrificata parte dunque da Mirafiori, dove l’allestimento della linea produttiva della nuova 500 è concluso, le prime auto in fase di test sono in circolazione e dove da marzo inizierà la produzione in serie del modello che segna il debutto del Gruppo nel mondo dell’e-mobility.

Contestualmente partirà il programma di elettrificazione della Ghibli, prodotta a Grugliasco, che diventerà il primo modello ibrido del Tridente. Nel frattempo, però, i volumi produttivi del polo torinese dell’auto si sono dimezzati nell’arco di un anno.

La sfida di Mirafiori
A regime, si prevede una produzione pari a 80mila unità all’anno con 1.200 persone al lavoro. Ma nel frattempo i volumi di Mirafiori si sono più che dimezzati rispetto al 2018: lo stop alla linea dell’Alfa Romeo Mito e un mercato difficile per Maserati hanno ridotto la produzione l’anno scorso a quota 11.181 unità contro le 28.900 autovetture del 2018. A dicembre per Mirafiori è stato raggiunto l’accordo per prorogare fino a settembre 2020 i contratti di solidarietà per 2.600 lavoratori, con una riduzione dell’orario di lavoro fino al 60%. Sarà dunque la 500 elettrica a risollevare le sorti dello stabilimento torinese dell’auto, o almeno a integrare i volumi, sebbene ci vorranno un mercato disponibile e almeno due anni di tempo per raggiungere i volumi produttivi stimati in questa fase. Da inizio anno sono state 811 le Maserati Levante prodotte a Mirafiori, su dieci giorni di lavoro, ritmo analogo anche a Grugliasco, con 739 tra Ghibli e Quattroporte messe in produzione.

Contestualmente all’industrializzazione del primo modello full electric del Lingotto, Fca ha avviato due progetti che procedono in parallelo, entrambi collocati nel comprensorio di Mirafiori: il primo è l’hub destinato allo sviluppo di tecnologie Smart Grid con Terna, il secondo è il polo di assemblaggio e riutilizzo delle batterie a litio.

Il polo Maserati di Grugliasco
Linee produttive al minimo storico anche a Grugliasco, dal 2013 lo stabilimento destinato alla produzione delle Maserati dopo la decisione di rilanciare il brand. Da allora la produzione ha raggiunto un picco nel 2014 – 36mila autovetture prodotte – per poi calare progressivamente e ridursi ad una produzione stimata a quota 10mila unità nel corso del 2019 contro le 14mila vetture nel 2018. Contratti di solidarietà per i quasi 1.500 addetti, fino a giugno. Quattroporte e Ghibli, prodotte nello stabilimento torinese, si presentano come prodotti maturi e scontano un mercato in forte contrazione, soprattutto in Cina . Uno scossone però potrebbe arrivare quest’anno con l’avvio del programma di elettrificazione della Ghibli. La berlina del Tridente sarà il primo modello ibrido – in versione plug in – di casa Maserati e sarà presentato a luglio prossimo, per arrivare sul mercato qualche mese dopo. Potrà rinvigorire l’appeal del brand lusso di Fiat Chrysler ma difficilmente potrà incidere sui volumi produttivi. Saranno le “storiche” GranTurismo e GranCabrio, completamente ridisegnate, poi, secondo il piano industriale illustrato da Maserati nell’autunno scorso, a rappresentare i primi modelli full electric del Tridente, con un orizzonte temporale però più in là nel tempo, a partire dal 2021, e investimenti per 800 milioni. La produzione, come comunicato dal Gruppo, sarà concentrata nel polo di Torino: potrebbe essere Grugliasco oppure la stessa Mirafiori, dove si consoliderebbero le attività sul fronte della mobilità elettrica. Sebbene attualmente tutta la produzione Maserati sia concentrata a Torino, la città non giocherà due delle partite industriali del prossimo futuro previste per il brand lusso del Lingotto: la prima è quella per la super sportiva della casa, destinata allo stabilimento di Modena e che sarà presentata a luglio, la seconda riguarda invece lo Sport Utility Vehicle Maserati assegnato alla fabbrica di Cassino e che vedrà debuttare le presierie entro fine 2021.

POLO TORINESE DELL’AUTO

I numeri di Mirafiori e Grugliasco (Fonte: elaborazione Il Sole 24 Ore su dati vari)

POLO TORINESE DELL’AUTO

Gli scenari
Dei 5 miliardi di investimenti annunciati dai vertici Fca nel 2018 e confermati dopo la notizia della fusione con Psa, due miliardi saranno destinati all’area produttiva di Torino, come confermato durante l’ultimo incontro del responsabile Emea Pietro Gorlier con il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, di cui 700 milioni riservati al polo di Mirafiori , altri 800 ai programmi di elettrificazione dei modelli prodotti a Grugliasco.

I due stabilimenti torinesi dovranno nei prossimi anni definire il proprio ruolo all’interno del processo di fusione tra Fca e Psa, che si concluderà nel prossimo anno e mezzo e che porterà alla nascita del quarto gruppo al mondo per volumi. Lo stesso ceo di Fca Mike Manley ha ribadito come uno dei valori aggiunti dell’operazione è rappresentato dalle possibili sinergie industriali. Il punto dunque sarà capire come piattaforme e specializzazioni produttive in futuro potranno incrociarsi. La Fiat 500 elettrica dovrà ritagliarsi uno spazio di mercato tra le city car a impatto zero, mentre i brand del lusso, Maserati e Alfa Romeo – che non hanno “concorrenti interni” al nuovo gruppo che vedrà la luce dalla fusione dei due carmaker – potrebbero trarre impulso all’interno di un perimetro industriale e finanziario più ampio, a patto però che si acceleri sul fronte della gamma e dei nuovi modelli.

«A guardare i numeri attualmente – sottolinea Giuseppe Berta, docente di Storia dell’industria alla Bocconi di Milano – Torino ha uno stabilimento auto in più perché i volumi non giustificano il mantenimento di due poli produttivi distinti. Lo stesso stabilimento di Mirafiori, oltre tre milioni di metri cubi di estensione, non è più sostenibile in sé. Tutti i grandi gruppi stanno ridimensionando i plant, penso alla fabbrica Ford di River Ruge, in Michigan, dove lavorano 3.600 persone su tre turni e producono il pick up più venduto in America». Il numero di addetti tra Mirafiori e Grugliasco si è ridotto alla luce di pensionamenti e uscite anticipate, e non raggiunge le 5mila unità, di fatto la dotazione media di uno stabilimento finale per l’assemblaggio di automobili. «La fusione con Psa – aggiunge Berta – potrebbe rappresentare l’occasione per ottimizzare la produzione concentrando le linee in un solo stabilimento». In linea generale, aggiunge, «credo sia necessario guardare al futuro con un’altra logica rispetto a quella dei grossi volumi del passato. Serve puntare sulla versatilità delle lavorazioni, sulla progettazione, sull’ingegneria, su produzioni di piccola serie e nicchie. Su questo Torino può giocare le sue carte, ma serve un impegno “di sistema” per non disperdere saperi e competenze».

A Torino, ripete Edi Lazzi, segretario provinciale della Fiom, «servono volumi produttivi e la Fiat 500 elettrica da sola non sarà sufficiente. Il polo produttivo torinese è passato da 218mila autovetture prodotte nel 2006 a poco più di 20mila unità l’anno scorso, secondo le nostre stime». Gestire la riduzione del personale e delle produzioni, come fatto finora, non basta, aggiunge Lazzi: «Serve un rilancio complessivo del polo produttivo torinese, serve puntare a produzioni nel segmento B, che Mirafiori ha sempre fatto nella sua storia, come la Punto, magari in versione elettrica o ibrida. Ed è necessario un progetto complessivo per la città, che possa favorire la nascita di una Gigafactory, come quella che si sta progettando a Caserta».

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