Innovazione

Torino prova a tenere il passo sul progetto Smart city

Dal circuito di smart road da 35 chilometri ai test delle start up su nuove tecnologie

di Filomena Greco

Dal circuito di smart road da 35 chilometri ai test delle start up su nuove tecnologie


3' di lettura

La Città di Torino prova a tenere il ritmo sul progetto della Smart City e lo fa grazie alla spinta di quattro start up che avranno la possibilità, nei prossimi mesi, di testare in ambito urbano le proprie tecnologie e i propri servizi. Nei giorni dell’allarme sanitario, dunque, il lavoro di Torino City Lab va avanti. Si tratta della piattaforma per l’innovazione voluta tre anni fa dall’attuale ministro all’Innovazione Paola Pisano, all’epoca membro della Giunta di Chiara Appendino, con l’obiettivo di creare un ecosistema che favorisca e acceleri la sperimentazione di nuovi servizi e tecnologie smart. Ne fanno parte enti pubblici come il Comune, il Politecnico di Torino, l’agenzia per la mobilità 5T e aziende come Fca, Iren, Fev, Gtt, società del trasporto pubblico locale. «Vogliamo lavorare come facilitatori, per garantire a start up e imprese – spiega l’assessore all’Innovazione della Città di Torino Marco Pironti – la possibilità di testare idee preindustriali, tagliando tempi autorizzativi e procedure burocratiche. È esattamente quello che ci prepariamo a fare con le quattro start up accelerate da Techstars che hanno presentato sulla piattaforma di Torino City Lab la loro tecnologia». Si tratta di tre società americane e una inglese alle prese con lo sviluppo di tecnologie per migliorare la sostenibilità della mobilità in città. La Parkofon ad esempio ha lavorato ad una piattaforma intelligente di gestione parcheggi e sosta, basata su una tecnologia “Internet of Things” da incorporare direttamente sull’auto in grado di indicare parcheggi liberi e stazioni di ricarica e garantire pagamenti automatizzati, superando così parchimetri e sensori statici. L’inglese PowerMarket invece ha sviluppato una piattaforma centralizzata in grado di localizzare, grazie ai dati satellitari, i migliori siti in città per impianti ad energia solare, ad esempio da realizzare su tetti e facciate degli edifici pubblici. La Automotus invece ha messo a punto un software di analisi capace di gestire i problemi legati a sosta e mobilità urbana per diverse tipologie di veicolo. Infine Urban SDK, società americana che ha sviluppato una piattaforma per la gestione smart delle città che analizza in real time le operazioni di mobilità, trasporto, sostenibilità e sicurezza e rappresenta uno strumento efficace di programmazione.

«Sostenibile e sicurezza sono i driver che stanno alla base del progetto – aggiunge Pironti – e la città di Torino sta provando a trasformarsi in un punto di riferimento per l’innovazione nel settore della mobilità urbana».

A questo proposito, Torino si è dotata di circuito urbano di smart road per fare test su strada da 35 chilometri, per sperimentare veicoli elettrici e connessi e autonomi. Attualmente la normativa del ministero dei Trasporti permette soltanto ai costruttori di auto di di testare veicoli, una volta superata questa limitazione sarà possibile allargare la platea anche a quelle aziende che producono servizi e tecnologie.

L’esperienza di Olly, lo shuttle elettrico testato all’interno del Campus Ilo delle Nazioni Unite a Torino rappresenta un caso emblematico nel quadro della smart mobility: da un lato un veicolo connesso e a guida autonoma – livello 4, di fatto non ancora presente sul mercato – che in futuro potrebbe essere utilizzato nel trasporto pubblico locale per lo spostamento delle persone, dall’altro un mezzo elettrico, non inquinante e a zero emissioni.

Nuove tecnologie e nuovi stili di vita, dunque. «Questa emergenza ci sta insegnando a riconsiderare la necessità degli spostamenti – conclude l’assessore Pironti – a emergenza finita sarà tutto da ripensare e ottimizzare per garantire maggiore sostenibilità e fare in modo che i sacrifici che stiamo facendo diventino nuovi stili di lavoro e di movimento».

Nel breve termine, l’asset che la città sta offrendo è quello di sostenere la possibilità di validare l’idea imprenditoriale in larga scala e in ambito urbano, in vista di una possibile scalabilità a livello più ampio. Nel medio termine l’obiettivo è stimolare collaborazioni e attirare attività di ricerca e sviluppo sul territorio.

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