iniziativa partita dalla chiesa

Torino si candida a “capitale” dell’intelligenza artificiale

Capofila dell’iniziativa l’Arcidiocesi con il Servizio per l’Apostolato Digitale. Adesione di istituzioni, università, Politecnico e sistema produttivo

di Carlo Andrea Finotto

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Torino (Agf Creative)

Capofila dell’iniziativa l’Arcidiocesi con il Servizio per l’Apostolato Digitale. Adesione di istituzioni, università, Politecnico e sistema produttivo


3' di lettura

Torino brucia i tempi e si candida a diventare riferimento per l’intelligenza artificiale in Italia. L’iniziativa vede la luce poco dopo la presentazione del rapporto sulle strategie per l’intelligenza artificiale realizzato da un pool di esperti incaricati dal ministero per lo Sviluppo economico. Nel documento, infatti, si auspica la creazione di un Istituto italiano per l’intelligenza artificiale.

Il Servizio per l’Apostolato Digitale

Una candidatura, quella piemontese, che parte dal basso, dalla società civile. A lanciarla è infatti un appello di don Luca Peyron, coordinatore del Servizio per l’Apostolato Digitale della diocesi di Torino e docente di teologia della trasformazione digitale alla Cattolica di Milano. A sua volta, lo stesso Servizio creato dall’arcivescovo Cesare Nosiglia nel novembre 2019, «È un unicum in Italia e tra i pochi a livello internazionale – spiega Peyron -. Si tratta di una sorta di pensatoio sulla trasformazione digitale» intergenerazionale e aperto ai contributi di esperti e non.

Come è nato l’appello

Secondo Peyron Torino e il Piemonte avrebbero tutte le carte in regola per ricoprire un ruolo guida a livello nazionale e anche europeo: la presenza di Politecnico, Università, centri di ricerca industriali, ma soprattutto «cultura e sensibilità giuste» per rendere la candidatura più che concreta. Così è nata l’idea dell’appello, «dopo un confronto con l’arcivescovo abbiamo deciso di lanciare il sasso nello stagno» spiega il coordinatore del Servizio per l’Apostolato Digitale che nel frattempo ha già incontrato i rettori degli atenei piemontesi, i rappresentanti istituzionali, il mondo imprenditoriale, incassando numerosi endorsement da Unione industriale di Torino, Comune, Regione, Museo piemontese dell'informatica, ordini professionali, Club degli investitori, Csi.

Il fatto che l’iniziativa sia partita dalla Chiesa ha consentito, per Luca Peyron, di «liberare energie. La Chiesa ha un ruolo di garante che ha favorito le adesioni degli altri soggetti sul territorio: noi spingiamo per l’inclusività».

Se a livello di Paese si parla di una situazione di ritardo nella digitalizzazione, denunciata di recente anche dalla Corte dei conti, «qui non si tratta di far partire una macchina, ma semmai di rendere più performante una macchina che in effetti c'è già» sottolinea Peyron che precisa: «Il tessuto accademico, imprenditoriale e sociale di Torino permetterebbe, più che la creazione di qualcosa di nuovo, l’accelerazione di un processo esistente».

Un ecosistema già esistente

Quasi a confermare le parole del coordinatore del Servizio per l’Apostolato Digitale, a fine maggio Intesa Sanpaolo, Tim e Google hanno siglato un memorandum of understanding per la creazione di due Region Cloud Google a Torino e Milano, che useranno i data center di Tim. Tra le ricadute previste anche un centro per l'intelligenza artificiale per sostenere le startup.

Dopo l’appello che ha dato il via alla “candidatura” torinese, ora Peyron chiarisce che è in corso un «attento lavoro di ascolto, di coinvolgimento delle competenze, di raccolta di suggestioni, che porti anche all’individuazione di una squadra in grado, alla fine del percorso, di realizzare un faldone ricco di spunti concreti da portare a Roma a breve: possibilmente prima di Natale».

Riflessione etica e sociale indispensabile

A spingere l’arcidiocesi di Torino a compiere un passo su un terreno che a prima vista potrebbe non sembrare così abituale «è l’elemento etico – sottolinea don Luca Peyron –. La presenza non solo ha senso ma è proprio un dovere. Dobbiamo chiederci per chi vogliamo sia l’intelligenza artificiale e con quali valori: un presidio è quindi fondamentale per evitare di trovarci in un mondo che non ci piace. Inoltre, c’è una lunga storia ecclesiale e sociale che fa di Torino e del Piemonte un luogo che ha da dire cose importanti sul fronte dell’inclusione sociale».

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