rigenerazione

Torino si reinventa «green» con una alleanza tra pubblico e privato

Parte un tavolo di lavoro per lanciare alcuni progetti-pilota di rigenerazione urbana della sfida «Green Torino». Al via a breve il censimento delle aree su cui avviare le azioni

di Maria Chiara Voci


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2' di lettura

Torino lancia una sfida per individuare un nuovo metodo di coordinamento delle operazioni di rigenerazione del territorio e propone di testare il modello su tre o quattro ambiti urbani concreti, da individuare a fronte di un lavoro di analisi, ascolto e mappatura. La strategia che ne emergerà dovrà essere innovativa, facilmente attuabile, studiata sui canoni della sostenibilità, misurabile e replicabile in altri contesti urbani per generare sviluppo immobiliare, valore sociale e vivibilità.

Il progetto si chiama Green Torino ed è promosso dal Chapter Piemonte Gbc Italia in collaborazione con Gbc nazionale: il primo kick-off meeting si è svolto alle Officine Grandi Riparazioni, alla presenza di una cinquantina di rappresentati di enti diversi (dal Comune al Politecnico, dall’Iren alla Finpiemonte, dalle associazioni datoriali a quelle del commercio e dei condomini, dagli ordini e collegi fino a diverse imprese edili e di prodotto e professionisti).

Dal tavolo ciascuno si è alzato con il primo compito operativo che è quello di incrociare i dati in possesso di ciascun ente così da arrivare, per inizio 2020, a una mappatura degli ambiti su cui attivare l’esperienza pilota. A governare l’iniziativa è un Comitato di Coordinamento composto dal Politecnico di Torino, da Gbc Italia e Chapter Piemonte, da Ape Confedilizia, dal Cna e dalla Città di Torino.

«Torino si è sempre distinta in Italia per l’innovazione nella rigenerazione del territorio - spiega Marco Mari, vice presidente di Gbc Italia -. Spesso si parla di contrapposizione con Milano. Ma sul real estate e nella riqualificazione urbana, la città della Mole è un contesto già fertile in cui testare un metodo pilota. Siamo certi di poter innestare qui una sperimentazione che sarà modello per diverse città in Italia, ma anche scalabile a realtà minori, come i comuni delle aree interne».

Gli interventi immaginati per riqualificare il contesto non sono solo edilizi, ma agiscono anche nel campo della mobilità, dell’energia, della qualità dell’aria. Alta qualità e gestione dei tempi - che devono essere rapidi per consentire competitività - sono due focus del processo avviato.
«Torino ha un potenziale ancora inespresso - commenta Massimiliano Fadin, presidente del Chapter Piemonte Gbc Italia - e il nostro obiettivo è mettere in rete più di 40 stakeholder per definire una strategia di sviluppo sostenibile, che porti ad attivare processi di rigenerazione urbana».

Il percorso in tappe è già delineato. «Il censimento delle aree e la successiva individuazione di tre o quattro ambiti territoriali su cui avviare le azioni - spiega Lorenzo Balsamelli, vice segretario del Chapter Piemonte - dovrà essere ultimata per la primavera. Partiremo dunque con uno studio di analisi dei dati del territorio, consci che l'ascolto sia sempre il punto da cui partire. Entro fine maggio 2020 un documento di sintesi potrà essere utilizzato a maggior valore per l’avvio di bandi e interventi. A riferimento saranno ovviamente impiegati i criteri proposti dai protocolli Leed for Neighborhood Development, Gbc Quartieri e Well Community. In maniera inclusiva apriremo a tutti i protocolli nazionali».

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