LA MANIFESTAZIONE

Torino torna in piazza per il sì alla Tav: «Siamo 30mila»

di R.Fe.


Tav, nuova spaccatura nel governo: Lega a Torino per il sì

4' di lettura

Torino torna in piazza, a due mesi dalla prima manifestazione, con una iniziativa per dire sì alla Tav. Lo scenario è lo stesso: ancora Piazza Castello, la stessa dello scorso 10 novembre, per ribadire il sostegno alla Torino-Lione e alle grandi opere come motore di sviluppo del Paese. In una piazza senza simboli di partito («Siamo più di trentamila, come l’altra volta» dicono gli organizzatori) si sono ritrovati imprenditori, associazioni di categoria, sindacati e società civile ma anche esponenti politici come i governatori di Piemonte e Liguria, Sergio Chiamparino e Giovanni Toti, il Pd con Maurizio Martina e Forza Italia. Presenti un centinaio di sindaci: uno speaker ha letto al megafono i nomi di tutti i Comuni rappresentati, da Venezia a Sestriere.

C’è anche la Lega con il capogruppo Maurizio Molinari, favorevole a un’opera osteggiata invece dall’alleato di maggioranza, il Movimento 5 Stelle.
Una presenza che sottolinea la distanza tra i due soci al governo. «La Tav non si deve fare, per niente» ha ribadito Alessandro Di Battista. Anche Luigi Di Maio smorza i contrasti: «Non mi scandalizzo per il fatto che si vada in piazza a dire che si era per il Sì alla Tav». Matteo Salvini però ribadisce: «Nel contratto di governo ci sono i referendum propositivi come in Svizzera, giustamente, quindi se sul Tav non c’è un accordo politico la parola passa agli italiani. Ho ben chiaro in testa che voterei a favore dello sviluppo e della crescita».

E se Molinari si professa ottimista («Come si è trovato un compromesso su altri temi, credo che alla fine lo troveremo anche sulla Tav, come sul Terzo Valico, sulla Pedemontana sulla Tap») la replica di Giorgio Bertola, candidato M5S alle prossime elezioni regionali del Piemonte, è poco accomodante: «Non si possono fare i conti senza l’oste, che in questo caso sono i dati dell’analisi costi-benefici. Su quelli non c’è compromesso che tenga, così come scritto nero su bianco sul contratto di Governo. Non si possono prendere decisioni importanti sulla base di opinioni o umori pre-elettorali, bensì sulle analisi condotte dagli esperti».

In piazza anche gli imprenditori
«Al Governo - dice il presidente di Confindustria Piemonte, Fabio Ravanelli - chiediamo che rispetti gli impegni presi, i patti presi con la Francia e le 7 analisi precedenti, perché quest’ultima è una farsa dal momento che la commissione è composta da noti No Tav». Il presidente dell’Unione Industriale di Torino, Dario Gallina chiede che «non si mettano in discussione accordi internazionali, occupazione e lavori già in corso. Non si metta in discussione la competitività di questo Paese. Perderemmo credibilità a livello europeo, un disastro per Torino, il Piemonte e tutto il Paese». «Troviamo surreale il dibattito sulla chiusura dei cantieri aperti come quello sulla Tav - ha commentato il direttore generale di Confindustria Marcella Panucci in un’intervista al Giornale Radio - perché quando un cantiere è partito bisogna portarlo avanti e anche rapidamente per fare in modo che, non solo opere vitali per il paese vengano portate a termine, ma anche che cantieri aperti creino occupazione, creino indotto e quindi crescita».

L’ipotesi referendum
Per il governatore piemontese Chiamparino «non è incoerente che la Lega sia in piazza, c’era già l’altra volta. Ma essendo anche un’importante forza di Governo deve contribuire a decidere, e in fretta, prima ancora di andare in piazza». L’ex sindaco di Torino ricorda come il «tunnel si sta facendo ed entro giugno finiscono gli altri due chilometri previsti dall’attuale appalto. Ora completino l'analisi costi-benefici e entro gennaio dicano sì o no». Chiamparino ha poi sottolineato che «se sarà sì sarà un successo per tutto il territorio», in caso contrario il presidente è tornato a parlare di referendum. «E se decideranno entro gennaio - aggiunge - e non sarà la settima promessa non mantenuta di Toninelli allora entro marzo c’è tutto il tempo di farlo». Di ipotesi referendum aveva parlato nei giorni scorsi il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini.

I politici al flash mob
«Non credo che sulla Tav il governo sia a rischio” sostiene il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti (Fi). Il vicepresidente del suo partito, Antonio Tajani, però sottolinea: «Questo Governo non sta facendo nulla. Nasce da un matrimonio contro natura, da forze in contrasto tra di loro». «Siamo qui perché siamo coerenti con il lavoro che abbiamo sempre fatto per la Tav. Noi siamo
quelli che hanno sbloccato l'opera, che l'hanno finanziata per intero, quelli che l'hanno fatta partire in concreto con i francesi» dice il segretario del Pd, Maurizio Martina.

Gli organizzatori
«Da questa piazza - è il bilancio di Patrizia Ghiazza, una delle sette “madamin”, le “signore” in piemontese, che hanno saputo farsi interpreti del popolo del sì dando vita alla manifestazione - è arrivato un messaggio molto bello e positivo. Se due mesi fa è stato detto un grande Sì, anche ad altri temi per lo sviluppo e il futuro della città, oggi è stato il seguito. E se il seguito è stato così numeroso, importante e vicino ai cittadini allora è vero che questa anifestazione è stata ancora più importante di quella precedente. Partiamo da Torino ma questa è un'opera italiana ed europea fondamentale ed è per questo che molti sindaci e Città erano presenti da varie parti d’Italia». Soddisfatto anche Mino Giachino, uno dei promotori dell’iniziativa. «Questa manifestazione è stata ancora più importante di quella di due mesi fa, abbiamo ottenuto un risultato politico importantissimo» perché «qualsiasi modifica al progetto della Tav deve andare in Parlamento e la manifestazione di questa mattina ha fatto capire a chi è contrario all'opera che se vanno in Parlamento vengono battuti. Io penso quindi che nei prossimi giorni modificheranno l’analisi costi-benefici e diranno che l’opera si fa». A fine mese, quando arriverà il responso, si saprà se l’onda lunga del popolo del sì ha avuto effetto sulle decisioni del governo.

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