Una più del diavolo: l'archivio di Mephisto Waltz

MEPHISTO WALTZ

Tormentis verberare


2' di lettura

Scriveva il compianto Guido Rossi: “Il capitalismo è opaco, la politica evanescente”. Ieri. Figurarsi oggi. Sarebbe bene ricordarLo. Qui, nel caldo torrido, con tritoni da Diabulus vaganti nell’etere e ambiguità non tanto enigmatiche, bensì autentici paradossi mefistofelici. Dove scorre tutto e di più, tra livori sardonici sparsi ovunque nell’orbe terracqueo. Anche tra noi, “popolo di poeti, di artisti, di eroi / di santi pensatori, di scienziati / di navigatori, di trasmigratori”, come sta inciso sul travertino del Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR.

Diamo un’occhiata a quel che sta succedendo nelle “due” capitali, Milano e Roma. Qui, dopo una bordata lanciata da Sergio Rizzo su Repubblica, il Giornale dell’Arte si accoda, e con una scarica a palle incatenate contro il MIBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) denuncia una “Riforma del gambero, antistorica e acchiappatutto”, tra i due corni di ”Autonomia Responsabile e Centralismo Autoritario”. Altro che tinte pastello. Colori primari e colpi bassi a testa d’ariete. Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto a Milano, Teatro alla Scala, va in onda una pièce senza fine: dubbi, ripensamenti di menti inquiete, delega esterna (Egon Zehnder) per designare il nuovo Sovrintendente. Con quesito amletico: accettare o no la ricca proroga perorata da Pereira?

La procedura, guarda caso, è in linea col precedente bando “pilatesco”, che per analoghe titubanze fu lanciato dalla “Odd Couple” Ermolli – Pisapia. Un film, un gioco al rimando origine dei patemi degli adoratori del dio danaro, capitanati anche da sindacati e loggionisti co-interessati, sostenuti dal Corriere della Sera. Tutti novelli conservatori dell’impianto in essere.

Vecchi metodi. Analoghi a quelli praticati dai Baroni Universitari, quando si accordavano per una nuova nomina vestendola da “Concorso”, però  in sacrestia e sempre con un touch of class. Tutta gente che ne sa una più del povero Mefisto che, attonito, chiede asilo come migrante a Possagno, nel Tempio dove esattamente duecento anni fa (11 luglio 1819) poneva la prima pietra il divo Canova.
Oggi Vittorio Sgarbi celebrante.

Omnia mutantur, gattopardescamente con Tomasi di Lampedusa, tutto cambia perché nulla cambi.

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