al rizzoli di bologna

Torna a camminare con caviglia ricostruita con stampa 3d, è la prima volta al mondo

L'impianto è stato eseguito su un paziente di 57 anni che aveva perso la funzionalità della gamba a causa di un grave incidente stradale. A tredici anni di distanza è ora in grado di camminare

di Natascia Ronchetti


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(BSIP / AGF)

2' di lettura

È la prima volta al mondo. L’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna ha ricostruito una intera caviglia con una protesi su misura in stampa 3D. L'impianto è stato eseguito su un paziente di 57 anni che aveva perso la funzionalità della gamba nel 2007 a causa di un grave incidente stradale. A tredici anni di distanza è ora in grado di camminare.

L’intervento innovativo
La tecnica innovativa di personalizzazione della procedura di sostituzione protesica della caviglia, che partendo dall’anatomia di ogni singolo paziente permette di costruire un impianto su misura in stampa 3D, è stata messa a punto da un equipe di ortopedici e ingegneri dello Ior e dell’Università di Bologna, coordinata dal professor Cesare Faldini, direttore della Clinica Ortopedica 1. L’intervento è avvenuto il 9 ottobre scorso e come spiega lo stesso Faldini «rappresenta una innovazione assoluta a livello mondiale perché è la prima volta che un impianto protesico per la caviglia a conservazione dell'isometria legamentosa viene costruito in stampa tridimensionale e impiantato con una tecnica a guide di taglio personalizzate che permettono di risparmiare tempo chirurgico e tessuto osseo in un paziente affetto da una distruzione articolare post traumatica».

La stampa 3d
Due le fasi che hanno contraddistinto la procedura. Il paziente qualche settimana prima dell'intervento è stato sottoposto a un esame TC della caviglia in posizione eretta. Successivamente una ricostruzione 3D ha permesso di ricavare un modello tridimensionale della gamba e del piede, tramite un software sviluppato al laboratorio di Analisi del movimento dell'istituto dal gruppo di ricerca guidato dall'ingegnere Alberto Leardini. Chirurghi ortopedici e ingegneri biomedici hanno poi simulato l'intervento chirurgico al computer, lavorando su forma e dimensioni di ogni componente protesica per rispondere alle caratteristiche anatomiche specifiche del paziente. Questo fino a trovare la combinazione ottimale delle componenti di astragalo e tibia, le due ossa che compongono la caviglia. Solo a questo punto è stato prodotto un corrispondente modello osseo e protesico in stampa 3D in materiale plastico, per le prove manuali finali. La protesi vera e propria è stata poi stampata in una lega di cromo, cobalto, molibdeno, con la tecnologia Ebm. Il paziente, che fino a quel momento era considerato inoperabile, è stato sottoposto dopo l'intervento a un protocollo personalizzato. Riportare alla funzionalità l’articolazione compromessa da anni ha richiesto la collaborazione dell'unità di Medicina Fisica e riabilitativa del Rizzoli diretta da Maria Grazia Benedetti.

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