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Torna la fiera Contemporary Istanbul: il rilancio è politico

La settimana dell'arte contemporanea della città si apre a espressioni artistiche di Est Europa, ex Unione Sovietica e Medio Oriente

di Sara Dolfi Agostini


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Contemporary Istanbul 2019 (photo M. Sercan Karatas, Ibrahim Esmer)

5' di lettura

A Istanbul qualcosa è cambiato. La settimana dell'arte contemporanea della città, in scena dal 9 al 15 settembre, ha potuto contare quest'anno su un inatteso colpo di scena politico. Il 23 giugno scorso, infatti, il candidato dell'opposizione a sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, ha vinto definitivamente le elezioni dopo che la vittoria del marzo scorso era stata annullata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan per favorire il candidato del suo partito, l'AKP. A tre anni dal tentativo di colpo di stato del luglio 2016 ai danni di Erdogan e della svolta autoritaria del suo governo, questo evento segna un possibile cambio rotta ed è stato accolto con speranza, nonostante numerosi membri della scena culturale turca come il presidente dello spazio d'arte Depo di Istanbul, Osman Kavala, e lo scrittore Ahmet Altan siano ancora in prigione.

Le novità. “È così, adesso ci sentiamo di nuovo in contatto con l'Europa, l'Asia e l'America” annuncia Ali Güreli, presidente della fiera CI Contemporary Istanbul , fino a domenica all'Istanbul Congress Center e Lutfi Kirdar Convention and Exhibition Center. La fiera ha un ruolo fondamentale in una città in cui il collezionismo privato è il principale motore del mondo dell'arte, e tutti i musei del contemporaneo – da Istanbul Modern ad Arter , appena inaugurato nella nuova sede disegnata da Grimshaw Architects di Londra – sono progetti dei mecenati dell'arte. “Contemporary Istanbul non ha mai voluto essere una grande fiera, l'obiettivo piuttosto è sempre stato distinguersi, essere un punto di riferimento per una regione che include Est Europa, ex Unione Sovietica e Medio Oriente” aggiunge Güreli. Certo gli ultimi due anni sono stati difficili, ma il rilancio è nell'aria. Da tre mesi, infatti, Contemporary Istanbul è anche una fondazione attiva tutto l'anno per la promozione dell'industria artistica attraverso progetti mirati e un programma di residenze – che ha già supportato la partecipazione di sette spazi non profit nella Art Platform Section della fiera, tra cui Blitz Valletta e Motto di Berlino. “È il momento di fare pressione perché il governo investa nel mercato dell'arte con interventi lungimiranti, supportando le gallerie turche all'estero e riducendo la tassazione sulle opere d'arte” spiega Güreli prima di andare ad accogliere il Ministro dell'Economia, in visita per il vernissage.

Le opere in mostra a CI Contemporary Istanbul

Le opere in mostra a CI Contemporary Istanbul

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La fiera. Anche qui non mancano le novità. La nuova direttrice artistica è Anissa Touati, curatrice di base a Parigi e Città del Messico, e nel parterre di 73 gallerie di questa 14ª edizione ci sono 23 new entry tra cui Barro di Buenos Aires, High Art di Parigi e Lovaas Projects di Monaco di Baviera. E poi c'è la collaborazione con la fiera Art-O-Rama di Marsiglia – che anticipa CI di due settimane – e un nuovo parco sculture “Garden of Eden”, accanto a sezioni ormai collaudate come Recent Acquisitions, una mostra curata da Hasan Bülent Kahraman con le opere acquistate negli ultimi due anni da più di 40 collezionisti turchi – e tra queste ci sono scelte interessanti come Ivan Navarro, Sefer Memişoğlu, Basim Magdi, Pawel Althamer e Inci Eviner. Un inventario di tendenze che riflette un collezionismo informato e aperto a diverse tecniche artistiche, anche video e installazioni. E non ultimo c'è Plugin, display dedicato ai nuovi media con 15 artisti da tutto il mondo. Guardando poi alle gallerie della main section, il classico approccio alla ricerca degli stand monografici non funziona. La maggior parte degli espositori offre opere di diversi artisti e alcune pareti sono decisamente sovraffollate. Le occasioni però non mancano, dunque si tratta di esplorare gli stand senza lasciarsi confondere dagli eccessi di forme e colori, entrando e uscendo rapidamente da concetti artistici spesso diversi e non dialoganti.

La scena turca. Per Pilot Istanbul , la fiera è l'occasione di mostrare gli artisti di punta della galleria, e tra questi naturalmente anche Halil Altındere, a prezzi da 5mila euro in su, che questa settimana ha inaugurato una personale curata da Hou Hanru allo Yapi Kredi Cultural Center di Istanbul. Altındere, tra gli artisti della mostra internazionale della 58ª Biennale di Venezia di Ralph Rugoff e nella collettiva del MAXXI di Roma dedicata all'arte turca nel 2015, appropria l'immaginario della fantascienza per raccontare l'assurdità del quotidiano, così resta sotto il radar della censura pur affrontando temi delicati come legalità e migrazione. E poi c'è Inci Eviner da Galleria Nev di Istanbul, che a Venezia rappresenta la Turchia con una potente riflessione sull'identità e sul rapporto con gli altri che risuona nel testo critico scritto per l'occasione dal Premio Nobel per la Letteratura Orhan Pamuk. I suoi disegni su carta valgono 42mila lire turche, e sprigionano energia accanto alle contaminazioni scultoree di Hale Tenger, da 40mila lire turche. Dirimart di Istanbul, invece, dedica lo stand all'astrazione con una collettiva imperdibile di artisti internazionali ispirata dalle ricerche di due artiste concettuali turche, Fahrelnissa Zeid e Ayse Erkmen, punte di diamante della galleria. Di Fahrelnissa Zeid, cui la Tate Modern ha dedicato una mostra retrospettiva nel 2017, ci sono intensi autoritratti accanto a esperimenti astratti affrontati con la stessa trasgressività cromatica e formale, da 170-700mila dollari. Le sculture a parete di Ayşe Erkmen – protagonista di un'intrigante mostra personale ad Arter – sono in vendita a 16mila euro e combinano serialità e rigore visivo con una forma aperta, che invita lo spettatore a mettere in discussione percezione e conoscenza.

La regione. Lasciando Istanbul per dedicarsi alla scena regionale, che la fiera coglie con la sola eccezione di Libano e Israele, si scopre la vivacità della scena galleristica di Tbilisi in Georgia, presente con tre gallerie, Project ArtBeat , LC Queisser e E.A. Shared Space. Project ArtBeat – fondata nel 2014 in un container oggi usato per mostre pop up – partecipa a CI da sei anni, e ha una relazione solida con il collezionismo turco, ma non nasconde l'atmosfera stressante degli ultimi due anni dopo il “colpo di stato” fallito dell'estate del 2016. Per questa edizione offre una collettiva tra cui spicca Anna K.E., artista giovane ma già con un seguito internazionale che rappresenta la Georgia alla Biennale di Venezia quest'anno. In fiera ci sono immagini fotografiche e disegni da 1.000-2.800 dollari che catturano la relazione tra corpo e contesto, centrale anche nei suoi progetti scultorei. Nello stand, dialogano soprattutto con le fotografie esistenzialiste da 1.500 dollari di David Meskhi, artista e fotogiornalista. Da LC Queisser, che in solo un anno di attività ha già all'attivo partecipazioni a Frieze New York e Liste Basel, la ricerca sul corpo continua con i camouflage spaziali di Ketuta Alexi-Meskhishvili, da 6.000-8.000 euro. Spostandosi a sud, tra Dubai e Teheran, c'è Khak Gallery, con una collettiva di artisti di diverse generazioni, dalla femminista Bita Fayyazi –una serie di disegni di sinuosi corpi femminili che non passerebbero l'esame della censura in Iran – al pittore astratto Koroosh Shishegaran, entrambi a c.ca 15.000 dollari. E poi le nuove proposte, con i paesaggi geometrici di Narges Hashemi a 5.500 dollari, che sembrano suggerire un nuovo ordine sociale e cromatico.

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