a bergamo

Torna il Food Film Fest, la «grande abbuffata» di cinema e cibo

di Francesco Prisco


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Cinema e cibo, legame antichissimo: Alberto Sordi e il «maccarone» in una scena di «Un americano a Roma»

3' di lettura

Cinefili con l’hobby della cucina? Grandi appassionati di cinema e ottime forchette? Sempre pronti a sprofondare nelle poltroncine di una sala d’essai ma ancora più pronti quando si tratta di infilare le gambe sotto al desco? Dal 12 al 17 giugno non avrete alibi: obbligatorio un salto a Bergamo, dove si svolgerà la quinta edizione del Food Film Fest, unico festival cinematografico d’Italia dedicato al cibo, in tutte le accezioni possibili del termine. Il cartellone dell’iniziativa, promossa dall’Associazione Montagna Italia e Camera di commercio, riunisce corti, lungometraggi, documentari e film d’amnimazione legati a temi come gusto, arte culinaria, corretta nutrizione, ma anche produzione di cibo, biodiversità e memoria gastronomica come patrimonio collettivo da preservare.

Da «La grande abbuffata» a Ratatouille. Il cibo raccontato dal cinema

Da «La grande abbuffata» a Ratatouille. Il cibo raccontato dal cinema

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Quando si viveva di Pane, amore e...
A ragionarci su, c’è poco di che stupirsi: il rapporto tra cinema e cibo è antico e ricco quanto la stessa settimana arte. Quant’è vero che la storia di quest’ultima è disseminata di pranzi e cene memorabili che ne hanno impreziosito (pardon: insaporito) il corso. Tra i primi nomi nobili della cinematografia italiana, per esempio, troviamo qello di Alessandro Blasetti, regista di riferimento negli anni del fascismo. Nel 1942 gira La cena delle beffe, film in costume ambientato nella Firenze del Rinascimento, quando condividere la tavola poteva significare dirimere questioni controverse o addirittura prevenire sanguinosi conflitti. «E chi non beve con me, peste lo colga!», recita Amedeo Nazzari, lanciando un’espressione che rimarrà in uso nell’italiano parlato fino ai giorni nostri. Il menù non cambia nel dopoguerra. È l’epoca del Neorealismo? Esplode Riso Amaro (1949), con Silvana Mangano mondina. Il Neorealismo si tinge di rosa? Allora si mangia Pane, amore e fantasia (1953), con la nuova vita da attore comico di Vittorio De Sica. Oscilliamo tra Miseria e nobiltà? Tanto vale aggrapparsi famelici a uno spaghetto al pomodoro e improvvisare una danza come faceva Totò nel 1954. Alberto Sordi, Americano a Roma nello stesso anno, capitolerà di fronte alla medesima portata: «Maccarone, m’hai provocato? E io te distruggo adesso, maccarone».

Tognazzi e la ricetta del pesto
Il legame che unisce cibo e cinema non ha barriere, né confini. Culturali o geografici che siano. Per dire: tra i primi capolavori assoluti del grande schermo prodotti al di là dell’oceano c’è La febbre dell’oro (1925), con Charlie Chaplin che prima prova a mangiare uno scarpone, poi infila due forchette in altrettanti panini e improvvisa una memorabile danza. Arte pura. «Testimonial» d’eccezione del particolarissimo legame tra cinema e cibo è Ugo Tognazzi, attore sopraffino e adepto sincero del culto della buona tavola. Amava profondamente cucinare, era un ottimo commensale e, quando poteva, arricchiva con scene a tema le sue interpretazioni. Prendiamone una a caso: La califfa (1964), trasposizione cinematografica del fortunato romanzo di Alberto Bevilacqua a firma dello stesso romanziere. Tognazzi, seduto a un tavolo di ristorante, detta alla macchina da presa la ricetta giusta del pesto alla genovese: «Il pesto non deve urlare a contatto con la lama del coltello, ma deve essere domato, picchiato con il pestello: solo così si sprigiona l’aroma dell’aglio».

Sempre che non si voglia scomodare La grande abbuffata (1973), metafora antiborghese del cinico Marco Ferreri che, accanto a Tognazzi, mette in fila Marcello Mastroianni, Philippe Noiret e Michel Piccoli, per impersonare quattro amici delusi della vita che decidono di darsi la morte. A tavola, stra-mangiando portata dopo portata.

Ma quanto è fotogenico mangiare
C’è a chi piace un po’ di maniera, come Il Pranzo di Babette, film danese in costume premio Oscar per la migliore opera straniera nel 1988, chi non rinuncia per nulla al mondo alle tradizioni e conosce a memoria Pranzo di Natale (1999) , chi frequenta il mainstream e allora indirizza le proprie preferenze verso il romantico Chocolat (2000). Chi ama le contaminazioni e allora si ritrova in Soul Kitchen del turco Fatih Akin (2009) e chi l’animazione e allora ha il suo mito nel topo Disney Pixar Ratatouille (2007). Chi guarda al passato e chi tiene gli occhi rivolti al futuro. Il senso del discorso non cambia: il cinema ha 122 anni di storia e, lungo tutto questo percorso, pochi temi sono stati fotogenici come il cibo.

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