esce l’album «asterix e la corsa italica»

Torna l’epica pop di Asterix e Obelix

di Riccardo Piaggio

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3' di lettura

Le avventure di Asterix sono, da oltre mezzo secolo, la grande metafora del sogno (o del disincanto) europeo. La lotta tra galli e romani racconta, in particolare, un conflitto culturale tra due mondi troppo lontani che, dopo la scomparsa degli uni e degli altri, avrebbero proseguito fino ad oggi con perenni schermaglie, ma al contrario perché culturalmente troppo vicini. Non vi è ancora traccia dell’umanesimo (italiano) né dell’illuminismo (francese) nella grande saga gallico-romana, ma c’è - già tutto - il sentimento di una relazione appassionata.

Esce oggi l’episodio trentasette della più celebre saga grafica franco-italiana, Asterix e la Corsa italica, per lo storico editore Panini (uscito il 19 ottobre in Francia con il titolo originale Asterix et la transitalique, per Les Editions Albert René del gruppo Hachette), firmato da Jean-Yves Ferri e Didier Conrad, con il dovuto rispetto per l’epica gallo-romana. L’album segue gli episodi Astérix chez les Pictes (2013) e Le Papyrus de César (2015), i primi orfani della matita di Uderzo.

Torna l’epica pop di Asterix e Obelix

A Parigi, l’uscita dell'album (anche in pregevoli edizioni Deluxe e Artbook) è vissuta in questi giorni come un grande evento pop (ad Asterix è pure dedicato un Parco, a 40 minuti dalla Capitale) e questo racconta bene il legame della Francia con i suoi patrimoni; i due galli sono ambasciatori della cultura francese nel mondo, ma anche un simbolo dei suoi fantasmi, che si manifestano in primis nel rapporto della capitale con l’epica paysanne della provincia; poi, nelle relazioni di amicizia e incomprensioni con il nostro Paese.

Ma c’è qualcosa di nuovo, che bolle nel pentolone del druido: questo è probabilmente, per qualità della sceneggiatura e del disegno (fedele all’origine della saga e insieme innovativo), il miglior album pubblicato da decenni. E dopo lunghi decenni è il primo, vero, voyage d’apprentissage in Italia dei due protagonisti. La gara che i nostri affronteranno, condita da trabocchetti e scoperte, parte da Monza per arrivare a Napoli ed è un affettuoso, dichiarato omaggio all’Italia dopo migliaia di mazzate date ai conquistatori romani.

Inoltre, per la prima volta nella storia della collana, non è presente la mappa della Gallia e del piccolo villaggio armoricano. Un piccolo giallo, per i fan d’oltralpe, poi rivelato dagli stessi editori: questa volta, il viaggio è italiano e la cartina sarà quella del Bel Paese. I pattern che hanno reso celebre la saga sono comunque riconoscibili: la fabula dell’episodio ricorda da vicino La grande corsa del regista Edwards del 1965 (oltre ai viaggi di altri albi del passato), come sempre condita da cameo e citazioni (anche volutamente anacronistiche), da Sophia Loren alla Gioconda.

La prima tiratura sfiora i 5 milioni di copie (la saga ha venduto 370 milioni di copie in 110 lingue e dialetti), volume che verrà ampiamente superato già nei prossimi mesi. Merito del fumettista e umorista parigino René Goscinny (scomparso nel 1977), anche autore del Petit Nicolas e dello sceneggiatore ed editore franco-italiano Alberto Aleandro Uderzo, che insieme hanno dato la vita ad Asterix il Gallico nel numero inaugurare della rivista Pilote, nel 1959. Successivamente, sempre su Pilote, si presentò ai lettori l’irascibile Obelix; Asterix sarà poi raccolto in albi (da collezione) soltanto nel 1974 e verrà pubblicato a partire dal 1980 dall’attuale Maison (Albert René), creata proprio da Uderzo.

Asterix ci ha raccontato, per oltre mezzo secolo e senza soffrire i passaggi d’epoca (i baffi di Asterix e le trecce di Obelix hanno accompagnato la generazione del sessantotto, quella X, i millennials), l’epica quasi western della resistenza all'Impero. Con il medesimo rispetto tra nemici-ma-non-troppo che ha caratterizzato la saga di Don Camillo e Peppone nel nostro dopoguerra. Così, il viaggio in Italia dei due eroi armoricani segna un passaggio nuovo. Ad ogni tappa, i gallici si rendono conto delle diversità culturali dei popoli italici che compongono l’Impero. Ma quello che loro e i giovani lettori apprenderanno non è tanto una lezione di federalismo for dummies, piuttosto evoca un’altra metafora (da sempre centrale nella serie), quella della ribellione della provincia al potere centrale, burocratico e ottuso (Sono Pazzi Questi Romani), quale e ovunque esso sia. Speriamo solo non si riferiscano a Parigi.
r.piaggio1@me.com

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