Letteratura

Torna in libreria “Conversazioni e ricordi” di Ludwig Wittgenstein

di Giorgio Fontana


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2' di lettura

Un giorno Fania Pascal, insegnante di russo di Ludwig Wittgenstein a Cambridge, venne operata alle tonsille. Durante la visita del suo allievo pigolò: “Mi sento come un cane investito da un'auto.” Wittgenstein precisò disgustato, senza empatia: “Non può sapere come si sente un cane investito da un'auto”.

E ancora. Quando Wittgenstein progettò la casa della sorella Gretl, un fabbro cercò di disporlo alla ragionevolezza: “Mi dica, Herr Ingenieur, per lei è davvero importante un millimetro in più o in meno?” “Sì!”, gli urlò in faccia lui.

Questo e molto altro emerge in un volume sul filosofo che Neri Pozza ha meritoriamente ristampato: Conversazioni e ricordi, materiale collettaneo di amici e conoscenti del grandissimo filosofo. L'immagine che viene scolpita è coerente con quella che si è andata sedimentando nel tempo, anche grazie al prezioso lavoro del suo biografo Ray Monk : un uomo severo, onesto, molto sobrio nel vestire, e spesso intrattabile.

Il rigore assoluto del pensiero era per lui tutt'uno con il rigore assoluto da osservare nella vita, lo incarnava: una forma di severità da un lato ammirevole, e che dall'altro complicava inesorabilmente i suoi rapporti. Basta pensare al modo brusco di dominare una conversazione o troncare un parere altrui: “Intollerabile! Intollerabile!” o “Non dire stupidaggini!” sono espressioni che ricorrono spesso. Un tratto che F. R. Leavis riassume bene: non arroganza, bensì “un'intensità di concentrazione che colpiva per il suo assoluto disinteresse”. Wittgenstein non lasciava scampo a nessuno — men che mai a sé stesso. Per dirla con le belle parole di Fania Pascal: “se ripenso a Wittgenstein me lo figuro intento a spianare il terreno anno dopo anno, a ripulirlo da detriti che non possono che continuare ad accumularsi. Sono consapevole che la sua vita ha trovato il suo compimento, ma non posso fare a meno di considerarlo un personaggio tragico.”

Purtroppo alcuni aspetti interessanti della sua vita privata restano comunque in ombra: come il rapporto elusivo con Francis Skinner, amico fraterno e probabilmente compagno; o anche le opinioni politiche su quanto stava accadendo in Europa durante la seconda guerra mondiale. Anche il rapporto con la religione è solo sfiorato, mentre tutti ricordano la sua grandissima passione per la musica: tanto che, racconta Drury, rifiutò la sua offerta di un grammofono e di alcuni dischi: il rischio di perdersi nell'ascolto e smettere di lavorare era troppo grande.

    Lo sforzo che dovrebbe fare il lettore, in ogni caso, è quello di non arrendersi alla semplice memorialistica: se c'è un merito di questo libro è quello di invitare a leggere l'opera di Wittgenstein con un'attenzione e una devozione simili a quella che egli riservava all'esercizio della critica e delle proprie facoltà intellettuali. Le ultime parole che rivolse all'amico Drury furono estremamente semplici: “Comunque vada la tua vita, non smettere di pensare”. E sono un buon testamento per chiunque.

    L. Wittgenstein
    Conversazioni e ricordi
    trad. di E. Coccia e V. Mingiardi
    Neri Pozza, € 15

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