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G20, torna il multilateralismo ma per il premier occorre la riforma del Wto

Il vertice di Roma con la presenza di Joe Biden segna il ritorno in grande stile del sistema multilaterale come metodologia di lavorio nei consessi internazionali

di Gerardo Pelosi

Il premier Mario Draghi visita con una delegazione dei Capi di Stato e di governo del G20 la Fontana di Trevi (imagoeconomica)

3' di lettura

Grande capacità di ascolto sulle necessità di tutti e, alla fine, una sintesi che, al netto del tradizionale linguaggio delle conclusioni dei vertici, si traduce in un primo concreto passo verso più ambiziosi obiettivi nella lotta ai cambiamenti climatici, quelli che si spera di ottenere dalla Cop 26 da domani, 1 novembre, a Glasgow.

Mario Draghi porta a casa senza incidenti organizzativi e con un apprezzamento generale il primo G20 a presidenza italiana. Il presidente del Consiglio si muove a suo agio tra i leader delle più grandi economie mondiali. Lascia cadere nel vuoto le note critiche del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres («speranze disattese») e del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov («ognuno ha le sue scadenze»). Non c'era nulla di scontato e, anzi, gli ultimi giorni avevano fatto registrare grosse divisioni tra i membri del G20 proprio sul clima.

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Draghi: mantenuti vivi i nostri sogni

Ecco perchè, secondo Draghi si può dire che «è stato un summit di successo nel senso di mantenere vivi i nostri sogni, impegnarci a ulteriori provvedimenti e stanziamenti di denaro, ulteriori promesse di riduzione. Negli ultimi mesi sembrava che i Paesi emergenti non avessero nessuna intenzione di prendere altri impegni». Naturalmente sarebbe stato auspicabile un impegno di tutti sul 2050 ma per Draghi già il fatto che sia stata indicata quella data è positivo perché «prima si parlava addirittura di fine secolo». Sul clima «il senso di urgenza c’è, è stato condiviso da tutti. Il dato di un grado e mezzo è stato riconosciuto come scientificamente valido, c’è un impegno a non intraprendere politiche di emissioni che vadano contro il trend che tutti si sono impegnati a osservare fino al 2030, si spera che l’impegno venga mantenuto».

Accordo poteva saltare per dissidi tra Usa e Cina

E pensare che è per tutta la notte tra sabato 30 e domenica 31 ottobre gli sherpa hanno lavorato senza sosta. A un certo punto l'accordo stava per saltare a causa di profonde divergenze tra la delegazione cinese e quella americana sull'obiettivo del 2050. Si è discusso a lungo, ha precisato Draghi, di un meccanismo dei prezzi del carbone ed è stata fissata come universale la soglia di 1,5 gradi entro cui contenere l’aumento medio della temperatura della terra. Draghi ha parlato di «un passo in avanti in una transizione lunga e difficile» per cui «non si può che procedere passo dopo passo, ci sono delle evidenze scientifiche e c’è un’evoluzione scientifica. Più si procede e più si lavora insieme più nascono nuove idee».

G20: Mario Draghi accoglie leader alla Nuvola

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Nel suo lavoro di coordinamento, ha spiegato Draghi, l'Italia «ha cercato comprendere il punto di vista degli altri». E in effetti «c’era una ragione se alcuni Paesi erano riluttanti a muoversi sul clima. I Paesi in via di sviluppo dicono: voi ricchi avete inquinato tanto e ci troviamo in questa situazione per causa vostra. Ma se entriamo in questa lotta nel clima non andiamo da nessuna parte Questo ha fatto l’Italia con India, Russia, Cina. Questo è il ruolo che abbiamo cercato di svolgere, sembra che abbia fatto la differenza». Solo così si è raggiunto l'obiettivo di mettere fine al finanziamento all’energia a carbone non abbattuta e fare in modo che siano molto limitate le nuove centrali a carbone. E «anche da Cina e l’India abbiamo sentito una maggiore disponibilità a incamminarsi verso questi obiettivi».Si tratta naturalmente di aiutare ora la transizione verde nei Paesi più poveri. «L’Italia – ha spiegato Draghi - ha annunciato il proprio stanziamento per 1,4mld di dollari ogni anno per 5 anni, sono 7mld totali». Ma anche sui contributi dei privati alla lotta ai cambiamenti climatici ci saranno novità e si parla di numeri stratosferici, di 100, 120, 130 o 140 trilioni di dollari.

Torna multilateralismo ma occorre riforma del Wto

Il vertice di Roma con la presenza di Joe Biden (che ha tenuto un G10 sempre stasera a Roma sulle catene di approvvigionamento) segna il ritorno in grande stile del sistema multilaterale come metodologia di lavorio nei consessi internazionali. Un sistema collaudato negli anni che vede nella Banca mondiale, nel Fondo monetario e nel Wto i veri capisaldi del sistema multilaterale che si sono aggiornati di continuo. Ma soprattutto l'Organizzazione mondiale del commercio secondo Draghi necessita di una riforma profonda dei suoi meccanismi. «Fino a poco tempo – ha spiegato il presidente del Consiglio - era prevalso il fatto che i mutamenti si dovevano fare unilateralmente, un Paese metteva dazi e un altro rispondeva e la Organizzazione del commercio era esautorata. Ma anche in questo vertice credo si sia arrivato al superamento di tante posizioni della presidenza Trump. È un processo che non può che essere graduale, la linea di direzione è molto positiva».


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