La sfida del gas

Torna in pista il rigassificatore a Brindisi: le ipotesi in campo per fare l’impianto

A distanza di vent'anni dalla bocciatura dell'iniziativa proposta da British Gas nell'area portuale si torna a parlare dell'infrastruttura strategica alla luce della crisi generata dalla guerra in Ucraina: ora si parla di costruire una struttura galleggiante

di Vincenzo Rutigliano

3' di lettura

Un rigassificatore in mare, galleggiante. Quasi 20 anni dopo il no a quello proposto dalla British Gas, approvato dall’allora governo Fitto e avviato a realizzazione nel porto di Brindisi, a Capobianco si riparla di rigassificatori nel capoluogo messapico. Questa volta però galleggiante, offshore, non più nel porto, dunque più semplice e veloce da realizzare.

Se si vuole non resta che scegliere tra le soluzioni oggi disponibili. Da quella già praticata con il rigassificatore di Rovigo, ( una piattaforma galleggiante con struttura portante in cemento armato realizzata a terra, portata al largo, fatta affondare e resa operativa) alla nave Fsru (unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione, la formula più veloce in assoluto). La nave è già rigassificatrice, viene dislocata e ormeggiata al largo, e nel primo, come nel secondo caso, viene realizzata una condotta fino alla costa che poi, interrata fino a 12 metri di profondità, porta il gas sino allo snodo di Mesagne di collegamento alla rete nazionale dei gasdotti.

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A Brindisi si potrebbe puntare anche a una terza soluzione che utilizza tecnologia americana. La nave gasiera che trasporta il gas allo stato liquido e lo rigassifica: a quel punto non resterebbe che stringere un accordo commerciale per importarlo e poi immetterlo nel tubo diretto a Mesagne. Su queste soluzioni, soprattutto dei mini rigassificatori off shore, si stanno candidando molti porti italiani e a Brindisi la discussione è aperta. La soluzione offshore eviterebbe le localizzazioni a terra del rigassificatore. Non potrebbe essere Cerano, dove ci sono già altri impianti energetici, troppo lontano rispetto ai moli brindisini dove far attraccare le navi gasiere, Non a Capobianco, pure nell’area portuale brindisina, già interessato dalla zona franca doganale e coinvolto in un progetto di parchi eolici offshore al largo della costa.

La localizzazione tecnicamente più plausibile è quella delle «aree attigue al molo del petrolchimico, ma occorrerebbe avviare subito il suo raddoppio» dice Fabiano Amati, il presidente di commissione consiliare regionale che per primo ha posto a Brindisi il tema del rigassificatore sui tavoli istituzionali perchè decidano. La localizzazione rimane complicata come dimostarno le difficoltà che sta incontrando il progetto Edison di un deposito di Gpl nel porto brindisino, a Costa Morena est, nonostante il via libera ministeriale.

Un caso che, con tutti i distinguo, fa ritornare alla casella di partenza, a 20 anni fa, al blocco di British Gas che aveva progettato due rigassificatori, a Brindisi e nel Galles. Ma mentre quest’ultimo venne realizzato nei 5 anni successivi, quello di Brindisi (investimento di 250 milioni e 8 miliardi di metri cubi di gas liquido ogni anno da rigassificare) ha subito il destino di tutti i 12 progetti di nuovi rigassificatori presentati in Italia nel 2005, cioè nulla. Quel progetto, frutto dell’intesa tra i premier Berlusconi e Blair messi intorno a un tavolo dal governatore regionale dell’epoca, Raffaele Fitto, venne approvato e finanziato, ma naufragò tra comitati ambientalisti, campagne di stampa, forze politiche in ordine sparso, inchieste penali. Fino a che, vinte le elezioni regionali nel 2005, il nuovo governatore Nichi Vendola, lo bloccò definitivamente. Poi arrivarono gli arresti, nel febbraio 2007, per «corruzione continuata e aggravata», 27 avvisi di garanzia, 52 perquisizioni in tutta Italia e il sequestro dell’area di Capobianco. Infine, il 6 marzo 2012, l’abbandono del progetto da parte di British Gas.La giornalista Milena Gabanelli, nelle settimane scorse, ha chiesto scusa per aver partecipato a quella campagna mediatica sostenendo che, forse, oggi l’Italia sarebbe stata più autonoma sul piano energetico se quell’impianto fosse stato realizzato. Per Fitto è la chiusura di un cerchio: «La Gabanelli, oggi, ammette di aver sbagliato e mi chiedo: in Puglia nessun sente lo stesso bisogno di fare mea culpa e chiedere scusa?». Ora in piena emergenza energetica si riparla di Brindisi per un rigassificatore offshore, soluzione sicuramente meno o per nulla impattante. Ma non mancano altri no , come quelli per il parco eolico galleggiante della Odra Energia, al largo della costa adriatica del sud Salento, 1,3 Gw e 4 miliardi di investimento. È a 12 chilometri dalla costa, ritenuto coerente con il piano paesaggistico regionale, ma 68 comuni sono contrari tranne uno, quello di Minervino di Lecce, con il sindaco, Ettore Salvatore Caroppo, che chiede di «confrontarsi con Odra Energia per ottenere il massimo risultato per il territorio e le aziende e non perdere tempo in inutili prese di posizione che danneggiano l’Italia intera». Esattamente come andava fatto con la Tap, il gasdotto oggi invece osannato.

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