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Torna dagli Usa il messale del Medio evo, la pergamena di San Domenico Loricato

L’Italia vince il braccio di ferro con la Morgan library & Museum di New York, non c’è la prova della buona fede nel possesso dell’opera rubata nel ’26

di Patrizia Maciocchi

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L’Italia vince il braccio di ferro con la Morgan library & Museum di New York, non c’è la prova della buona fede nel possesso dell’opera rubata nel ’26


3' di lettura

Dopo una contesa durata anni gli Stati uniti dovranno restituire all’Italia, il prezioso manoscritto di pergamena di San Domenico Loricato dell’XI secolo. Un testo sacro rubato nel 1926, ora esposto, dopo essere passato per la Svizzera, nella Morgan library & Museum di New York, costruita, nel 1900 da Pierpont Morgan, uno dei banchieri più influenti degli Stati uniti.

Ma la pergamena del medio evo è di proprietà dello Stato italiano. L’ultima parola l’ha detta la Cassazione (sentenza 1169) respingendo il ricorso della nota biblioteca museo della “Grande Mela”, contro l’ordinanza del Gip che, come giudice dell’esecuzione, aveva disposto la confisca del messale.

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Il messale del Medio Evo
L’opera al centro del braccio di ferro tra i due stati, è stata realizzata, probabilmente prima del 1060, anno della morte del monaco camaldolese San Domenico Loricato, che deve il suo nome alla corazza di ferro e maglie che indossava per penitenza. Il volume in pergamena composto da 126 carte, destinato all’eremo di San Vicino, con una legatura bizantina, era custodito nella chiesa di Sant’Anna nella frazione di Apiro, da dove è stato trafugato nel ’26.

La Piermont Morgan Library sosteneva l’impossibilità di applicare la confisca obbligatoria, in assenza di una pronuncia di condanna, quando il bene appartiene ad un terzo estraneo al reato, pena la violazione delle tutele che scattano nel dominio privato da considerare prevalenti per legge. Per i ricorrenti il tribunale si era lasciato andare ad un’interpretazione creativa della norma non in linea con la giurisprudenza di legittimità e costituzionale in tema di confisca. Di parere diverso la Cassazione secondo la quale, nello specifico, prevale la presunzione di appartenenza del bene culturale allo Stato e la via della confisca obbligatoria è percorribile, perché il terzo in questione non può dirsi estraneo al reato.

La biblioteca non è terzo estraneo al reato
Per la Suprema corte, infatti, non è estraneo al reato né chi ha concorso in questo né chi ne ha tratto un vantaggio. Secondo i giudici che hanno ripercorso le vicende che hanno portato il manoscritto nella disponibilità della biblioteca va esclusa la buona fede di quest’ultima. Dai documenti disponibili risulta, infatti, che la pergamena rubata nel 1926, ricompare nel 1931 nel catalogo di vendita delle librerie Fischer di Lucerna, per approdare nel ’63 negli Stati uniti nella collezione privata William s. Glazier. Il passaggio successivo è stata la donazione da parte degli amministratori fiduciari della collezione alla Morgan Library. Per la Cassazione per dimostrare la buona fede non basta, come vorrebbero i ricorrenti, la «reputazione e probità che il signor Glazier nutriva nel panorama socio-economico statunitense», in assenza di elementi che dimostrino la legittima acquisizione dell’opera.

I passaggi di mano dell’opera
Mancano, infatti, di documenti, solo riferiti dal collezionista Federick Schab, che aveva raccontato i vari passaggi di mano. Secondo quanto riferito da Schab il messale era stato acquistato all’asta della galleria Fischer dal mercante d’arte Erwin Rosenthal, venduto a suo padre William, che lo avrebbe a sua volta rivenduto a William Glazier. Ma per la Cassazione non basta. Il valore e la natura del bene avrebbero dovuto indurre la biblioteca a fare verifiche approfondite, e non ha considerarle, come invece è avvenuto «inutilmente vessatorie». Solo così si poteva dimostrare la buona fede allo Stato Italiano.

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